
Il corteo accompagnato dalla banda cittadina, la deposizione della corona d’alloro in Piazza 9 Ottobre e la scopertura del monumento in ferro realizzato dallo scultore Renato Piccilli e donato dall’ANMIL al Comune di Longarone. La 76ª Giornata nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro ha unito commemorazione, arte e cultura, mostrando come l’emozione possa diventare uno strumento di consapevolezza e prevenzione.
LONGARONE, 11 ottobre 2026 – Ci sono giornate che lasciano un segno non soltanto per le parole pronunciate, ma per le immagini, i gesti e le emozioni che riescono a consegnare alla memoria collettiva. La celebrazione della 76ª Giornata nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL a Longarone, è stata una di queste: un appuntamento nel quale il ricordo delle persone che hanno perso la vita lavorando si è intrecciato con l’arte, la musica, la letteratura e la partecipazione della comunità.
Uno dei momenti più suggestivi della giornata è stato il corteo commemorativo che ha attraversato il paese, accompagnato dalla banda cittadina, fino a Piazza 9 Ottobre. Un percorso carico di significato, nel quale la presenza delle istituzioni, delle rappresentanze associative e dei partecipanti ha trasformato la commemorazione in un momento condiviso, capace di coinvolgere l’intera comunità.
La musica della banda ha accompagnato il cammino dando solennità al raccoglimento e al ricordo. Arrivati in piazza, è stata deposta una corona d’alloro in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro, un gesto semplice e insieme solenne, che rinnova il dovere di non dimenticare chi non è più tornato a casa dopo una giornata di lavoro.
Subito dopo, sulle note dell’inno nazionale italiano eseguito dalla banda cittadina, è stato scoperto un monumento in ferro realizzato dallo scultore Renato Piccilli e donato dall’ANMIL al Comune di Longarone. L’opera entra così nello spazio pubblico come segno permanente di memoria, ma anche come invito rivolto alle generazioni presenti e future a non considerare inevitabili gli infortuni e le morti sul lavoro.
La scelta di collocare un’opera artistica dedicata alle vittime in un luogo accessibile alla comunità attribuisce al monumento un valore che supera quello della cerimonia inaugurale. La memoria diventa parte del paesaggio quotidiano, qualcosa che può essere incontrato, osservato e interrogato anche al di fuori delle giornate ufficiali. Il monumento ricorda le persone scomparse, ma richiama anche la responsabilità collettiva di costruire condizioni di lavoro più sicure.
La partecipazione di Longarone ha dato alla commemorazione una dimensione particolarmente significativa. Il corteo, la corona d’alloro, la musica e la scopertura dell’opera hanno rappresentato momenti distinti di un unico percorso simbolico: rendere visibile il dolore delle famiglie, riconoscere il valore delle vite perdute e riaffermare che la sicurezza sul lavoro è una responsabilità che riguarda l’intera società.
La giornata ha dimostrato anche come il linguaggio dell’arte possa affiancare quello delle istituzioni e delle organizzazioni impegnate nella tutela dei lavoratori. Per affrontare un tema tanto complesso e doloroso non bastano le statistiche, le leggi o le comunicazioni tecniche. Sono indispensabili, ma devono poter raggiungere le coscienze e tradursi in comportamenti, attenzione e responsabilità.
È in questa prospettiva che si inseriscono gli altri momenti culturali della manifestazione, dalla presentazione del libro Crimini della sicurezza della scrittrice e poetessa Yuleisy Cruz Lezcano alla proposta musicale della canzone in anteprima Presente futuro, fino alla proiezione di un breve video spot dell’ANMIL. Linguaggi diversi, uniti dalla volontà di parlare di sicurezza attraverso le emozioni, le storie personali e la capacità delle immagini e dei suoni di raggiungere un pubblico ampio.
La presentazione di Crimini della sicurezza ha riportato al centro la dimensione umana degli infortuni sul lavoro. La letteratura permette di raccontare ciò che spesso sfugge alla freddezza dei numeri: il dolore di una famiglia, i progetti interrotti, l’assenza che rimane e le conseguenze che una morte sul lavoro lascia nel tempo. Attraverso la parola scritta, la tragedia individuale diventa una domanda rivolta alla collettività e alle istituzioni.
