“Non bisogna mai aver paura dell’altro perché tu rispetto all’altro sei l’altro”

(Andrea Camilleri)

Rispetto: quante volte, da bambini, ci è stata inculcata questa parola?

Caro lettore, adorata lettrice, cito in ordine sparso: “Bisogna avere rispetto dell’altro”, “Devi rispettare le cose”, “Rispetta le regole”, “Abbi rispetto per te stesso”. E così via…

Ma che significa, veramente, “rispetto”? La deformazione professionale del vecchio prof di latino qui entra in campo, per cui vien facile cedere alla tentazione di scavare fino alla radice etimologica. Bene, “rispetto” viene da “re-spicere” ovvero dalla particella “re” che significa “di nuovo, addietro” e il verbo “spicere” che vuol dire “guardare”. In altre parole, chi rispetta è capace “di guardare di nuovo, di guardare addietro”, di indugiare con lo sguardo su ciò o su chi si ha di fronte.

Credo che il concetto si renda ancora più palese se pensiamo che “rispetto” ha la medesima radice di “specchio”. Nello specchio ci si rispecchia, si vede se stessi riflessi. E, dunque, anche colui che rispetta, si rispecchia, si vede nell’altro, si riflette in lui e perciò fa attenzione a ciò che gli dice o a come si comporta perché le stesse parole o azioni potrebbero essere rivolte a se stesso.

Ed è qui che le parole di Camilleri ci illuminano: non avere paura dell’altro perché tu sei l’altro rispetto all’altro. Direi: tu sei l’altro che rispetta l’altro e da cui attende eguale risposta. L’altro non più estraneo, ma simile a te, a te familiare tanto quanto la tua stessa immagine riflessa nello specchio.

L’altro a cui accostarsi con la stessa magnanimità e delicatezza con cui vorremmo che tutti si accostassero a noi. L’altro da non demonizzare, da non scacciare, da non pre-giudicare, da non asservire o sfruttare o indottrinare. L’altro da non sedurre: né come portatore di consenso né come potenziale “consumatore”.

Insomma: l’altro con cui soffermarsi per il sol piacere di gustare insieme un caffè. L’altro di cui nel vangelo di Luca si legge: “Con la misura con cui misuratesarà misurato a voi in cambio”.

O per dirla con Terenzio: «Homo sum, humani nihil a me alienum puto», «Sono un uomo, nulla di ciò che è umano reputo estraneo a me». Sono un essere umano, nessun uomo mi è foresterio, non c’è donna o uomo che mi siano “altro”.


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