Non sempre i social sono sociali

Ogni anno la polizia postale registra tra i 400 e i 500 casi di cyberbullismo in Italia e nel 2021 sono state arrestate 137 persone per reati ad esso connessi. Si può dire con certezza che i casi emersi non sono effettivamente tutti quelli avvenuti: molti sono rimasti nascosti e hanno creato innumerevoli vittime proprio perché esistono episodi di cyberbullismo gravi e soprattutto non denunciati, che hanno indotto la persona perseguitata a non chiedere aiuto per la vergogna e a giungere a gesti estremi come quello del suicidio.

Il cyberbullismo comprende la diffusione di foto o video della vittima da parte del bullo su internet. Contenuti che è impossibile rimuovere in seguito per la velocità della circolazione e che per questo diventano “virali”. Comprende anche minacce, insulti e molestie verbali, che vanno a ledere soprattutto psicologicamente la persona oppressa. Ma sono forma di cyberbullismo anche tutti i commenti ostili postati in forma anonima sotto le foto e i video postati di conosciuti e sconosciuti. Non si ritengono importanti perché apparentemente meno incisivi, ma anche critiche non richieste possono offendere. Ora ognuno di noi può commentare, giudicare e sentirsi interpellato anche quando non è richiesto, delle volte in maniera velata e discutibile. Esprimere il proprio parere, che sia positivo o negativo, al giorno d’oggi è molto più “easy” per tutti. Nel caso di post negativi nessuno si fa più scrupoli nel commentare come non farebbe mai a viso aperto, poiché spesso non si conosce la persona che c’è dall’altra parte e si pensa che il proprio giudizio non sia poi così tanto importante.

Paradossalmente i social, che dovrebbero essere il massimo grado della socialità – come dice la parola stessa – hanno tolto dalla nostra vita l’umanità della comunicazione.

In particolare a genitori ed educatori il compito di sensibilizzare ed educare sin da piccoli i bambini a non abusare del cellulare e di tutte le funzionalità che esso porta, per non sfociare in atti terribili come quello del cyberbullismo.

D’altro canto, forse ognuno di noi dovrebbe dare il giusto peso ai social e all’interagire attraverso di essi. Molte volte per la smania di condividere ad ogni costo i propri momenti si finisce per non viverli veramente a fondo. Finisce per essere più importante catturare i ricordi con la fotocamera della mente, che non con quella del cellulare: dimenticando che proprio postando ad ogni minuto notizie e foto di carattere personale si rischia di finire preda di persecutori che di “virtuale” hanno solo il fake.


Fontehttps://pixabay.com/it/photos/nessun-odio-azione-1125176/
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Mi chiamo Giada e frequento il quarto anno del liceo classico. Posso dire di essere nel pieno degli anni caratterizzati dall’intraprendenza e vivo spronata costantemente a prendere il meglio di tutto ciò che mi circonda. Questo mi porta a conoscere tanti aspetti del mondo esterno e, cosa più importante, del mio mondo interiore. Infatti ritengo che non si smetta mai di imparare e di conoscersi. Per poterlo fare, inseguo costantemente le novità e nel mio nuovo viaggio virtuale con Odysseo cercherò con la mia vivacità di coinvolgere le persone che vorranno sentire cosa ho da dire