«Non sai, quante volte mi definisco un “difetto”, non lo sai, quante volte vorrei sentirmi dire che sbaglio. Essere sfiorato di proposito, e sentire caldo. Non lo sai, vero? Che ogni piccola cosa per me è importante»

(Eugenio Montale)

Anni trascorsi ad accumulare vite su vite, molto più che eventi su eventi. Le cose che diventavano case, i porti che diventavano porte, i casti che diventavano costi, tutti i santi che diventavano senti, le morti che finivano su Marte. Onore od onere? Giocare o giovare? Saltare o salpare? Supportare o sopportare? Guardare o guadare?

Quante volte una lettera aveva cambiato il senso, un istante aveva mutato la meta, una scelta aveva deviato il percorso, una mossa aveva segnato l’inizio, una mancanza aveva decretato la fine.

Non sembrava esistere spazio sufficiente per fare resoconti, linee guide necessarie per tracciare strade, modo per fare ordine: fondamentalmente, ad un certo punto, pareva essere del tutto inutile andare a ripercorrere le vie che avevano portato fino a lì.

Sembrava un fare dispersivo, poiché risalendo a ritroso, ogni segmento rispondeva a un’infinità di punti che facevano una retta e quella, si sa, non ha punti fermi se non quelli deliberatamente segnati per farne disegno matematico.

Probabilmente solo non era maturato il momento, la corsa era nell’esatto centro del suo divenire e non poteva ancora essere fermata al punto da poter essere descritta: prematuro, ecco, pensare di parlarne in modo esaustivo doveva semplicemente essere prematuro.

Quindi non restava che sedersi, lasciare accadere le cose, parteciparvi come possibile e non interromperne il flusso: solo non dare per scontato nessun dettaglio.

C’era stata una ragazzina arrabbiata, un ragazzo che aveva pianto sotto il peso di una carezza, occhi che dietro mascherine avevano perpetrato ispezioni o osservazioni, una mano tesa in cerca di aiuto, un silente urlo di solitudine, un uomo seduto in un angolo a decretare la sua immensa grandezza, una voce amica e ansiosa che ridendo nervosamente le aveva regalato la condivisione, un bambino che con uno scolapasta e una torcia aveva creato un proiettore di stelle, quindici quaderni diari di viaggio, diversi fogli a raccontare angoli di vita, un maglioncino blu, trentadue denti meravigliosi, due piedi saldi, una testa portata da un parrucchiere, i versi di Catullo.

La musica, la poesia, la reciprocità, i tentativi e gli errori. Gli attacchi di panico, le ambulanze, la logopedia, i viaggi, le montagne e i centri storici, le luci e le cattedrali, le grandi città e i piccoli centri. La Gioconda. Il San Giovanni. Leonardo Da Vinci e il muovesi l’amante. Le attese, le  discese ardite e le risalite su nel cielo aperto, e poi giù il deserto e poi ancora in alto con un grande salto. Di nuovo le cose e di nuovo le case.

E poi un figlio che in pubblico chiede, deliberatamente ed improvvisamene, un abbraccio. Lo chiamano fato, si chiama vita.


FontePhotocredits: Myriam Arsedea Massarelli
Articolo precedenteDetriti spaziali: un importante studio svolto da tre dottorandi del Poliba
Articolo successivo“Only God can judge me”
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.