Località segreta, baffi sempre più lunghi che taglierà “quando arresteranno Matteo Messina Denaro”, baffi da cui, forse troppo spesso, spunta una sigaretta, fisico esile chiuso in un cappotto nero che basta l’apertura di un mio braccio per raccoglierlo tutto: a tu per tu con Pino Maniàci.

Pino Maniàci è accusato di estorsione ai danni dei sindaci di Partinico, la sua città natale, e Borgetto. Piccoli centri in provincia di Palermo che insieme non superano i 40mila abitanti. Perché Pino Maniaci avrebbe dovuto estorcere denaro? Per assicurare ai due sindaci di adottare una linea morbida nei suoi editoriali in tv, o almeno questo è quello che gli viene imputato.
Per chi non lo conoscesse, Pino è il fondatore di una piccola emittente locale, Tele Jato, che negli anni ha acquisito importanza di carattere nazionale e internazionale per le sue inchieste contro la mafia, i politici corrotti e le grandi aziende conniventi legate agli uni o agli altri, o tristemente a entrambi. Cosa che l’ha portato ad essere uno dei 100 eroi dell’informazione (unico italiano insieme a Lirio Abbate) secondo Journalist sans frontieres.
Tra le inchieste condotte da Maniaci, c’è quella relativa alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, nello specifico sui criteri di assegnazione dei beni confiscati alla mafia che ha portato la procura di Caltanissetta a investigare, tra gli altri, sulla Giudice Saguto, attualmente sospesa da ogni incarico.

Pino, io non ti conosco. Negli anni sei stato definito “giornalista antimafia”, “paladino antimafia” e in tanti altri modi simili. Sono definizioni che ti appartengono?

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Io mi sono definito da sempre un giornalista normale che fa il proprio dovere. Se questo significa essere antimafia non lo so, sono sempre stati altri a darmi questa definizione. Alcuni mi hanno anche definito pataccaro, soprattutto negli ultimi giorni. Di sicuro penso che dalle mie parti si sia istituzionalizzata la parola “antimafia”, che dovrebbe essere la normalità ed essere presente nel cuore di ogni cittadino onesto. Non ho mai avuto distintivi o armature né me ne sono messa addosso alcuna. Tele Jato è una televisione normale, che fa semplicemente quello che dovrebbero fare tutti: lotta alla mafia senza se e senza ma, lotta contro tutte le illegalità, a qualsiasi contenitore appartengano; ovviamente questo significa fare del giornalismo con la schiena dritta, dove chi scende sul territorio si consuma le scarpe e racconta i fatti senza infingimenti politici.

Quindi, chi fa questo tipo di giornalismo è “antimafia”. E chi non lo fa?

Non è che chi non fa quello che facciamo a Tele Jato è mafioso o colluso. Nella maniera più assoluta. Io sto semplicemente dicendo che per me il giornalismo in Italia è tutto politicizzato. In mano alla politica di destra e di sinistra. Per esempio, chiamo Repubblica “ascellare di sinistra” e non mi sembra di dire nulla di nuovo se affermo che Repubblica è allineata al governo Renzi e che forse mi attacca perché nel video do dello “stronzo” al Premier (dopo la telefonata del Primo Ministro, che solidarizzava con Maniàci per l’uccisione dei suoi cani, ndr). Rispetto agli altri, sono quelli che mi si sono scagliati contro nella maniera più virulenta, ma intanto fino a ieri facevano i porgitori di microfono alla Saguto. Ma questo è un altro discorso. C’è anche il giornalismo di destra, quello di Libero, Il Giornale, che ovviamente sono la voce del padrone.
O, ancora, nel campo dei media per me è impensabile che la Rai appoggi questo o quell’altro Governo che nomina il consiglio d’amministrazione. E questo l’ho sempre detto ai miei colleghi. Sarà per questo che non mi amano. Ecco, io dalla stampa sono stato già processato, dichiarato colpevole e ovviamente denigrato.

Comunque vada la tua vicenda giudiziaria, in questo momento Pino Maniàci è stato presentato al pubblico in una veste che magari non tutti conoscevano. Qualcuno ti ha difeso dicendo “se voi conosceste Pino Maniàci, sapreste benissimo che i suoi modi sono quelli da sempre e che la prima cosa che fa rispondendoti al telefono è riempirti di parolacce”. Però questa immagine che è stata data di te ha in qualche modo spaccato il consenso anche tra giornalisti e blogger: da una parte c’è chi dice che forse non è tutto come sembra, dall’altra quelli che si sono dissociati ed hanno completamente girato pagina.

