La nostra e insostituibile ‘miglior merce’

Nonostante il fatto che la nostra terra, sede della Magna Grecia, sia stata uno dei luoghi del Mediterraneo definito non a caso da Paul Valéry il ‘mare del possibile’ dove è nato il più sano pensiero filosofico-scientifico e grazie ad esso siano germogliate le prime e sempre più indispensabili idee democratiche per merito di uomini insieme scienziati e politici, ci manca ancora una chiara presa di coscienza dello stretto legame tra produzione di conoscenze e  sviluppo sociale e civile; un tale percorso  porta con sé la formazione continua ad ogni livello coll’innescare processi  di innovazione sempre più necessari,  come ampiamente dimostrato da vari studi che hanno chiaramente evidenziato come migliorano le comunità se aumentano le competenze di base sino ad investire tutti i componenti, non a caso fatto considerato da Primo Levi ‘la miglior merce’ e che ha  contraddistinto in particolar modo il mondo ebraico nei diversi posti dove si è insediato. Se l’Italia nel suo insieme investe  nel campo della ricerca relativamente poco pur essendo un paese privo di materie prime rispetto ad altri paesi  che si trovano nelle medesime condizioni, nel nostro Sud la situazione è ancora più carente dove, salvo alcune eccezioni, non si sono create le condizioni per una piena presa in carica, sia a livello delle istituzioni che dei singoli cittadini, di tale problema sempre più cruciale per le sorti dell’intero territorio; non è un caso che, quando sorgono delle criticità nei vari campi, dal campo della salute a quello delle piccole e medie imprese col loro sempre più crescente bisogno  di nuove tecnologie per meglio competere sui mercati ormai globali, ci si rivolge a dei poli di ricerca sperimentali, pubblici e privati, quasi tutti situati nel Nord dove si portano avanti ricerche di avanguardia nei vari campi.

I risultati ivi conseguiti  si riversano nel tessuto sociale ed economico in quanto diventano volano e lievito di sperimentazione in altri campi con l’innescare processi virtuosi per l’intera regione, a partire dal sistema produttivo, che viene   ad arricchirsi sul piano qualitativo col ricostruire il plafond ed i pilastri per ulteriori processi innovativi;  viene così a crearsi un circolo virtuoso dove società civile e mondo della ricerca dialogano in modo continuo e non più sporadico mettendo sul terreno i reciproci bisogni  col soddisfare le diverse esigenze  dove ricerca, produzione di risorse cognitive, acquisizione delle competenze e formazione diventano un solo binario, base della società della conoscenza, per rispondere  alle sfide sempre più globali del XXI secolo, sfide che partono sempre dal locale e dai luoghi in cui si viene ad operare. E tale fenomeno si è verificato  grazie a delle scelte politico-culturali di più ampio respiro  e non legate solo a contingenze particolari che, nel favorire anche i rapporti tra pubblico e privato, hanno mirato ad integrarle come parti costitutive del territorio col farle sentire come appartenenti all’intera comunità; e tutto questo è stato accompagnato da un’altra e più lungimirante scelta, quella di privilegiare  l’assunzione di giovani ricercatori più portati a guardare avanti e più in là grazie a delle esperienze maturate a volte fuori dai confini nazionali dove tale fatto è ormai una realtà  ben consolidata.

Se poi si aggiunge un altro  elemento che si sta rilevando sempre più strategico per le giovani generazioni, quello di mettere in atto dei percorsi didattici in grado di trasferire tali alte competenze nella loro formazione  di base, si perviene ad una più matura presa di coscienza sociale del ruolo-chiave  di tale ‘miglior merce’; si arriva così a toccare direttamente con mano il suo essere cruciale e indispensabile, processo  che coinvolge famiglie, scuole, istituzioni, enti pubblici, banche e fondazioni  verso la necessità  dell’investimento di ulteriori e indispensabili risorse nella ricerca per i benefici diretti e indiretti sino a ridare all’intero territorio  una nuova fisionomia e credibilità, come è avvenuto in certi posti del Centro-Nord, risorti quasi letteralmente col mettere in campo processi creativi di vario genere dove le tradizionali vocazioni sono state riscoperte ed integrate con le  prospettive multidisciplinari aperte dai centri, piccoli o grandi,  di avanguardia ivi insediati.  Se in un primo momento, come era in parte prevedibile, sono stati ritenuti quasi dei corpi estranei o addirittura un lusso che non ci si poteva permettere, sia pure lentamente si sono lentamente intrecciati col destino del territorio sino a renderlo competitivo  a livello internazionale, una volta entrati nella coscienza come garanzia per un bene comune fruibile in diverse direzioni in primis per la salute; è stato poi più facile trarne dei benefici  per altri settori produttivi dall’agricoltura al turismo, dal paesaggio  all’economia sostenibile nell’aiutarli in modo strategico nei  difficili e improrogabili processi di transizione in corso, sempre più necessari per gettare le basi di un nuovo Antropocene e per le sorti stesse della democrazia.

