Una raccolta lirica in memoria di Sara, assassinata da un osteorsacoma a 13 anni

Stanze per Sara, Lo strappo, La memoria, Il vuoto, Le parole di Sara: queste le stazioni lungo cui si dipana la raccolta lirica “Tutto di te rimane” (Et Et edizioni, Andria 2019)

Stazioni che – attraverso una dignitosissima, laica e in altro modo credente via Crucis – introducono il lettore nel mistero di Sara: che è stato anche il mistero di chi tanto l’ha amata, e di un amore mille volte disposto ad una staffetta

che né il cielo
né la terra consentono.

Sara, l’uccellino ferito che “ha sbattuto a lungo le ali prima di consegnarsi alla notte”, non si è mai data per vinta, anche quando il suo cuore ha smesso di battere. Non si è arresa lei, non si sono arresi sua sorella Lucia e il suo fratellino Luca, non si sono arresi la sua mamma e il suo papà, Andrea e Verena.

E non si sono arresi i suoi nonni, Maria Antonietta Vito e Domenico Canciani, i quali, traendo dal loro dolore perle d’eternità, hanno voluto portarci nella stanza di Sara, per lasciarcene un ritratto in grado di sfidare il tempo e celebrare la memoria. Un affresco che si compone delle loro parole e delle illustrazioni sapientemente germinate dalla mano di Alexandra Stendl, quasi segni che l’Invisibile lascia scivolare tra le pieghe del nostro vivere quotidiano.

Sì, lo sappiamo, ne siamo consapevoli: i capelli del nostro capo sono contati, ma quelli di Sara, questa la nuda verità, son caduti troppo presto, complice la chemioterapia, e l’assassino è stato un mostro innominabile, l’osteosarcoma. Lei, che a soli tredici anni era così alta, così Leggera, così bella, ne è stata aggredita. Ne è stata abbattuta, non sconfitta.

Dove immaginare ora Sara? In quale “plaga sperduta”?

Domande a fronte delle quali anche la fede, se autentica, tace. Perché la morte di Sara, “sorgente di miracoli”, rimane un’ingiustizia, redentrice, ma irredenta: tanto da mettere “la preghiera in bocca agli atei” e “un silenzio imbarazzato” sulle labbra di chi troppo facilmente millanta credenze di carta velina, come organza stracciata in mille pezzi dalla sofferenza dell’Innocente.

Chi si è prodigato senza sosta per dare a Sara cura e coraggio, sorrisi al prezzo di lacrime represse, ora non può che avvertire la lacerazione di un cuore che ha dato tutto e a cui rimane solo un cumulo di terra: se pur da coltivare come il più bello dei giardini.

E tuttavia no, non risuona sacrilego l’exultet dei Crocifissi:

Beata te, Sara, per la tua purezza d’animo. In tredici anni l’hai custodita come la pietra preziosa che il cuore del saggio non baratta con nessun altro bene di questa terra.

Il ricavato della vendita del volume (costo euro 10) è interamente devoluto alla Fondazione Città della Speranza onlus, per l’istituzione di una borsa di studio intitolata alla memoria di Sara Rodighiero e destinata a sostenere la ricerca sull’osteosarcoma in età pediatrica.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...