Rigenera i sentimenti, dona consapevolezza alla quotidianità, fa sbocciare i sogni

È solo una bimbetta, Lucia Lemma, chioma fluente, corpo esile, mani febbrili, occhioni spalancati sul mondo, una gran voglia di tuffarsi nella vita, quando, sotto la guida di “mammina e paparino” assieme al fratellino Nicola e alla sorellina Mimma, il suo cuore vibra febbrilmente nel realizzare il primo presepe.

Anche ora, che i bianchi capelli hanno il sopravvento su quelli neri, che gli scriccioli dei suoi figli sono sovente di stanza a casa sua, strattonandola, arrampicandosi su di lei come su un albero, sgattaiolando sotto i tavoli, trasformando le sedie in cavalli, immancabilmente, a novembre apre il cantiere del presepe.

Si tuffa con tutta sé stessa.  Il tempo, che le regala calore come il sole, caparbiamente, lo trova, perché intende raggranellarlo, come succede a ciascuno di tutti noi, quando qualcosa ci tocca da vicino ed è significativamente importante. Perché il presepe per lei ha senso, profondo, non solo religioso, una rinascita spirituale, ma anche corporea, sentimentale, familiare.

“Amo il Natale, mi riporta in vita le persone che rivivono in me, sento nell’aria la gioia che provavo da bambina, quando l’appartamento di zia Giulia, giunonica, della nonna, spalle coperte da mantella, e il nostro, intercomunicanti, risuonavano di musiche e canti natalizi.

Allora… noi bambini rompevamo le mandorle, …facevamo la salsa, … pentole, padelle, stoviglie e posate echeggiavano, nell’aria festosa. Tutti insieme, inebriati dai profumi, visi ardenti colorati dalle fiamme del focolare, impastavamo e sfornavamo torte, biscotti, focacce e frittelle, giocavamo a tombola con i fagioli, sgranavamo il rosario” riferisce con gli occhi che le si umidiscono.

Mai sola all’opera! Avrebbe poco senso per lei che ha sempre privilegiato il lavoro di squadra.  Un rito corale che vede officianti e fedeli, impegnati convulsamente, freneticamente. Lei, in prima linea, dà il là e trascina piccoli e grandi come una pifferaia. Tutti l’affiancano durante la lunga marcia, ridendo, rammentando, scherzando, mangiucchiando, urlando. Mentre la televisione dorme saporosamente nello stesso letto dei cellulari! Clima giulivo, spennellato con i colori dell’arcobaleno.

In prossimità del Natale, personaggi ed ambienti vengono ripescati dagli scatoloni della soffitta. Occorre ricomporre ambienti della civiltà agricola e pastorale. Interviene a dare una mano, la permacultura, scienza capace di progettare qualsiasi realtà senza penalizzare nessuna creatura, nessun contesto.

Gli occhi riverberano le lucine balenanti, il cuore fibrilla, l’anima esulta.  Un’ovazione ed un abbraccio suggellano fisicamente e spiritualmente l’abnegazione profusa, la curiosità infantile, l’inventività esplosa, la stanchezza domata, la condivisione conviviale.

Di volta in volta il presepe è diverso, ma racchiude sempre un’anima fremente, una precisa logica costruttiva ed un’armonica distribuzione dei vari habitat e personaggi. Anfratti, grotte, sporgenze, cocuzzoli, depressioni, aree pianeggianti, realizzati con assi, carta, cartoni, stracci, pezzi di polistirolo, sughero, muschio. Materiale povero. Recuperato e valorizzato per la dignità che possiede, al di là della valutazione spietata umana.

Precarietà edificatoria, come quella presente nella vita, come anche nel cosiddetto lavoro di molti occupati.  “Non so come l’insieme si regga, ho sempre paura che da un mento all’altro qualcuno possa finirgli addosso, e tutto d’un tratto si affastelli su sé stesso. Immancabilmente, però la fragile costruzione regge imperterrita e per mesi troneggia per opera dello spirito del Presepe, lo spirito di Madre Terra, lo spirito che è in me, negli ascendenti, nei discendenti, in tutto il cosmo” sussurra pudicamente.

