A proposito del saggio di Riccardo Campa Credere nel futuro. Il lato mistico del transumanesimo

Nel panorama culturale degli ultimi tempi ciò che era appannaggio esclusivo di opere  e di film di fantascienza sta diventando oggetto di animate discussioni da parte soprattutto di  tecnologi e di sociologi impegnati nel delineare dei prossimi scenari per il futuro dell’umanità per il ruolo sempre più centrale assunto dalle nuove tecnologie in grado di garantire rispetto al passato l’allungamento della vita, di combattere le malattie degenerative del cervello, di diminuire la sofferenza, di potenziare le capacità mentali, di costruire macchine autonome; tali dibattiti si concentrano  sulle reali possibilità di trasformazione delle condizioni umane sino a parlare, come hanno fatto  almeno per l’Italia Nunzia Bonifati e Giuseppe O. Longo nel 2012 in Homo Immortalis. Una vita quasi infinita, di una immortalità virtuale. Questi studi rappresentano ormai un capitolo non trascurabile del pensiero contemporaneo e sono il risultato di un trend di analisi che prendono in debita considerazione il futuro prossimo con la stessa creazione della figura del futurologo che è qualcosa di più uno studioso del futuro in quanto non si limita più a prevederlo, ma contribuisce a farlo, come dice in uno dei suoi ultimi lavori  Riccardo Campa, Credere nel futuro. Il lato mistico del transumanesimo (Cracovia, Orbis Idearum Press, 2019), fondatore nel 2004 dell’’Associazione Italiana di Transumanesimo’ e  che lavora in una università polacca da Social Scientist.

Campa, già autore di diversi studi come Eterna giovinezza (2019), Still Think Robots Can’t Do Your Job? (2018) opera che ha avuto molto successo negli USA, Le armi robotizzate del futuro (2017), La specie evolutiva. Saggio di bioetica evolutiva (2015), Humans and Automata. A Social Study of Robotics (2015), Mutare operire. La sfida del transumanesimo (2010)  e di diversi altri precedenti, è impegnato da tempo nell’illustrare le finalità del cosiddetto transumanesimo, movimento di pensiero internazionale che si prefigge l’uso delle nuove tecnologie per superare i limiti fisici e mentali imposti dalla biologia alla vita umana; analizza con scrupolo le idee di tale movimento, la plausibilità delle previsioni e  le difficoltà epistemologiche relative alle proiezioni degli studi che in genere prendono in considerazione il futuro e come attento studioso della storia delle idee, ne rintraccia le origini e le radici che sono antiche e che si trovano nelle religioni e in  filoni del pensiero politico sino a toccare orientamenti ideologici diversi e opposti tra di loro.

In quest’ultimo lavoro, poi, viene analizzata la dimensione religiosa del transumanesimo stesso in quanto Campa sfata il mito che le idee portanti di tale movimento siano prodotte e praticate solo da atei o scientisti; dopo averne analizzato  l’idea strategica di ‘evoluzione autodiretta’ dell’umano, cioè il fatto che l’uomo deve prendere in mano le sue sorti ed il proprio destino di specie  con l’aiuto imprescindibile delle nuove tecnologie, ne mette in evidenza la dimensione religiosa ed escatologica   sulla scia del gesuita francese e paleontologo  Pierre Teilhard de Chardin, a cui vengono dedicati diversi capitoli; non a caso viene considerato come uno dei primi che ha parlato di ‘ultraumano’ e di ‘transumano’, le cui  opere come Il fenomeno umano e L’avvenire dell’uomo, pur scritte negli anni ’30-’50, vengono  minuziosamente analizzate e messe a confronto con quelle di  Julian Huxley che non a caso fece una introduzione alla traduzione inglese nel 1958 de Il fenomeno umano. Campa con la sua analisi dimostra che ci sono diversi tipi di transumanesimo da quello ‘scientista’ più in auge e basato sulla centralità assegnata alle scienze esatte e all’ingegneria nell’andare avanti a quello ‘escatologico che non solo guarda avanti ma volge lo sguardo in alto’ come tensione cosmica e verso quello che Teilhard chiamava ‘Punto Omega’.

Teilhard insieme ad Huxley è considerato il ‘padre nobile’ di questo orientamento nel sostenere che il divino possa manifestarsi anche grazie ai progressi della tecnica, sino ad  arrivare a descrivere ciò che verrà dopo l’uomo e la stessa’ evoluzione come una spirale ascendente, un movimento in avanti e in altro’; non a caso viene data una giusta attenzione ad affermazioni  del 1951 sia di Teilhard  che di Huxley che avvertivano quasi all’unisono che ‘siamo ancora allo stato embrionale’, che ‘l’evoluzione umana non è giunta al suo limite’ e che ‘l’uomo trascende se stesso’; indicativo è uno dei capitoli dedicati al gesuita francese  dal titolo ‘Teilhard e il fascino inquietante dell’ultraumano’, dove si legge in chiave tecnologica  la Parusia, l’avvento di Cristo, e dove si ritiene che un ‘certo tipo di cattolicesimo è compatibile con un certo tipo di transumanesimo’. Così, dopo un’analisi della ricezione del pensiero teilhardiano in ambito cattolico ed in particolar modo anche in Joseph Ratzinger, viene riletta la stessa nozione fondamentale nel pensiero teilhardiano di Noosfera, dove l’uomo emerge grazie alla sua dimensione riflessiva con l’arrivo alla coscienza come risultato di una complessità crescente; la stessa frase presente in L’avvenire dell’uomo l’evoluzione entra in una fase esplosiva’ assume un particolare significato nel senso della ‘singolarità della specie umana a livello biologico’ sino a completarsi come fenomeno sociale, dove la stessa evoluzione per Teilhard è considerata un ‘sacro dovere’ dei cristiani stessi per l’avvento del Cristo cosmico.

