
«Gli uomini reggono il mondo. Le madri reggono l’eterno, che regge il mondo e gli uomini»
(Christian Bobin)
Ci pensa mamma.
Ci parla mamma.
Ci passa mamma.
Lo prende mamma.
Lo sa mamma.
Chiedi a mamma.
Mamma risponde.
Mamma discute.
Mamma passa a prendere.
Mamma va a portare.
Mamma aspetta.
Mamma chiama.
Mamma cucina, a volte male.
Mamma gioca.
Mamma pulisce.
Mamma grida.
Mamma stringe.
Mamma sbatte.
Mamma rompe.
Mamma crolla, poi si alza.
Mamma mangia, anche solo ciò che resta.
Mamma guarda.
Mamma tace.
Mamma piange, ma è un segreto.
Mamma impara (anche la pediatria).
Mamma insegna (e tanto comunque la sbaglia).
È che mamma non se ne accorge. Mamma è. Mamma fa. Mamma è mamma.
Mamma: io penso spesso di essere stata ingiustamente punita perché ho perso la possibilità di dire mamma quando avevo 27 anni. Ne sono proprio convinta e non cambio idea.
Intanto Walter mi ha guardata dal suo banco, due giorni fa, e confondendosi come spesso accade con i bambini a scuola, mi ha detto: “Ma così mi viene fame, mamma”. Ha 7 anni, non dice mamma da mai, l’ha persa insieme al padre in un incidente mortale quando aveva pochi mesi (lui e il suo gemello erano in auto e sono rimasti vivi). Vive con la nonna.
Walter mi ha chiamata: “mamma” in luogo di “maestra” ed è diverso dalle altre volte in cui accade.
Mamma. È che non imparerò mai a farla come si deve eppure i miei figli mi onorano novemilionidivoltealminuto con quel nome, novemilionipiùuno.
Grazie Walter e grazie a Dio… ma chissà se sarò mai all’altezza vera, io.
(Da una lettera ricevuta per posta, scritta a mano, in corsivo, inchiostro su carta. Febbraio 2021)


























