Il maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo.

(Proverbio orientale)

Vivo in un quadrato da cui non si vede il mare.

Per loro è tutto normale, soldatini della precisione e della giustizia, in un’aerea in cui mai nulla sembra essere mancato, tutto appare come sempre stato avuto.

Li ho osservati, studiati, biasimati, ma poi una sera, persa in un luogo ameno, improvvisamente ho capito: mi sono guardata attorno, ho visto i lati di quel quadrato, le pareti di altissimi monti a fare da confine allo stesso pensiero e mi sono rimproverata.

Biasimarli, come mi sarò permessa? Non sanno quel che fanno, perché non sanno cosa c’è al di là del monte e non hanno colpa: nati all’interno di una netta demarcazione fra la loro esistenza e quella dell’altrove, assomigliano al loro padre. Figli del limite, chiusi in quattro lati uguali, protetti dall’interno da qualsivoglia imprevisto vero, fanno tutto quello che è giusto. Vivono.

Biasimarli… ero davvero ridicola.

Oltre i limiti c’è sempre il rischio di versare sangue, loro erano ignari e avevano fatto, inconsapevolmente, di quel confine la loro forza.

Che era la loro debolezza, perché la vita sarà pure figlia della matematica, ma non ha nulla di certamente geometrico e spesso te lo impone di spingere, sbreccare, smussare, arrotondare.

Ed io vengo dal mare, il mio DNA è fatto di orizzonte e l’istinto è impastato di movimento in avanti, sempre avanti, non in tondo, né su una semiretta specifica già tracciata, che ne incontrerà un’altra, figlia dell’imposizione per una qualche svolta a destra.

Eschaton diciamo in gergo tecnico noialtri studiosi di teologia, avanti dico io spogliata da qualsiasi veste.

In sostanza, qui dove vivo, sembra essere tutto di marzapane. Anche l’acqua è circondata: che siano gli argini di un fiume, le pareti di un lago, i muri di una piscina. Non c’è sale.

Anche i luoghi del mistero, quelli isolati, che immagini in penombra, se non al buio, sotto favolosi cieli tersi e stellati fronte lago, non hanno sale: è vero, non vedi, ma lo sai. Da qualche parte c’è la parete di protezione, ovunque tu sia, sei al sicuro.

E allora esiste un luogo creato, ripeto, un luogo creato, esente da sapore.

Neanche per idea: mai affidarsi troppo alle proprie forze, confidare troppo nelle proprie certezze.

Anche qui dove vivo io l’imprevisto non ha nome e non ha orario; arriva di soppiatto a sovvertire l’ordine delle cose, riporta il caos, sposta gli addendi, modifica i ruoli, confonde le parti e ti spinge dalla comodità di Parco della Vittoria a ripassare inesorabilmente dal Via.

Ed è a quel punto che tiro un sospiro di sollievo e mi ritrovo: non esiste al mondo alcun limite che possa farci dire totalmente protetti e io, per mia buona pace, che come chiunque mi spavento, in quell’istante mi ricordo da dove arrivo.

Nessuno mi ha mai detto cosa ci fosse oltre l’orizzonte del mio mare, ma niente mi ha mai impedito, pur nel terrore delle intemperie, di nuotare. Non sono migliore, non sono peggiore: sono diversa.

Il dono è aver vissuto, per nascita, un concetto di vita in cui il punto di arrivo non è imposto da madre natura: dove sono nata io si vive liberi, i limiti non te li regala nessuno e solo dopo aver tentato, sbagliato, vinto, perso o sanguinato, li impari, uno per uno e, soprattutto, il confine te lo scegli. E ne sei responsabile.

Diventi capace di guardare oltre certe corazze e non hai nessun interesse a buttarle giù: chi viene dal mare lo sa. Quando è tempesta, non si può rischiare. Quando è calma piatta, è necessario goderne.

E nel frattempo: amare. Anche lo scherno. Anche lo scuorno.  Lasciare andare.

Educarsi ad educare: ho il più gran maestro di tutti i tempi, è vero, il mare. E voglio ridere, ridere come se non avessi mai pianto (Anna Magnani).

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FontePhotocredits: Myriam Acca Massarelli
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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.