Hands of a person hugging another person (Drawing by pastels on brown paper)

 «LE CHIACCHIERE SE LE PORT U VIND!»

(mio nonno)

Le bandiere alzate delle mamme che recriminano la mancanza degli abbracci fra i loro figli piccoli ed i compagni di classe, i baci per strada, le mani nelle mani fra bambini accanto agli scivoli.

“Chi invita alla nuova chiusura, dovrebbe pensarci meglio”, leggo.

“Restiamo distanti oggi, per stringerci più forte domani”, ricordo.

“Ho voglia di fare tardi la sera per fare tutto quello che non si poteva”, canto.

Il guaio è che leggendo, ricordando e cantando non ho certo potuto fare a meno di procedere e, procedendo, di sentire ed ascoltare, guardare e vedere, riflettere e capire.

Girano articoli giornalistici di una gravità inaudita, causa dei dubbi che la gente nutre rispetto alle stime scientifiche. “Questa gente pensa che gli scienziati (come se fossero un’entità astratta) leggano un solo rapporto e vadano in panico, invece ognuno di noi passa le giornate, e la vita intera a leggere tutto quello che viene pubblicato sui giornali scientifici (e non le relazioni fini a sé stesse e non sottoposte a processo di peer-review)”.

Certo, non abbiamo tutti la fortuna di parlare quotidianamente con chi può pronunciare un tale discorso ed ha scelto di mettere il suo sapere a disposizione del prossimo, gratuitamente, allo scopo di poter fare divulgazione di verità per tentare, inextrema ratio, di fare qualcosa di buono per le nostre vite.

Su questo pianeta, è fuori discussione, la tenuta economica del sistema va difesa tanto quanto vita e salute ed è un concetto chiaro, specie dopo le devastanti conseguenze del lockdownnazionale a cui i governi hanno dovuto fare ricorso. Il seguito di un secondo lockdownnazionale, che da mesi e mesi sempre gli stessi governi ripetono debba essere evitato, sarebbe un pericolo per la vita tanto quanto lo è il virus.

Orbene, cosa era necessario fare? Rispettare le regole quando la diffusione era contenuta.

Cosa, invece, è stato fatto? Confondere i risultati del contenimento con una mutazione benigna del virus; dire che l’età media si era abbassata, non essendo capaci di capire che qualunque infezione parte (o riparte) ricomincia sempre dalla fascia di popolazione più attiva, per poi spostarsi solo in un secondo momento nelle famiglie e raggiungere i più anziani (cosa che sta accadendo adesso); comparare numeri assoluti di positivi e di tamponi senza avere un minimo di competenza statistica; intervistare in TV e sui giornali coloro i quali supportavano queste teorie strampalate, senza competenza, senza dati, per ego personale.

Ed ecco che ci sorprende l’autunno, periodo in cui si creano le condizioni naturali per le infezioni virali, ma siamo ancora fortunati: la crescita del virus è lineare, ancora controllata, non ha senso intervenire con misure drastiche, specie in presenza di una grande fetta di popolazione fatta danomask, produttori di tabelle Facebook, complottisti e negazionisti. In più, qualsiasi preparazione per il momento peggiore implica dei costi e, soprattutto, necessita di un pensiero globale,  capace di considerare tutti i molteplici aspetti di una faccenda. E come, se siamo invasi dalla sorella della pandemia del coronavirus, che è quella dell’analfabetismo funzionale?

Numeri alla mano, nello stesso autunno di cui sopra, la crescita controllata è diventata di nuovo incontrollabile ed esponenziale.

Il nostro governo era riuscito, a suon di immensi sacrifici del popolo, a contenere l’epidemia ed aveva chiesto a quello stesso popolo di non vanificare quanto fatto. Ma il volgo ha saputo solo lamentarsi, attaccare, vivere tre semplicissime regole base come tremenda privazione e contravvenzione all’art. 13 della Costituzione.  Se non posso fare di tutta l’erba un fascio, posso però constatare che evidentemente gli imbecilli hanno superato gli avveduti millemila a zero: la diffusione del virus accelera, le terapie intensive non reggono già più bene, il personale medico e paramedico non è sufficiente e se la prima volta ci si trova in apnea, la colpa è del virus; ma se avviene la seconda, la colpa è nostra.

Pertanto, non venitemi a rompere le balle con le favole metropolitane sul realismo che nuoce alle illusioni dei bambini, i quali devono poter sperare di tornare come prima!

Prima non esiste più, fatevene una ragione! Il lockdown nazionale sarà forse evitato ad ogni costo, ma le misure drastiche saranno necessariamente prese: le convenzioni sociali non possono più esistere, la libertà di contatto e movimento dovrà essere ristretta e tutte le chiacchiere sentimentali che accusano queste misure stanno a zero.

No, non me le dovete proprio rompere le balle, perché sono ioquella che resterà relegata di nuovoa 1200km da casa mentre voi non sapete nemmeno cosa significhi o, comunque, non dovrete scontare questa pena; saranno i miei figli (a 9 e 13 anni) quelli che non vedranno il Natale con l’unica nonna che gli resta e che, ad ottantaepassa anni, potrebbe non esserci più già a Pasqua, se non prima.

Dunque mentre voi vi struggete perché la mancanza degli abbracci vi devasta, io mi distruggo perché gli abbracci li ho dovuti dimenticare a prescindere ed oggi, per quanto questo realismo possa farvelo sembrare assurdo, io non solo voglio restituire un mondo umanoai miei figli, ma voglio ridar loro un mondo fatto di vivi, che possono permettersi di restare in vita!


FontePhotocredits: pixabay.com
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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.