Infiniti, i mestieri, espressione della civiltà contadina ed artigianale, numerosi i personaggi, umani e animali: calzolai, contadini, sarti, pescivendoli, muratori, falegnami, infermieri, pastori, mugnai, maniscalchi, banditori, raccoglitori di liquami, fornai, ombrellai, riparatori di piatti di terracotta, arrotini, saltimbanchi, clown girovaghi; bambini, ragazzi, uomini, donne, sani, ammalati, disabili; pecore, capre, buoi, asini, cani, gatti, galline, ricci, persino topolini e scarafaggi. Tutti protagonisti, nessuno semplice tappezzeria “come dovrebbe essere nella realtà quotidiana” chiosa.

Rivive, un altro mondo, quello di una volta, umili abitazioni fatiscenti, stalle che profumano di letame, officine nere di fumo, cumuli di spazzatura agli angoli delle strade, botteghe agghindate da fuliggini, poderetti incontaminati, strade polverulente, percorse da carretti. Prati rallegrati da calendule, papaveri e malve, pascoli ospitanti mucche e vitelli che ruminano, tenero verde del grano appena germogliato, ulivi, carrubi, mandorli, viti, allori, corbezzoli, l’identità arborea del territorio.

Di ogni figura, ambiente ricorda i più minuti dettagli, temporali e spaziali. Le difficoltà, le collaborazioni, i pianti per le rotture, le esultanze per le riparazioni E mentre parla, si emoziona, si commuove, la bocca si trasforma in una falce di luna, gli occhi sgusciano come due neri piselli che escono dal baccello ovale, il viso si stira, come se stesse interessandosi della vita di persone, animali e paesaggi, concreti, portatori di luci ed ombre.

Ne emerge l’identico profilo umano che si stagliava nell’attività professionale. Uragano, gonfio di entusiasmo nella palestra della scuola. Innamorata del teatro e del canto, dava vita a drammatizzazioni e rappresentazioni canore, e tutti gli studenti impegnati nel coinvolgersi, nell’esprimere al meglio sé stessi, prendendosi cura del corpo e dell’anima.

Sapeva vita e miracoli di ogni alunno e famiglia, e il meglio di ciascuno di loro sempre riaffiorava.  Sulla stessa scia del padre, preside per molti anni ad Andria e Barletta, la cui impronta rimane ancora indelebile per l’abnegazione e la professionalità. Chissà quanti studenti, infatti, ancora oggi lo ricordano!

Ieri ed oggi, quando arrivano le feste, la casa, aperta al sole, ai fiori, all’allegria, si riempie di parenti e amici, una tribù sterminata. Tutti a cucinare, rassettare, cantare, suonare, fare teatro, ballare. Chi esce, chi entra, chi sale sulle sedie, chi fa capriole, chi piange, chi ride. E mentre il teatro umano è impegnato nel rivivere fisicamente e spiritualmente la festa, il trambusto è così intenso che le creature del presepe, umane, animali e vegetali, si mettono a dialogare, correre, saltare, belare, nitrire, abbaiano, miagolare.

Guardandoti negli occhi, precisa, come se tu non lo avessi ancora compreso: “Continuerò a fare il presepe fino a quando avrò energie a sufficienza. Certamente, qualcuno dei miei figli o nipoti, quando le gambe vacilleranno, le mani artrosiche tremeranno, gli occhi appassiranno, le orecchie diventeranno sorde come le campane di bronzo di una volta, ereditando i miei talenti e potenziando la sua ricchezza, si metterà al timone e continuerà a solcare la rotta di questa fantastica esperienza familiare! perché la magia del presepe rigenera i sentimenti più delicati, elargisce consapevolezza alla quotidianità, fa sbocciare i sogni chiusi nel cassetto.”


