
C’era una volta un bambino
che aveva imparato a fare a meno delle coccole.
Non perché non ne avesse bisogno,
ma perché non voleva più soffrire.
Allora crebbe in fretta.
Indossò un’armatura.
Divenne forte, autonomo,
capace di attraversare il mondo senza chiedere nulla.
L’armatura funzionò.
Lo portò lontano.
Un giorno incontrò l’Amore.
Per entrare in quella casa luminosa
si tolse l’armatura.
E fu allora che lo vide.
Sotto il metallo non c’era solo un uomo.
C’era ancora quel bambino,
con il suo bisogno di coccole rimasto intatto.
Entrò lo stesso.
Lasciò il bambino allo scoperto.
Quando arrivò il freddo,
il bambino tremò.
E l’uomo capì troppo tardi
di averlo lasciato senza riparo.
Quando tutto finì,
tornò all’armatura e la indossò di nuovo.
Ma non gli stette più come prima.
Gli strinse sul petto.
Pensò che fosse diventata piccola.
Ne costruì un’altra,
più grande, più spessa, più dura.
Quella lo proteggeva,
ma non riuscì più a muoversi come prima.
Si sentì pesante.
Non si riconobbe.
Allora se la tolse
e la gettò nel fuoco…
e dal metallo fuso venne fuori qualcos’altro…
…uno scudo.
Uno scudo che poteva impugnare quando serviva
e posare quando il cielo tornava sereno.
Il bambino restò vivo.
L’uomo restò libero.
E camminarono insieme.
Raffaele Farina


























