In montagna gli sforzi però hanno il valore del panorama

Parlare di montagna significa pensare alla bellezza dello sguardo ed alla musicalità del silenzio. La montagna è simbolo e sintesi di archetipi, cultura e civiltà. Nella sua grandiosità è criterio involontario di comprensione del mare e della pianura. Montagna è vita e rifugio, passione e sofferenza, incanto e fatica. La montagna grida una bellezza tutta particolare durante il periodo estivo ma, come una donna alla moda, cambia colori continuamente, esercitando un mirabile fascino.

Essa incute non solo passione ma anche un forte senso di rispetto, misto ad un certo timore. Sono splendide le narrazioni e i sistemi sociali delle piccole comunità montane, portatrici di tradizioni e rapporti umani autentici. In montagna, si mette da parte la vita ansiogena della città, lì è la natura a dettare i ritmi del tempo. L’ambiente montano determina profondamente il ritmo vitale, personale e comunitario. Le montagne hanno anche a che fare con slavine, frane, cambiamenti improvvisi di tempo. Tutto ciò fa paura, ma è la paura che salva, necessaria a comprendere la realtà che si vive ed anche a comprendere meglio sé stessi.

La montagna insegna la fatica, l’ascetismo. In montagna gli sforzi però hanno il valore del panorama, della contemplazione e non semplicemente, come in una palestra, una sudata salutare. La montagna, impegnando corpo e mente, trasmette un’energia che trascende il proprio spirito che, atavicamente, tende all’ignoto ed al pericolo per potersi superare. La montagna è una palestra dove si impara un miglior rapporto con sé stessi aprendosi agli altri, allenando lo spirito all’ascesi personale ed alla condivisione comunitaria. Nelle notti profonde, lontane dall’inquinamento luminoso, in montagna, si contempla l’incanto delle stelle e la luna in tutta la sua bellezza.

Il buio che a tanti fa paura, in montagna, è la possibilità di contemplare spettacoli che nessun artista potrebbe mai offrire, neanche al pubblico più ricco e ragguardevole. La rusticità della vita, la valorizzazione dell’essenziale, un senso di umiltà offerto dalla oggettiva piccolezza di sé stessi dinanzi alla maestosità ed incommensurabilitá dei monti, insegnano il discernimento tra utile ed inutile, tra utile ed essenziale. La montagna non parla ma, come un docente eccezionale, insegna. La montagna non si paga ma, come la migliore delle palestre, forgia il corpo.

La montagna non ha libri ma, come nelle più ricche biblioteche, per chi sa leggerla, apre la mente. La montagna non ha sentimenti ma, come per le amicizie e gli affetti più cari, apre il cuore. Le montagne sono più grandi di noi ma sanno farsi piccole perché, proprio quando le si lascia, loro non lasciano il cuore di chi le ha amate. Il vero male di montagna è dunque non conoscerla; avere il “male di montagna” significa dunque portarle nel cuore.


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Salvatore Sciannamea
Sacerdote della diocesi di Andria, attualmente sono fidei donum in Valle d’Aosta, ho conseguito la Licenza in Antropologia Teologica presso la Facoltà Teologica Pugliese “Regina Apuliae” di Molfetta. Autore di numerosi libri presso le Edizioni Sant’Antonio; collaboratore della Rivista Trimestrale di Teologia e Spiritualità “Jesus Caritas - Famiglia Carlo de Foucauld” e curatore della rubrica “Ripensare tra bellezza e verità” sul sito del mio paese d’origine: Canosaweb.it. Ogni martedì, pubblico sul mio canale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCCgVJk1DCdYQhIeh9c6jmBQ) dei video-incontri di tipo culturale, spirituale e religioso, per riflettere ed interrogarsi sul senso della vita, sull'amicizia e la bontà.

1 COMMENTO

  1. Che bello, per me, leggere questo articolo. Le montagne, non delle vacanze, ma quelle che diventano casa, dapprima sono claustrofobia, poi diventano abbraccio di ogni mattina. Necessitano di essere osservate, immobili non sono mai le stesse: dopodiché si lasciano capire. E spaventano: ma avvisano, avvisano sempre. Hanno davvero bisogno ne si comprenda il silenzio, perché possano parlare. E lo fanno, Dio sa se lo fanno.
    È sacrosanto: “in montagna gli sforzi hanno il valore del panorama”.
    Grazie per queste parole: sono a casa in pieno Tavoliere, mi hanno riportato a casa nel pieno centro delle Alpi.
    Un caro saluto.
    Myriam Acca

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