Dis-cernere, ossia “separare due volte”, per de-cidere, ossia “tagliar via”: è l’arte di chi sa che non può tenere o pretendere tutto

In giardino imparo sempre tanto. Guardare l’apparenza delle piante diventa un’attività di ascolto, di intercettazione di bisogni: ogni cosa, del resto, nel suo modo di manifestarsi dice chiaramente come vuole essere trattata.

E così certe piante chiedono più acqua, altre meno; alcune vogliono la luce diretta, altre l’ombra, altre ancora la mezza ombra. Poi ci sono quelle che implorano un vaso più grande; quelle che hanno bisogno di liberarsi dai rami di troppo, per concentrare e sfruttare meglio la linfa; quelle che reggono bene il travaso e quelle che, quando traslocano, hanno bisogno di qualche carezza in più.

Ma non è tutto così semplice e immediato. Prima di intervenire, occorre fare discernimento. Parolona! Probabilmente la associamo alle grandi scelte; invece è urgente recuperarne la portata quotidiana.

Cosa comprare. Cosa mangiare. Cosa ordinare dal menù del ristorante. Chi votare. Cosa conservare e cosa gettar via, nei depositi delle case e del cuore. Quale comportamento adottare o consiglio dare. A quale scuola iscriversi. Quale offerta di lavoro accettare. Che parole dire e come e quando dirle. Quando tacere. A cosa rinunciare nell’arco della giornata e in che cosa concentrare meglio le energie. Quando partire e dove andare; quando e come restare. Quando accelerare e quando fermarsi per essere certi di non aver travolto nessuno.

Nel modo di approcciarci alle grandi scelte di vita palpita questo discernimento quotidiano: i dettagli più insignificanti hanno la forza di rivelare come abbiamo deciso di vivere. Soprattutto quanto siamo allenati ad accogliere tanto i doni quanto le rinunce implicate in una scelta, con la serenità tipica di chi, amando quello che ha, non cerca continuamente quello che non ha, come scrive Tolstoj in “Anna Karenina”.

Dis-cernere, ossia “separare due volte”, per de-cidere, ossia “tagliar via”: è l’arte di chi sa che non può tenere o pretendere tutto. Perché scegliere, anche quando comporta tagli dolorosi, è vita. E non si tratta di discorsi misticheggianti sulla rinuncia: è una questione vitale, che porta in sé tutto il dramma del taglio del cordone ombelicale per mezzo del quale siamo chiamati a nascere, a venire alla luce, sporchi della battaglia con la quale si inaugura la vita.

Anche in giardino è così: la potatura è essenziale per una buona crescita; ma occorre sapere come, dove e quanto tagliare. La capacità delle piante di sopportare quella ferita e di ricominciare a crescere più forti di prima è sorprendente. A volte c’è bisogno addirittura di potature radicali, come quella volta con la bouganville: un tappeto di foglie verdissime e soffocanti tagliato via, con il dubbio e la paura di sbagliare, per permettere al fusto di respirare. La gioia nel vedere, dopo mesi e mesi, i primi fiori fu impareggiabile.

E si, non è semplice quando c’è di mezzo un taglio netto. Nemmeno le infinite possibilità aperte dalla tecnologia e dal benessere ci esentano dalla responsabilità delle scelte: anzi l’offerta di una quantità smisurata di prodotti e servizi dovrebbe indurre da sé ad affinare il discernimento quotidiano, per evitare di scambiare la possibilità di avere molte cose con il bisogno smodato di possedere tutto. E tutti.

Si, perché a furia di ingurgitare ogni cosa finiamo col fagocitare anche l’altro. Quanti tagli da operare nelle relazioni, oltre ogni moralismo pacifista. Del resto, come scrive magistralmente Michele Serra in “Le cose che bruciano”, la peggior forma di arroganza è la pretesa di andare d’accordo con tutti, di piacere a tutti. E ancora una volta il tutto ne esce sconfitto. La sapienza biblica conferma: «siano in molti quelli che vivono in pace con te, ma tuo consigliere uno su mille» (Sir 6).

Controsenso: usi e abusi delle parole quotidiane

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Michela Conte
“Ecco la grande attrattiva del nostro tempo: penetrare nella più alta contemplazione, e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo” (Chiara Lubic): sono una studentessa specializzanda in antropologia teologica presso la Facoltà Teologica Pugliese, con una grande passione per la vita e per le persone! Sono fermamente convinta, infatti, che i limiti di questa esistenza irripetibile rechino in sé una bellezza straordinaria e una reale possibilità di compimento. Per questo, da anni, scrivo: per cercare di dare voce a tale bellezza …e contemporaneamente per rendermi conto che non tutto può essere adeguatamente espresso, che a un certo punto è necessario fermarsi di fronte a questo mare sconfinato e misterioso che è la persona, un mare in cui, nonostante tutto, “è dolce il naufragar”. Per Dio. Per l'uomo stesso. Per me.

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