Mentre la favola del Leicester di Ranieri imperversa, in Inghilterra persino le squadre di medio-basso livello si aggrappano ai nuovi acquisti per inseguire la salvezza.

Mentre la favola del Leicester di Ranieri imperversa, in Inghilterra persino le squadre di medio-basso livello si aggrappano ai nuovi acquisti per inseguire la salvezza. Non a caso, evitare la retrocessione nel Regno Unito, vale più che altrove.

Questione di diritti tv. Nelle prossime tre stagioni, infatti, i club di Premier League incasseranno quasi 7 miliardi di euro, quasi il doppio degli anni passati quando, comunque, il gap tra l’ultima in classifica e la nostra Serie A era già ampio.

Chiedere al Watford, della famiglia Pozzo, che, con la promozione dalla Championship, si era assicurato un tesoretto di oltre 100 milioni di euro! Facile crederci, se si pensa che, al termine dell’ultima stagione, la Juventus, Campione d’Italia, ha incassato gli stessi soldi (circa 9 milioni di euro) dell’Aston Villa quart’ultimo.

Un sistema con regole diverse, proporzionali e meritocratiche, che favorisce anche l’afflusso di capitali stranieri. Non solo gli sceicchi del City, gli introiti russi del Chelsea o i fondi americani dello United. Sono tutti talmente pazzi per la Premier che lo sponsor ufficiale della competizione è nientemeno che la Barclays, potentissima banca internazionale britannica, presente in oltre cinquanta Paesi con 118.000 dipendenti, la prima, per intenderci, ad introdurre nel 1966, anno dell’unico mondiale conquistato dai Tre Leoni, una carta di credito nel Regno Unito.

Nel Bournemouth, ad esempio, le quote russe e statunitensi hanno permesso di investire più di 60 milioni di euro sul mercato. E se le cose dovessero andar male? Be’, i presidenti possono dormire sogni tranquilli, alle retrocesse spetterebbe un bonus paracadute: 72 milioni di euro.

E allora sì, vincono quasi tutte nel casinò della Premier League!