FontePhotocredits: Domenico Dalba
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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

9 COMMENTI

  1. L’articolo si identifica in un tuffo nel passato avvolti da una soffice, calda e magica atmosfera natalizia. Il tutto dalla bella penna che Mimmo Dalba rappresenta.

  2. Che bello leggere di atmosfere passate, di luoghi conosciuti e abitudini comuni..
    Si percepiscono i suoni, gli odori, addirittura le voci tanto è veritiero il racconto..
    Un tuffo nel passato più bello e autentico della nostra infanzia..

    Complimenti Mimmo per le emozioni che ci fai vivere

  3. Magia. Il presepe ha in sé una sua magia. A me incanta l’ atmosfera che trasmette, sopratutto quando in solitudine ti avvicini e ti soffermi con occhio bambino sulle statuette di gesso colorato. Vorresti far parte di quel mondo semplice, autentico, fatto di gestualità accoglienti e aggreganti. Poi le lucine gialle, fioche catturano la tua attenzione, e il pensiero approda su un’ isola di pace che vorresti. Desiderio di un equilibrio cosmico. E di pace nel mondo.

  4. La tua descrizione ricca e dettagliata dell’opera annuale la cui artefice dedica tempo,amore,passione è il risultato non solo di ricordi ma di antichi e solidi legami familiari che vengono trasmessi a coloro i quali Le sono vicini.

  5. Come sempre, Mimmo, hai saputo rievocare, con il tuo racconto, tempi andati ma mai dimenticati. Ho rivissuto, leggendo, il tempo di quando, bambina, guardavo i presepi costruiti negli angoli di casa delle mie nonne. C’era in quei “poveri” presepi una sacralità che ormai si è completamente perduta! Davanti a quei presepi, ci si segnava e si recitava il rosario e la novena! Grazie per aver suscitato questi ricordi! Sempre con affetto, Dolores Rotunno.

  6. Gli anni si susseguono e in una società, dove il dono delle relazioni vere e in reale presenza , sono sempre più diluite è bellissimo questo momento di ritorno alle tradizioni e di ricreazioni d”atmosfere e ambienti che i presepi ricreano . Lì in molti specie quelli con i capelli bianchi c”emozionano , e nei ricordi che affiorano ci commuoviamo . Grazie Mimmo per aver fatto vibrare le corde dei nostri cuori e delle nostre anime .

  7. Suggestive immagini fanno da cornice a questo bellissimo articolo, a ricordarci quanto l’ornamento dell’amore, spiegando le vele dei sentimenti e l’impeto del cuore, possa essere fonte inesauribile di creatività e di emozioni.
    Mi sono persa in questo incanto, in questa malia del Natale e mi si è ridestata in cuore una nostalgia struggente di altri Natali … dopo tanta strada, tante cicatrici nell’anima, tante fiammate e tanta cenere…
    Ti ringrazio Mimmo e mi congratulo con la signora Lucia. Auguro a entrambi di essere sempre animanati di quella stupefacente energia, che solo l’entusiasmo può regalare.
    In questa ricorrenza dolcissima – festa dell’umanità che si riscopre famiglia – è bene riflettere sulle guerre che dilaniano i popoli, pregare per la pace, augurarci la pace.
    Gesù accarezzi il cuore di ognuno di noi e lo ricolmi della sua tenerezza.
    Buon Natale!

  8. Una immersione quasi subacquea nelle storie dell’infanzia. Stessi suoni, stessa musica, stesso teatro. Diapositive diverse. Vissute da dentro, come attori protagonisti di una famiglia allargata.

  9. E’ come un batuffolo di morbida lana. impregnato di emozioni, sentimenti, gesti, riti… IO INDOSSO QUESTO GOLF.
    Mininno Assunta, pittrice di Cerignola.

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