
La terza Giornata Mondiale dei poveri
Oggi, domenica 17 novembre, la Chiesa Cattolica, celebra la terza Giornata Mondiale dei Poveri, voluta da papa Francesco.
Tanti hanno accusano il papa, non solo in passato, di voler distruggere la Chiesa. Pensavo che, duemila anni, fa la stessa accusa fu fatta a Gesù per ciò che concerne il Tempio di Gerusalemme, cuore della fede ebraica.
Molti cristiani oggi, come gli accusatori di Gesù, confondono la distribuzione con la trasformazione. Gesù più che distruggere il tempio desiderava un nuovo culto, una liturgia dell’umano. Solo amando l’uomo per Cristo si può amare autenticamente Dio. Se in passato per incontrare Dio bisognava recarsi in un luogo sacro, adesso la sacralità è data dalle persone. L’idea cristiana della chiesa solo secondariamente è legata a luoghi fisici, poiché la chiesa è l’assemblea radunata da Dio, così come lo era l’antico popolo eletto, Israele.
Come nuovo Israele, la Chiesa, più che porre attenzione ai luoghi è chiamata ad amare le persone, le quali danno senso e significatività ai luoghi di culto. In altri termini l’amore per Dio che passava attraverso il culto nei luoghi si trasforma nello stesso amore che passa dall’amore per l’altro. Un ruolo tutto particolare, evangelicamente, è il povero, sacramento e presenza di Cristo stesso lungo il corso della storia. Evangelicamente i poveri sono i salvatori degli uomini, in quanto figura di Cristo, il vero Salvatore. Sono essi le pietre di Dio che sostengono la Chiesa. Se non si serve loro, non si ama Cristo.
La giornata mondiale del povero è dunque un invito, alla Chiesa tutta, a riconoscere il senso della sua presenza lungo la storia e il senso intimo della sua missione. Sapranno tanti cristiani, più che criticare, attuare tale verità? Più che fermarsi alle distruzioni di privilegi illegittimi, adulteri alla autentica fede, avranno lo sguardo profetico di chi comprende che solo amando ci si salva? La perseveranza e la pazienza di chi ama passa dal povero. Ma alla fine, qual uomo è così ricco da non sentire il bisogno d’amare? I poveri stanno lì a ricordarci che abbiamo tutti un debito di amore vicendevole. Senza amore per gli uomini poveri si diventa poveri uomini. Beato colui che, come Francesco, il poverello d’Assisi, comprende che è il lebbroso di turno, nella sua povertà, a renderci ricchi nella nostra misera ricchezza.


























