
O degli isolati
Entusiasmo a palla, picchi emotivi, attribuire la nostra felicità ad eventi esterni effimeri o, perlomeno, temporanei. Per carità, affondiamo le radici nella nostra umanità che, in quanto tale, ci proietta verso isole lontane, isole che, appunto, non ci isolino ma che sempre isole restano.
E allora ci rendiamo conto di quanto necessario sia mantenere un certo equilibrio interiore, quella bilancia cardiaca che equipari gioie e dolori, non perché sia inopportuno lasciarsi trascinare dall’impatto vitale, anzi, ma proprio per regolare, attraverso la nostra parte razionale, i decibel di suoni esteriori che minacciano ciò che davvero siamo, ciò in cui crediamo, le prospettive che ci poniamo davanti.
Dopo una gioia, quindi, c’è una preoccupazione uguale e contraria, dopo un dolore c’è una felicità potente a far capolino nella nostra esistenza.
Non è un’altalena, l’equilibrio prodromico ad un’evoluzione spirituale che parte da noi e arriva a noi per completarci.

