Sulla scia dell’idea teilhardiana di ‘singolarità biologica della specie’ viene data particolare attenzione al concetto  di ‘singolarità tecnologica’ ritenuto da uno scienziato come Raymond Kurzweil  nell’omonima opera del 2005, uno dei capisaldi  tipici della futurologia di orientamento transumanista; Campa analizza alcuni scenari delineati in tale opera  come quelli relativi all’anno 2029, ritenuto l’anno in cui l’Intelligenza artificiale supererà i limiti del cervello umano, e  all’anno 2045 dove comparirà l’uomo con una ‘singolarità tecnologica’ ibridato con ‘le proprie macchine’ sino a cambiare ogni ‘aspetto della vita umana dalla sessualità alla spiritualità’, come  ‘una specie di buco nero che deforma lo spazio-tempo’. Questa ‘fede nella singolarità tecnologica’  sta a significare che entro pochi decenni si verificheranno mutamenti profondi della stessa evoluzione umana con diverse implicazioni da quelle etiche e a quelle politiche; il teilhardiano ‘fenomeno umano’ sarà sempre più caratterizzato dal fatto che nello ‘stesso tessuto sociale’ entreranno macchine sempre più sofisticate, frutto della ‘fusione fra uomo e macchine’, dove ad esempio gli arti artificiali saranno guidati della mente ‘a software che superano il test di Turing’, dove i robot avranno ‘l’autocoscienza con comportamenti umani a tutti gli effetti’.

Campa ci accompagna nell’analisi critica dei diversi tipi di transumanesimo laici e scientisti,  post-moderni e di ispirazione religiosa  presenti in più ideologie politiche sovraniste o globaliste  ed in più fedi; ma  sono accomunati dal fatto che ‘credono in un futuro’ in cui anche l’homo sapiens scomparirà anche se sottolinea a più riprese che la stessa idea di ‘evoluzione autodiretta’ non è solo prerogativa di tali movimenti che però nel loro insieme mettono sul tappeto la cruciale problematica di cosa sia l’uomo e di cosa potrà diventare, di ripensarne il suo ‘essere autocosciente che potrà in futuro essere diverso’. Poi di fronte allo sviluppo inarrestabile delle tecnologie ci invita ad atteggiamento critico dove il movimento transumanista va visto come un percorso che combatte certe derive nichilistiche per il fatto che mette in primo piano ‘la vita’ con l’aspirazione a renderla ‘più umana’ e a non trasformare ‘gli uomini in macchine incoscienti’; ma dato che il futuro è pieno di diverse incognite, non si ha nessuna ‘garanzia che  le cose vadano per il verso giusto’ e quindi si ritiene necessario essere vigili col ‘tenere gli occhi aperti’.

Sulla scia di Marx che non a caso criticava le posizioni dei luddisti rivolte a distruggere le macchine, Campa sottolinea la necessità che le nuove tecnologie non vanno demonizzate  col metterle al bando o mitizzate come la risoluzione di ogni problema e vede una possibile  ‘soluzione: è appropriarsi delle tecnologie’, col mettere quelle ‘più avanzate sotto controllo e distribuirne i benefici’. In tal modo non si fa del transumanesimo ‘una appendice del neo-liberismo’, dove le tecnologie vengono poste in essere solo in funzione delle esigenze del mercato col creare  nuove disuguaglianze, e  anzi ‘si potrebbe trasformare in un soggetto politico con un’agenda incentrata sull’accesso alle nuove tecnologie’. Ma tutto questo richiede un surplus di riflessione, un cambiamento di paradigma rivolto programmaticamente al futuro, uno scatto in avanti come diceva Teilhard de Chardin che, come ha dimostrato Campa, grazie al fatto che conosceva molto bene il pensiero del padre della sociologia Auguste Comte e gli scritti di Émile Durkheim , è arrivato a parlare di ‘fenomeno umano sociale’ , di quasi ‘noosfera sociale’  da costruire come comunità pensante e agente per gestire il futuro e i nuovi problemi che inevitabilmente emergeranno

Così un percorso incentrato sulle previsioni plausibili o meno di un prossimo futuro si rivela strategico per fare un discorso sulla complessità del presente dove più che nel passato anche recente vengono a incidere sempre più in profondità le  nuove tecnologie che non vanno lasciate in mano ad una ideologia del fare da sé sino a trasformarsi in un paradigma tecnocratico con una presunta neutralità, ma inserite in un programma teso a considerarle che come fatte dall’uomo sono per l’uomo.


FontePhotocredits: Roberto Stafella
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Mario Castellana
Mario Castellana, già docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.

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