«Chi segue la carriera di una perla raccoglie tanto materiale da trarne cento favole»
(Karen Blixen)

Beh, ho più lauree (anzi, ne sto prendendo un’altra), diversi titoli, master, una buona dose di esperienza, una quantità di competenze ed abilità sufficienti per farmi arrabbiare quando devo lavorare in contesti che non mi appartengono… insomma, non è che proprio nella vita, fino ad oggi, non abbia dato. Un minimo di mestiere me lo si deve riconoscere!

Questo pensava, lo pensava spesso, o forse nemmeno lo pensava a dirla tutta. Questo, molto più banalmente, era. Così viveva: l’humus su cui si ergeva la sua esistenza era fatto in quel modo e, badate bene, non c’era nulla che fosse falso. Verità distillata.

Certo, non era persona adatta a farsene vanto, semplicemente e com’era giusto fosse, di sé sapeva bene determinate cose e in certi casi, tali consapevolezze servivano più da polvere da sparo per la rabbia con il rinculo della delusione, che per godere di soddisfazione.

Ecco, quello era un momento in cui si sentiva particolarmente frustrata, quasi ingabbiata, sì riconosciuta, ma in qualche modo schiacciata  e mentre cercava di districarsi nelle strettoie di vicende professionali piuttosto urticanti, soddisfazioni che aveva pensato dirompenti e invece si erano rivelate dilazionate e, per questo, quasi come i polpi, senza sangue, scevre dalla passione che era certa avrebbero scatenato, aveva dovuto porsi un problema ben più grosso di tutte le delusioni del momento: il profumo di pulito.

Ebbene sì, ruminava, pensava, studiava, lavorava, escogitava, risolveva, inventava… tante cose faceva e fra quelle, guarda un po’, puliva.

E non parlo di pulizia filosofica ed aulica, parlo di pulizia oggettiva: del resto, non è che una casa si regga in piedi per magia! Va bene, diciamolo, esisteva anche una persona che passava ad aiutarla quel paio di volte a settimana indispensabili per evitare il disastro, ma in quel mentre sporco emotivamente, era diventato irrinunciabile il pulito assoluto concreto.

E che vi vuole! Basta scendere un attimo dalla cassettina dei pomodori della scienza infusa e mettersi con il muso nel secchio e negli strofinacci: al più i guanti, se proprio si vogliono preservare le manine tenere di chi lavora per lo più di concetto, ed è fatta. Dall’alto di certi saperi, non sarà certo lo sfregare pavimenti e panni a rappresentare un intoppo.

Già, sicuro! In effetti un problema non lo era… eppure il profumo di pulito, quello che intendeva lei almeno, niente! Non riusciva ad ottenerlo. Era tutto lucido, quasi brillante, l’aria in casa era senza dubbio quella di un posto sanificato ma… quel ma non si risolveva.

Bene, aveva deciso che quel giorno non sarebbe passata in posti come Feltrinelli, Laterza e similari. Doveva andare in un rivenditore di detersivi (che, come le cartolerie, rappresentava un grosso pericolo per il suo conto in banca: avrebbe potuto svuotare a casaccio gli scaffali per quanto le piacevano forme e colori di tutto quanto li riempiva).

Dunque, era lì con la fisiologica aria da persona scostante (che scostante non era, ma non si doveva sapere), probabilmente dall’apparenza altezzosa e cercava, annusava, leggeva le etichette… anche lì… leggeva le etichette! Come se la formula magica fosse nascosta nelle righe e non già in un’esperienza che proprio non possedeva. Altroché competenze e abilità, lauree e master: lei non era capace di avere un profumo di pulito che fosse intenso e duraturo e chiacchiere non ce ne vogliono!

La titolare di quel negozio pieno di colori, timidamente le si avvicinò e, come con quasi tutti accadeva, tentò di rivolgerle la parola con timore. Niente, era colpa della nostra amica, aveva proprio un fare involontario che tendeva a farla apparire come una bella copia della Rottenmeier. Bella non perché lo fosse necessariamente ma perché, perlomeno, non la guardavano con disprezzo.

Quella timida signora, dal canto suo, aveva capito autonomamente e perfettamente cosa stesse cercando la nostra genia della lampada ed in quattro e quattr’otto così le disse:

– Non si affanni a cercare nulla che le garantisca il risultato che cerca, senza che ci sia un trucco che non trova scritto da nessuna parte. Mi permette un consiglio?

Imbarazzata come tutte le volte in cui doveva accorgersi che di nuovo, ancora una maledetta volta, era apparsa presuntuosa al punto da farsi chiedere il permesso per parlarle, disse solo:

– Ma certo signora, mi dica.

La signora sorrise, le mise una mano sulla spalla (doveva aver inteso che la nostra amica non mordeva) e continuò:

– Compri l’ammorbidente in perle, nonostante sia costoso, lo capisco. Non lo usi per il bucato però: ne versi mezzo tappino sul pavimento pulito, lo raccolga con l’aspirapolvere e continui ad aspirare per il resto della casa. L’odore resterà nell’aria, si poggerà ai tessuti e le terrà compagnia per giorni.

Uhssignur e chi lo avrebbe mai detto! Senza troppe storie la genia comprò quanto le era stato suggerito, ringraziò e tornò a casa mentre la signora la guardò andar via di corsa e pensò che a certe persone piene di tutto, manca davvero la base, alcune volte. Guardando la schiena che si allontanava, sorrideva compiaciuta ed intenerita, come una mamma che aveva appena aiutato una figlia a dipanare una matassa troppo più grande di lei.

L’indomani mattina, la nostra amica fece in modo di non dover lavorare alle sue “altissime” cose  per mettere in pratica la magia e quella, benedetto Dio, funzionò!!! Il profumo era dappertutto, costante, netto e delicato. Giorni e giorni di prove inutili e il trucco era lì, nella saggezza di chi aveva esperienza e probabilmente non sapeva fare le equazioni, ma le aveva risolto un caso degno di Criminal Minds.

Seduta alla scrivania del suo studio, a quel punto, la genia fissava sé stessa nella sfera di Escher che troneggiava enorme sul muro davanti a lei e negli occhi di quel Cornelius trovò un messaggio invisibile ma evidentissimo: più piccola è la mente, più grande è la presunzione. Attenzione, perché se a un vanesio togli le ali della spocchia, non resta che un verme.

E lei no, non voleva strisciare affatto: a fare le Perle Preziose sono buoni tutti, a trovare la formula magica e nascosta della Perla di Ammorbidente no… ci vuole astuzia, intelligenza e i suggerimenti giusti. In assenza niente, sei pulito, ma non profumi.

E dunque anche Perla… anche Perla non si fa: Perla si è. Ed essere, in qualsiasi cosa, richiede una sola ed unica condizione… umiltà. Punto.


FontePhoto by Marin Tulard on Unsplash
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Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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