Intervista al regista andriese Antonio Losito

Un corto cinematografico, quindici minuti di involontaria ma ricercata celebrità con fini nobili, un ritratto della Seconda Guerra Mondiale che neppure Andy Warhol avrebbe saputo realizzare meglio. Già, perché “Il Sarto dei Tedeschi” presenta sfumature anacronistiche ma al tempo stesso originali, tratti caratteristici evidenziati da un cast che comprende, fra gli altri, i nomi di Christoph Hulsen, Alessandra Flamini, Giada Benedetti, Mauro Fanoni, Diego Bottiglieri e Giacomo Caciagli. Pluripremiata nei vari Festival, l’opera è il manifesto della paura che diventa coraggio, la stessa tenacia che traspare dalle parole del regista andriese, Antonio Losito.

Ciao Antonio, il tuo cortometraggio “Il Sarto di Panama” ha riscosso un enorme successo di pubblico e critica. L’idea è stata partorita dalla tua fantasia o da ricerche documentate?

“Il sarto dei tedeschi” è, ormai da circa un anno, in giro nei vari festival nazionali ed internazionali dove riceve riconoscimenti vari da giurie di esperti, ma soprattutto piace al pubblico. Siamo stati anche nella sezione “Short movie” all’interno del Festival di Cannes 2016. È una storia molto bella. L’idea nasce dello sceneggiatore Cristiano Mori (che ha anche interpretato il protagonista del film). Il film è tratto da una storia vera. Paolino, il sart,o è realmente esistito ed era il nonno di Cristiano Mori. Poi ovviamente la storia è stata anche un po’ romanzata per renderla cinematografica, ma nasce da una base di realtà. È la storia di questo sarto che durante l’occupazione nazista deve dividersi tra la realizzazione di un abito per un ufficiale tedesco e la difficile situazione che i partigiani cercano di risolvere.

Una storia ambientata nel luglio 1944, credi che nel protagonista, Paolino, ci fosse la speranza che la guerra stesse per terminare o la sua vita stava andando in una sottile e disperata rassegnazione?

Il protagonista del film, si era un po’ rassegnato a questa occupazione nazista. E per cercare di sopravvivere e far vivere una vita dignitosa a sua moglie Marisa, cede un po’ alla sudditanza nei confronti di questo ufficiale nazista Rudolf Schmidt, che ammira il lavoro di Paolino.

La diligenza e la professionalità con cui Paolino cuce l’uniforme all’ufficiale nazista Rudolf Schmidt può rappresentare una sorta di captatio benevolentiae, cioè il tentativo di ingraziarsi un ufficiale che, proprio grazie a quell’abito, poteva, da un momento all’altro, trasformarsi in uno spietato boia?

Sì… Proprio quello che dicevo poc’anzi: Paolino in realtà voleva stare tranquillo. Vedeva che attorno a sé la società non prometteva niente di buono. Siamo nel pieno del secondo conflitto mondiale e i tedeschi in quei giorni erano all’apice del potere. Paolino, pur di salvare la propria incolumità e quella di sua moglie, cerca di ingraziarsi quell’ufficiale che rappresenta il male assoluto dell’ultimo secolo.

Come definisce la Shoah il regista Antonio Losito?

La Shoah è il momento più buio e triste della storia in assoluto. Credo che in quel periodo l’uomo abbia manifestato il massimo della sua cattiveria. La Shoah rimarrà sempre un marchio orrendo sull’umanità. Nel corto “Il sarto dei tedeschi” non viene trattato l’argomento razziale e la Shoah, ma sono molto sensibile al tema, che sto affrontando già nel mio prossimo lavoro.

Progetti futuri?

Ho appena girato due cortometraggi. Uno comico, una commedia grottesca con momenti esilaranti, e l’altro drammatico. Proprio nel corto drammatico, dal titolo “Il viaggio di Sarah”, c’è anche un pensiero per la Shoah a cui accennavo poco fa. In questi giorni sono al montaggio con i due lavori. Sono certo che anch’essi saranno apprezzati dal pubblico e dalle varie giurie che oramai conoscono il mio stile.