Il valore della narrazione emerge soprattutto quando restituisce un volto alle vittime e permette di riconoscere nelle loro storie qualcosa che riguarda tutti. Non si tratta soltanto di ricordare quanto è accaduto, ma di comprendere che dietro ogni incidente ci sono scelte, condizioni lavorative, responsabilità e possibilità di prevenzione.
La canzone Presente futuro, presentata in anteprima durante la giornata, ha aggiunto alla manifestazione un ulteriore linguaggio espressivo. La musica, con la sua capacità di parlare direttamente alle emozioni, può contribuire a rendere un messaggio civile più vicino alle persone, favorendo l’ascolto e la riflessione. Il titolo stesso suggerisce un legame tra ciò che si ricorda oggi e ciò che si sceglie di costruire per il domani: il presente come tempo della responsabilità, il futuro come possibilità di cambiare.
Anche il breve video spot dell’ANMIL ha contribuito a utilizzare il linguaggio audiovisivo per richiamare l’attenzione sulla sicurezza. Immagini e suoni possono rendere immediatamente percepibili situazioni di rischio, favorire l’identificazione con le persone coinvolte e stimolare una riflessione che non si esaurisce nel momento della visione.
Arte, musica, letteratura e comunicazione visiva possono infatti svolgere un ruolo importante nella percezione del rischio. Un pericolo descritto soltanto in termini tecnici può apparire distante o astratto; una storia, un’immagine, una voce o una melodia possono invece renderne più evidenti le conseguenze umane. L’emozione non sostituisce la formazione, le procedure di sicurezza o i controlli, ma può affiancarli, contribuendo a creare attenzione e consapevolezza.
Questo è particolarmente importante quando si parla di prevenzione degli infortuni. La sicurezza non dipende soltanto dalla conoscenza delle norme, ma anche dalla capacità di riconoscere i rischi, non sottovalutarli e comprendere che ogni scelta può avere conseguenze sulle vite delle persone. La cultura della sicurezza si costruisce anche attraverso messaggi capaci di raggiungere la sensibilità individuale e di trasformarsi in comportamenti quotidiani.
La giornata di Longarone ha mostrato come un’iniziativa commemorativa possa diventare anche un’occasione di educazione civile. Il monumento donato dall’ANMIL, il corteo accompagnato dalla banda, la corona d’alloro, il libro, la canzone e il video hanno parlato attraverso forme differenti, ma hanno condiviso un obiettivo: mantenere viva la memoria e rafforzare l’impegno per un lavoro che non metta a rischio la vita.
In questo percorso, la cultura non rappresenta un elemento decorativo della commemorazione. È uno strumento che permette di affrontare temi difficili senza ridurli a una sequenza di dati, offrendo occasioni per immedesimarsi, interrogarsi e riconoscere la responsabilità che ciascuno può assumere.
Il monumento di Renato Piccilli resterà a Longarone come testimonianza concreta di questa giornata. La sua presenza nello spazio pubblico ricorderà alle persone che passeranno da Piazza 9 Ottobre che le vittime del lavoro non appartengono soltanto al passato e che il loro ricordo deve continuare a interrogare il presente.
La commemorazione si è così trasformata in un’esperienza collettiva nella quale il ricordo ha incontrato la creatività, la partecipazione e la riflessione civile. Una giornata capace di unire la solennità del rito istituzionale alla forza comunicativa delle espressioni artistiche, facendo della memoria non un gesto conclusivo, ma un impegno che continua.
Perché ricordare le vittime degli incidenti sul lavoro significa anche scegliere che cosa fare affinché simili tragedie non si ripetano. E quando l’arte e la cultura aiutano a comprendere il valore di ogni vita, la memoria può diventare consapevolezza, la consapevolezza può tradursi in responsabilità e la responsabilità può contribuire a costruire un futuro più sicuro per tutti.



























