“L’esistenza è un esercizio duro da apprendere”

L’incontro che si è tenuto ad Andria, martedì 5 aprile, presso l’Auditorium Mons. Di Donna, con Franco Arminio ha avuto, a tutti gli effetti, il sapore del viaggio, il gusto della vita intesa come percorso personale, come espiazione che prescinde dal senso di colpa per abbracciare, invece, quella metafora umana che ammicca, allo scontro, agli occhi negli occhi, alle dinamiche relazionali.

”Esercizio duro da apprenderema arte fondamentale da approfondire”: definisce così l’esistenza Arminio, “paesologo”, poeta avellinese e documentarista promotore di battaglie civili.

”La cura dello sguardo” (Bompiani) non è solo il titolo del suo ultimo lavoro editoriale ma anche il leit motiv che caratterizza la serata evento, patrocinata dalla Città di Andria e promossa dal Settore Adulti di Azione Cattolica della Diocesi di Andria in collaborazione con il Forum di Formazione all’Impegno Sociale e Politico di Andria, la Biblioteca diocesana “S. Tommaso d’Aquino”, il Circolo dei Lettori Andria, il Museo diocesano “S. Riccardo” di Andria, il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di Andria e l’Associazione Italiana Maestri Cattolici di Andria.

Un tour attraverso le anime e i vicoli della città e dei suoi abitanti, un gioco di prospettive che interseca umori ed emozioni, il caos catartico della metropoli che fa il paio con la semplicità del borgo, una frugalità innata e dimenticata, il vulnus della frenesia quotidiana cauterizzata da un ritorno alle origini, radici del sé che si diramano, inevitabilmente, verso gli altri.

Il distanziamento fisico e spirituale della pandemia è alla base di quello che Franco Arminio chiama “autismo corale”, ovvero la comunicazione sommessa, la compagnia virtuale, la socialità artefatta di internet che ci trasforma in monadi, in corpi unici e menti sole.

Chi vuol essere lieto sia, del domani non v’è certezza”. Qui, la citazione di Lorenzo de’ Medici respinge il male per abbracciare una bontà che necessita di coraggio, di sguardi che formano una comunità; il presente, che ci vuole fragili, deve essere illuminato dalla speranza di un futuro nel quale essere interconnessi ai cuori ed agli ambienti, far divenire ogni luogo la nostra Casa.