Ti interrompo un attimo, per dire qualche parola sull’operazione, poi rispondo a tutte le tue domande.
Una riflessione che io chiedo di fare ai miei colleghi, prima di mettermi in croce: cosa c’entro io con una operazione antimafia, con 10 mafiosi che ho sempre chiamato e continuo a chiamare pezzi di merda, tanto che una volta uno di questi mi ha minacciato di morte? Niccolò Salto in una farmacia a Borgetto mi ha minacciato di morte dicendomi che dovevo andare a comprare due metri di corda e andarmi a impiccare. L’ho querelato, è stato assolto. E pensa che per notificarmi un semplice divieto di soggiorno in provincia di Palermo e Trapani, sono venuti alle 3 di notte a casa mia, mi sbattono sui giornali insieme a 10 mafiosi e, al contempo, se vedi il faldone dell’ordinanza della Procura, ci sono 257 pagine che riguardano i 10 mafiosi. Dalla 258 fino a oltre pagina 400, si parla esclusivamente di Pino Maniàci e soprattutto di fatti strettamente personali. Ma non viene il dubbio che l’obiettivo sia quello di screditare esclusivamente Pino Maniàci?

Ci sono riusciti?

No, nella maniera più assoluta. Perché succede tutto questo? Qualsiasi giornalista avrebbe dovuto porsi questa domanda. Cosa c’entro io con 10 mafiosi, che ho sempre chiamato “merda”, “spazzatura”? Perché questo privato messo in pubblico? È possibile che sono andato a toccare qualche nervo scoperto a un pezzo del Tribunale di Palermo? Tre giorni prima che Repubblica anticipasse la notizia del fatto che io fossi indagato, noi abbiamo messo mano alla Sezione Fallimentare del Tribunale di Palermo. Ed io ti posso garantire che c’è un verminaio superiore a quello che c’è alle Misure di Prevenzione (riferimento al Caso Saguto, con la giudice indagata dal Tribunale di Caltanissetta, ndr). Io chiedo ai miei colleghi giornalisti che si sentono coi controcoglioni: siete disposti e siete pronti ad andare a fare un’inchiesta di questo tipo? Li avete i coglioni di andare a vedere cosa succede nella sezione fallimentare del Tribunale di Palermo, dove sono state date consulenze ai magistrati per migliaia di euro in periodo di spending review?
Avete preferito massacrare, crocifiggere e distruggere Pino Maniàci e la sua famiglia, che sono più facili da attaccare rispetto a dei magistrati presumibilmente corrotti.

Ti rifaccio la domanda: questa “crocifissione” ha cambiato l’idea su Pino Maniàci? Ha permesso alla gente di dubitare di te?

Oggi abbiamo un popolo spaccato soprattutto su delle vicende e delle questioni strettamente personali. Per queste devo rendere conto e chiedere scusa esclusivamente alla mia famiglia, non certo al pubblico. Perdonami la volgarità, ma uno non è più contro la mafia se va a scopare? Perché di questo parliamo. Non ha più moralità se ha una scappatella? Quanti milioni di italiani hanno l’amante o si permettono una scappatella ogni tanto? Dunque di cosa stiamo parlando? Chi mi conosce sa che sono scafato nel parlare, il mio “ti voglio bene” è “vaffanculo”. “Minchia” è la mia virgola e “Cazzo” è il punto e tanto altro ancora. Possibilmente sono stato un cretino che si è vantato della propria potenza, non solo sessuale, ma anche di altre cose. Ciò non toglie che restano cose prettamente personali e intime. È stato scritto che avrei voluto fare l’onorevole, ma io non l’ho mai voluto fare per scelta nonostante ne avessi avuto la possibilità. Io non ho mai amato il lusso, io non ho mai amato le auto blu, io cammino con macchine scassate, io ho girato tutta l’Italia senza mai chiedere un centesimo alle scuole che m’invitavano, ho girato tutta la Sicilia mettendoci di tasca mia i soldi del gasolio e poi vado a fare un’estorsione di 50 euro? Ma come, io per andare a trovare i ragazzi a Catania metto 100 euro di nafta e poi faccio un’estorsione di 50 euro al sindaco di Partinico, Lo Biundo?

Ci sono anche i 366€ chiesti al sindaco di Borgetto.

E sì, l’IVA (ride e accende un’altra sigaretta. Intanto un uomo passa e lo saluta, ndr). Vedi la solidarietà della gente? La gente ha capito. I Carabinieri e la Procura non hanno capito che questo sarà un boomerang. Non l’hanno capito, lo vedranno prossimamente. Lo vedranno nel momento in cui io potrò ritornare. Mi è stato privato un diritto fondamentale, quello della conduzione del mio telegiornale, magari ci rivolgeremo alla Corte Europea dei Diritti Umani. Mi è stato vietato di seguire mio figlio. Non l’ho mai detto, ma non ce la faccio più: da qualche mese ho abbandonato la redazione di Tele Jato e l’ho fatto per un motivo molto grave. Nel mese di dicembre dell’anno scorso viene diagnosticato a mio figlio Giovanni un tumore. Una gravissima malattia. Ho lasciato tutto, ho seguito mio figlio. Ad oggi ha fatto ben quattro tornate di chemioterapia, di otto ore l’una, a Cefalù. Ha delle placche enormi addosso e non sappiamo come finirà.
Io quel giovedì dovevo andare a Cefalù per accompagnare mio figlio. Non l’ho lasciato un attimo solo, mai! Con tutta la famiglia abbiamo lavorato per evitargli il baratro della depressione. Il Tribunale e i Carabinieri di Partinico lo sapevano, eppure hanno inferto la coltellata. Mi hanno distrutto. Ma non è finita.

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