Ogni donna, ogni coppia ha la sua storia personale, e la fertilità è una sfera così intima e privata, in cui non è possibile entrare, se non con sensibilità e discrezione

La donna è madre, è stata creata per procreare, il suo utero per accogliere una nuova vita.

Diventare madre è, però, una scelta, una scelta consapevole che ogni donna dovrebbe compiere in completa autonomia, assumendosi ogni responsabilità legata anche all’averla procrastinata.

Eppure la ministra della Salute Beatrice Lorenzin sembra essersene dimenticata quando un mese fa ha istituito il “Fertility Day” – previsto il 22 settembre -, lanciando sul web una campagna di sensibilizzazione al problema della fertilità e della denatalità, che è stata accolta da uno tsunami di violente polemiche e critiche indignate.

“La bellezza non ha età. La fertilità sì”.

“Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”.

“Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva”.

“Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi”.

Questi sono alcuni degli slogan della campagna pubblicitaria. Parlano da soli. Non hanno bisogno di essere commentati. Sono un’offesa alla dignità di qualsiasi donna che voglia dei figli e non può averli e anche di chi, per ragioni diverse ma comunque personali, è costretta a rimandare la maternità. E quante sono costrette a non fare figli perché rischiano il licenziamento? Ricordiamo che è di questi giorni la segnalazione di dirigenti che, al momento della chiamata diretta dei docenti, si sono informati sulla eventualità di una futura gravidanza della docente da assumere – indecente! –

Offensiva è anche l’immagine che fa da sfondo ad uno degli slogan: una ragazza che regge tra le mani una clessidra, così non dimentica che il suo orologio biologico è in scadenza. E sul sito dedicato al Fertility Day, per chi voglia divertirsi un po’, c’è anche un giochetto “carino”: basta scegliere se essere un ovulo o uno spermatozoo e poi l’ovulo dovrà catturare tutti gli spermatozoi, evitando ostacoli come pillole o boccali di birra.

Sicuramente meritoria è stata l‘intenzione della ministra che ha dovuto mettere in atto il “Piano nazionale per la fertilità, il documento pubblicato dal ministero della Salute a maggio 2015, ma ha sbagliato la forma e i modi, tanto da esser costretta a fare dietro front: si è scusata, ha ritirato la campagna e oscurato il sito, promettendo di rivedere gli slogan delle cartoline pubblicitarie più contestati.

Sicuramente un atto dovuto il suo.

Forse sarebbe opportuno chiederle come si sarebbe sentita lei, da donna, di fronte a tali slogan prima della gravidanza, lei che ha messo al mondo due gemelli all’età di 43 anni, perché “prima non c’era la materia prima” – come lei stessa ha dichiarato nel programma di La7 “L’aria d’estate”, intervenendo sulle polemiche del Fertility Day.

Ogni donna, ogni coppia ha la sua storia personale, e la fertilità è anche una caratteristica fisica legata a fattori diversi. Non si può entrare in una sfera così intima e privata se non con sensibilità e discrezione.

Lo Stato provveda, piuttosto, a investire nella ricerca per aiutare a prevenire o risolvere i problemi legati all’infertilità e tuteli, anche con la legge, quanti vogliono mettere al mondo dei figli.

Nel frattempo, la Ministra potrebbe riflettere sui “difetti di comunicazione” della campagna per il Fertility Day. Del resto, ci hanno pensato gli autori del Terzo Segreto di Satira a consegnarle un utile promemoria. Vedere per credere:

 


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