Femminismo non è il contrario di maschilismo…

Forse era scritto nel mio destino che prima o poi sarei dovuta diventare una “cultrice della materia” del femminismo. Su uno scaffale della nostra libreria, in mezzo ad alcuni libri con le copertine di cuoio e i titoli mancanti di qualche lettera, risposti lì come oggetti di antiquariato piuttosto che volumi da aprire, osservavo da bambina un testo dal titolo Femina superior. Risale al 1906. Il suo autore, il dottor Alessandro Roster, un medico, sentì il dovere morale e civile di esprimervi le sue tesi in risposta a un trattato di un neurologo tedesco di Lipsia, dal nome Moevius, intitolato Ueber den physiologischen Schwachsin des Weibes (“Sulla deficienza mentale della donna”), nel quale affermava che ella fosse un essere zoologicamente e biologicamente inferiore, basandosi su presunti studi scientifici antecedenti la teoria dell’evoluzionismo di Darwin. A pagina tredici, Moevius ci si rivolgeva così: “La vostra massa cerebrale (il vostro cervello) ha colla massa del corpo un rapporto che è inferiore a quello dell’uomo; il vostro angolo di Camper, la robustezza dei muscoli, gli attacchi tendinei e le impalcature ossee denotano in voi un’evidente inferiorità. La vostra intelligenza è minore e facciamo una generosa concessione riconoscendo in voi la percezione più pronta e la intuizione più rapida”.

L’indignazione che queste parole procurarono in Roster lo condussero a dedicare a tutte le donne d’Italia il suo volume “Femina superior”, con l’intento di smontare la tesi di Moevius: “Mi presento a voi, donne d’Italia, sperando che questo non sia seme gettato al vento, e che le mie parole vi insegnino ad alzar la voce, vi diano il coraggio di affermare quali sono i vostri desiderati, nel rapido movimento verso quella uguaglianza che sarà una delle conquiste del secolo.” Evviva! Era solo il 1906 e le donne italiane e di mezzo mondo accolsero l’invito.

La scienza avrebbe poi dimostrato che la differenza di circa centocinquanta grammi nel peso dell’encefalo maschile rispetto a quello femminile è assolutamente irrilevante ai fini del c.d. Q.I. – quoziente d’intelligenza -. Sembra che i maschi siano dotati di più neuroni e le donne di maggiori connessioni tra un emisfero cerebrale e l’altro, che la densità di neuroni per aree del cervello sia differente nell’uomo e nella donna e che questa peculiarità tra i due “gemelli diversi” sia responsabile di più spiccate capacità di un tipo o dell’altro nel primo o nel secondo.

Quando, in vista della prima assemblea di istituto di quest’anno, ho manifestato la mia intenzione di tenere un corso sul femminismo, le reazioni sono state di due tipi. Entusiasmo da parte degli interessati e delle amiche più strette, e prese in giro. I miei amici controbattevano – E allora noi facciamo un corso sul maschilismo!

Alle undici meno cinque del fatidico giorno, mentre mi recavo in auditorium per cominciare a sistemare il mio materiale sul leggio, un ragazzo mi ha fermata chiedendomi se fossi proprio io a tenere il “corso sul femminismo”, con un’espressione a metà tra incredulità e disprezzo. Confermato che sì, ero proprio io, ha corrugato la fronte e inarcato simmetricamente le sopracciglia, esclamando – Ma sei matta? Non puoi tenere un corso a scuola dove insegni che le donne sono superiori agli uomini! Io gli ho sorriso, invitandolo a parteciparvi perché avrebbe scoperto che si sbagliava di grosso.

No, non si è presentato. Peccato: ha perso l’occasione per scoprire che femminismo non è il contrario di maschilismo. Mi propongo di tornare sul punto in un mio prossimo articolo: stay tuned.