“Con il battesimo sei figlio di Dio. Adesso diventa ciò che sei!”

(Gregorio Magno)

Nella Chiesa antica, accanto alla venuta dei magi, che era ma manifestazione di Cristo ai pagani, si celebrava nella stessa liturgia la manifestazione di Gesù Messia ad Israele, con il suo battesimo e la manifestazione della sua ora a Cana di Galilea, come lo sposo redentore.

Nel battesimo di Gesù, in realtà, è la Trinità stessa che si rivela. È infatti presente il Padre, che manifesta l’identità del Figlio, e lo Spirito Santo che scende su di lui come colomba. Il Padre afferma: “Tu sei il mio Figlio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. L’espressione, “Tu sei il mio Figlio”, si riferisce al Salmo 2 che profetizza il Messia. Il Padre sta dunque affermando che Gesù è l’atteso, il Salvatore, il redentore degli uomini.

L’espressione “l’amato” richiama Isacco, il figlio amato di Abramo, che salirà sul monte Moria, carico di legna per essere sacrificato. Dio mette alla prova l’uomo sul monte, perché il figlio di un padre sia sacrificato, per provare la fede di Abramo. Isacco sarà salvato mentre Gesù, il nuovo Isacco, il vero Amato del Padre, salirà sul monte, carico del legno della croce e sarà offerto in espiazione dei peccati degli uomini.

L’espressione “in te ho posto il mio compiacimento” richiama un testo del profeta Isaia che narra del compiacimento di Dio per il suo Servo, poiché prende su di sé il male di tutti giustificandoli attraverso la sua espiazione.

In definitiva, l’affermazione del Padre, mosaico biblico di citazioni, afferma che Gesù è il Messia, il suo Figlio, il vero Amato che, sacrificato sul monte, donerà la salvezza, per la quale il Padre si compiace di tanto amore. Gesù ci mostra così di essere la gioia del Padre suo.

È al Giordano che è “consacrato” per la sua missione, già presente nel segno del battesimo. Gesù, nel Giordano, scende e risale, muore e rinasce, nel segno del battesimo, preludio di morte e risurrezione. I nostri fratelli orientali, per parlare di tale mistero, parlavano del Giordano come sepolcro liquido. Come Gesù scende nel sepolcro e risale dagli inferi per risorgere, così nel battesimo indica la sua missione ed identità. Egli si annienterà nella morte, donando tutto sé stesso, a compimento del mistero dell’Incarnazione, per vincere la morte e risalire, ascendere dagli inferi con la resurrezione e salire alla destra del Padre.

Dio si compiace di questo Figlio che si fa ultimo per portare tutti al Padre. Tutto si compie nell’Amore, nella forza dello Spirito che lega il Padre al Figlio e, per i meriti di Gesù, ogni uomo a Dio. Il Signore fatto uomo, Messia, Figlio di Dio e Redentore, con la sua sofferenza, con il suo battesimo, si immerge nel nostro peccato, morte e tragedia umana, per donarci la vita vera.

È per questo che non riceviamo il battesimo di purificazione predicato da Giovanni ma, immersi nella Trinità, siamo battezzati nella morte e risurrezione di Gesù, per poter essere figli nel Figlio di Dio. La Trinità, che si è manifestata al Giordano, nel nostro battesimo ci ha inondato della sua santità facendoci, in Cristo, re, sacerdoti e profeti.

Guardando all’Epifania della Trinità, sapranno i credenti riconoscere la loro dignità di figli di Dio, per la quale Cristo è morto e risorto? Giustamente Gregorio Magno diceva ai battezzati: “Con il battesimo sei figlio di Dio. Adesso diventa ciò che sei!”. Il battesimo che ci ha resi figli, rinnovato nello Spirito, spinga tutti a vivere da fratelli.