
«Re Umberto, dopo il voto, dice ai giornalisti: “ Ho messo due schede bianche nell’urna, una per il referendum e una per la Costituente. Il Re deve essere imparziale anche quando è in gioco il suo destino»
(Guido Gerosa da La sfortunata storia di Umberto)
De Gasperi ha pensato che la presidenza della Repubblica debba andare a un uomo politico al tempo stesso filo monarchico e meridionale così da conquistare al regime repubblicano tutti i potenziali dissidenti monarchici che, nella grande maggioranza, sono concentrati, appunto, nelle regioni meridionali»
(Antonio Gambino da Storia del Dopoguerra, dalla Liberazione al potere DC)
Oggi, 2 giugno, è il settantanovesimo anniversario della Repubblica, festa nazionale, poiché quel giorno del 1946 gli italiani, donne comprese che, nella maggior parte votavano per la prima volta -(alcune, sparse per il Paese, avevano già votato per tornate elettorali di tipo amministrativo alla fine del 1945)- per scegliere la forma istituzionale, tra Monarchia e Repubblica, e per eleggere i rappresentanti all’assemblea Costituente che avrebbero redatto ed approvato la nuova Costituzione, in sostituzione dell’ormai obsoleto Statuto albertino.
Il risultato delle elezioni, in riguardo alla prima scelta, è noto. Vinse la Repubblica con oltre due milioni di voti di scarto rispetto alla Monarchia.
Il verdetto non fu accolto unanimemente, poiché i filo monarchici, e lo stesso re Umberto, opposero una certa resistenza, sia attraverso il ricorso alla Corte di Cassazione su questioni interpretative del decreto che aveva indetto le elezioni, sia con un tentativo di “colpo di stato”, che, peraltro, rimase in bozzo e non produsse nulla di eclatante, se non una furibonda lite tra Umberto, re ormai destinato all’esilio, e De Gasperi, presidente del Consiglio dei ministri che avrebbe ricoperto quell’incarico ininterrottamente fino alle elezioni del 1953.
Ma davvero vinse la Repubblica?
Partiamo anzitutto dal fatto che il Sud, a stragrande maggioranza votò per la Monarchia.
E tuttavia, poiché al Nord accadde il contrario, non è certo un argomento dirimente, poiché la somma dei voti conseguiti dalla “donna turrita” simbolo sulla scheda della Repubblica, superarono quelli conseguiti dalla Corona, simbolo della Monarchia. Almeno, stando ai dati ufficiali.
Però altre furono le (presunte) prove, o meglio, gli indizi, di una “grande frode” (copyright, Franco Malnati, 1997), ovvero di una vittoria che non ci fu, se non per ragioni “politiche”, in spregio alle scelte democratiche dei cittadini elettori.
Si parlò di brogli elettorali, di schede mai scrutinate, di schede annullate immotivatamente, specie quelle con la croce sulla Corona.
Di più.
Ci fu qualche elettore che, procuratosi certificati elettorali altrui, si recò alle urne più volte.
E ci furono sacerdoti che, durante l’omelia, invitarono i propri fedeli, la gran parte analfabeti, a votare per il Re (la Corona) e per la regina (la Donna Turrita) inducendo, così di fatto, all’annullamento del voto che, se valido, sarebbe stato per la Monarchia.
Insomma, chi dubita sulla regolarità di quel voto, accusa i partiti del CLN, la gran parte di sentimenti repubblicani, di essersi attenuti al severo pronunciamento di Pietro Nenni, capo dei Socialisti italiani, che sull’Avanti aveva scritto “O la Repubblica o il caos!”. E per evitare il caos …
E in tutto questo, qual era la posizione delle truppe d’occupazione anglo-americane che erano di stanza sul nostro territorio, con poderose navi all’ancora nei principali porti italiani?
Gli americani, essendo una Repubblica, erano favorevoli alla scelta che poi risultò vittoriosa. Gli inglesi, da sempre Monarchia, apparvero più vicini alla scelta legittimista.
E anche qui, i desiderata americani ebbero la meglio, in un modo o nell’altro …
Ma qual è la verità?
Premetto di non essere di sentimenti monarchici, ma amicus Plato, sed magis amica veritas!
E allora, tra il 4 e il 5 giugno del 1946 la stampa appariva convinta che si andasse verso una vittoria monarchica.
“Nella notte giunsero però improvvisamente i dati di un nutrito gruppo di sezioni meridionali e la monarchia passò in vantaggio. Fu la notte più terribile. Intorno alle 24 sembrava che ogni speranza fosse perduta. Mi chiusi nello studio per scorrere e riscorrere quei dati. No, non era possibile! Eppure le cifre erano lì con loro linguaggio inequivocabile! Per riordinare le idee, mi alzai in piedi, mi diedi a passeggiare su e giù per la stanza, una, due, tre volte, quindi d’improvviso spiccai una corsa per tornare allo scrittoio. Niente da fare, non era possibile. Eppure era vero, verissimo, paurosamente vero, la monarchia si presentava in netto vantaggio e mi accasciai sulla poltrona, gli occhi fissi verso l’alto soffitto in ombra. La monarchia sta vincendo, mormorai, sta vincendo”. Chi scrive è Giuseppe Romita, Ministro degli Interni in quel giugno del 1946, nel suo libro DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA.
E allora, non vi pare che qualche sospetto sia legittimo?
Poi si può discutere sul fatto che la Monarchia, e la famiglia Savoia, in particolare, fossero piuttosto screditate.
Decisamente poca stima gli italiani riponevano in Vittorio Emanuele III, che era autore di ben tre colpi di Stato, ovvero nel 1922, quando aveva chiamato Mussolini a formare il nuovo governo, “licenziando” Il presidente del Consiglio in carica, Facta, senza che questi fosse stato sfiduciato dal Parlamento; nel 1943, quando aveva fatto arrestate Mussolini all’uscita dalla riunione del Gran Consiglio del fascismo che lo aveva sfiduciato; nel maggio del 1946, quando aveva abdicato consentendo ad Umberto, fino a quel momento luogotenente del Regno, di cingere la Corona, in violazione della tregua istituzionale.
Vien, dunque, da pensare che gli storici hanno ancora tanto da lavorare per appurare i fatti.
Ma anche che l’Italia è veramente il Paese dei misteri e delle mezze verità.


























