Caro direttore,

Bauman osservò argutamente che noi consideriamo la libertà umana, almeno nella “nostra parte” del mondo, un fatto ovvio, ma nonostante questa convinzione tendiamo a credere con uguale fermezza di non poter fare molto – individualmente, con alcuni altri o tutti insieme – per cambiare il modo in cui vanno o sono fatte andare le cose. [1]

Le due convinzioni sono in evidente contraddizione tra loro, eppure non per questo credere ad entrambe significa mancare di logica, perchè entrambe godono di riscontro, da parte nostra, nella esperienza quotidiana.

Il sociologo ha poi affermato, citando il collega Pierre Bourdieu, che possiamo fare due tipi di utilizzi delle nostre conoscenze, un utilizzo “cinico”, poiché il mondo è quello che è, pensando solo al vantaggio egoistico, senza curarsi dell’equità della scelta, oppure possiamo utilizzare ciò che conosciamo in modo “clinico”, aiutandoci tutti insieme a combattere più efficacemente ciò che entrambi consideriamo sbagliato, nocivo o lesivo del nostro senso morale.

La scelta tra le due possibilità, in definitiva, spetta solo a noi e dipende dal livello di consapevolezza della nostra libertà e da quanto ci riteniamo capaci di incidere sulla realtà che ci circonda, seppur con il solo compimento di semplici gesti di prevenzione, come quelli che ci vengono consigliati in questi giorni.

Senza dubbio l’emergenza “Covid19”, che sta ormai scuotendo l’intera popolazione mondiale, ci costringe in questo modo ad un utilizzo “clinico” delle nostre consapevolezze, ad aiutarsi tutti insieme per aiutare sé stessi.

Tuttavia, in questa difficile situazione, fa molto discutere la decisione annunciata nei giorni scorsi dal governo inglese per fronteggiare l’emergenza.

La strategia sarebbe quella di permettere il contagio di almeno il 60% della popolazione, nel tentativo di “forzare” il raggiungimento di una sperata, ma più che mai incerta, “immunità di gregge”, anche se questa espressione è stata successivamente ritrattata con una più “diplomatica” constatazione della inevitabilità del contagio.

Ma al di là della mera questione terminologica, qual è la posta in gioco?

Facendo un semplice calcolo sulla base delle statistiche registrate finora, si stima un possibile “costo” della strategia, nella più ottimistica delle previsioni, di almeno 400mila morti [2] solo nel Regno Unito.

Una scelta feroce. Una scelta di un pugno di uomini nei confronti di migliaia di individui. Il “più debole” viene lasciato morire per salvaguardare il “più forte” sulla base di un ragionamento approssimativo. Una strategia che trova fin troppe affinità con ideologie che hanno scosso il nostro continente solo pochi decenni fa.

Pregevole risulta allora la riflessione di un giovane ricercatore, pubblicata su Facebook e condivisa dal noto biologo inglese R. Dawkins [3]:

“the statistics don’t care about what we think. Time to be people of the 21st century and apply everything we’ve learned so far as Homo Sapiens. Let’s be wise humans, not ignorant.”

(le statistiche non si curano di quello che pensiamo. È il momento di essere persone del 21° secolo e utilizzare tutto quello che abbiamo imparato finora come Homo Sapiens. Dobbiamo essere saggi umani, non ignoranti).

[1] Introduzione di Z. Bauman, in La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli, 2003.

[2]https://www.repubblica.it/esteri/2020/03/13/news/coronavirus_il_60_dei_britannici_dovra_contrarre_il_covid19_per_sviluppare_l_immunita_di_gregge_-251163099/

[3] https://www.facebook.com/RichardDawkinsBooks/posts/2659959234229065

Davide Polizzano


1 COMMENTO

  1. Semplicemente e decisamente sì. Dobbiamo essere saggi e mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato.
    Non mi esprimo sull’immunità di gregge e sull’utilitarismo etico anglossasone.

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