Chi siamo noi per decidere cosa è normale? Solo questo mi fa venire i brividi. Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe. (Madre Teresa di Calcutta)

Caro direttore,

il periodo che sto vivendo non mi piace tanto ma lo ritengo il mio unico e attuale viaggio, cerco di accettare quello che mi capita.

Sono un po’ strana ma le ingiustizie da sempre mi hanno fatto male al cuore, un dolore fisico come se il cuore avesse rischiato di frantumarsi. Torno indietro con la memoria. Scuola media, quel periodo in cui ogni parola fa male al triplo, in cui faremmo qualsiasi cosa per piacere agli altri, compreso infrangere le regole e i divieti dei nostri genitori, ritenendoli paternali noiosissime. In realtà quei sermoni sarebbero diventati delle radici in grado di incollarci alla serietà della vita. Ho un ricordo di scuola, un bambino deriso e bullizzato solo perchè parla un italiano decente. Può la sensibilità diventare un bersaglio?

E altri ricordi come una sera a cena insieme ad amici, discutendo di Richy Martin, davanti un calice di vino, una serata tiepida autunnale, in cui neanche il contesto ideale mi può portare ad accettare opinioni che andrebbero censurate sul nascere: l’omosessualità, il ritenerla immaturamente una malattia; non ho potuto che dimostrare la mia rabbia e il mio dolore per quella affermazione.

Dovremmo adoperare quei valori che la nostra generazione ha ereditato dai nostri genitori e sentirci in nell’obbligo morale di volgere lo sguardo verso un qualcosa che non può essere più nascosto come polvere sotto il tappeto della coscienza. L’omosessualità non si può ridurre ad una chiacchierata superficiale e ad una non accettazione dell’altro, del diverso.

Chi siamo noi per decidere cosa è normale? Solo questo mi fa venire i brividi. Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe. (Madre Tresa di Calcutta)

Il mio timore è che la prossima generazione possa avere paura a dimostrarsi sensibile. Nel frattempo sono passati più di 20 anni da quell’episodio delle scuole medie, tutto sembra ancora nascosto nelle campane di vetro di quei valori nostalgici e verissimi sulla carta ma  poco spendibili nel mondo insensibile di oggi. Esistono tuttavia ragazzi perbene, voglio sperarci e crederci.