Il nostro Sud nel  complesso delle sue componenti è, pertanto, invitato, per non rimanere tagliato fuori ancora una volta dai circuiti che contano, a prendere atto di queste esperienze col metabolizzarle ad ogni livello, a renderle consone alle proprie esigenze per evitare, come è successo spesso nel recente passato, scelte imposte sul territorio  di politiche industriali senza tenere conto delle specifiche vocazioni i cui danni sono sotto l’occhio di tutti; solo determinati e mirati percorsi di ricerca  nei diversi campi possono invertirne la rotta e questo sta in parte avvenendo per il ruolo guida di centri  presenti nei vari Atenei che preparano giovani ad affrontare i faticosi processi di transizione col favorire la nascita di diverse startup dalle tecnologie verdi ai problemi della sicurezza alimentare e non.  L’energia e la sua gestione, la salvaguardia dell’ambiente, il miglioramento dell’agricoltura, la mobilità e diversi altri progetti di economia circolare sono, infatti, i settori dove maggiormente si concentra lo sforzo della ricerca con la messa a punto di nuove ed indispensabili tecnologie innovative, fenomeno  messo spesso in risalto dagli stessi quotidiani e dai social; i mass-media con i mezzi che si hanno oggi a disposizione possono svolgere un ruolo non secondario in tal senso, ma non si devono limitare solo a riportarne sporadicamente qualche risvolto più applicativo come si fa in genere, ma devono contribuire a formare una  coscienza che si diffonda capillarmente nel territorio nel creare le condizioni di base per una articolata politica ad ampio raggio dell’investimento nella ricerca di punta. E tutto questo si rende necessario perché ancora non ha  inciso in profondità sulla mentalità del cittadino comune che  la vede come un corpo estraneo o elitario anche perché non viene a toccare ad esempio direttamente e per il momento i suoi  bisogni in campo sanitario  che è uno dei bisogni primari, dato anche l’aumento della popolazione anziana.

Occorre che quella che viene chiamata da più parti ‘casa dell’innovazione’ prodotta dagli investimenti nella ricerca, più sentita come cogente dalle nuove generazioni per le diverse opportunità di lavoro che sta offrendo, entri nel patrimonio di tutti come la ‘miglior merce’ a cui fare continuo affidamento col diventare parte integrante dei nostri orizzonti vitali; ed il settore sanitario, su cui si è puntato molto di più al Centro Nord e che riguarda tutti, goda a sua volta dei cosiddetti ‘risvolti infiniti della ricerca’  che hanno dischiuso in ogni parte del mondo anche se fatti con scarsi mezzi, dove hanno avuto la possibilità di sorgere anche grazie a delle menti illuminate e spesso con sacrifici personali, percorsi inediti e forieri di possibilità prima impensabili. Ma tutto questo richiede a monte un corale processo  di quasi rigenerazione civile nel senso di capire innanzitutto che, oggi, una buona assistenza in campo sanitario non è dovuta solo alla bravura della classe medica  o alla buona volontà dell’amministratore di una determinata struttura ospedaliera, ma dall’aumento del tasso di ricerca sul pianeta salute nel suo complesso; in secondo luogo è necessario acquisire la coscienza critica che la medicina, come ogni altro settore scientifico, è un cantiere sempre aperto di sperimentazione continua  dove le conoscenze prodotte vengono rettificate in base a nuovi risultati. Essa beneficia, poi, direttamente e indirettamente dei risultati di altre discipline ed in primis delle scienze del vivente, dalla virologia  alla neurobiologia, dalla biologia molecolare e alla genomica; in tali settori  in questi ultimi anni si stanno aprendo orizzonti inediti col portare al rinnovamento continuo delle stesse tecnologie bio-mediche, dove un ruolo sempre maggiore lo stanno avendo le ricerche sull’Intelligenza artificiale e sulla robotica sociale, ricerche, come viene rilevato da più parti, che stanno portando ad una rivoluzione completa della basi della stessa prassi medica e nel suo modo di gestirla.

Nella coscienza di tutti emerge la necessità di avere un servizio di eccellenza e di rivolgersi a centri e poli di sperimentazione medica dove si fa ricerca d’avanguardia e si mettono in atto percorsi innovativi; tutto questo richiede, pertanto, un percorso che va dalla ricerca alla formazione, percorso che porta ad un miglioramento qualitativo della stessa assistenza e della gestione dei sistemi sanitari che i singoli cittadini sono in grado di percepire come bene comune quando sono alle prese con le proprie criticità. Questo impone, per noi che viviamo nel Sud e che il più delle volte ci rivolgiamo a poli di avanguardia situati nel Nord col sostenerli, di capire che anche nel nostro territorio ci sono  gli strumenti per generare competenze, innovazione e fare su di esso qualità nei sistemi sanitari, come si sta facendo in altri settori come nel campo dell’ambiente e dell’economia circolare; bisogna lavorare innanzitutto ad eliminare il pregiudizio che al Sud questo non sia possibile e sull’idea che la salute sia un bene comune a cui tutti devono collaborare col cominciare a finanziare quei pochi centri di ricerca esistenti dove si mettono in atto processi basati sullo stretto connubio tra ricerca di base, formazione e assistenza. Deve entrare nella coscienza di tutti e nelle nostre menti la strategica idea che l’assistenza non migliora se non si investe nella ricerca anche nel nostro territorio e soprattutto l’idea che ogni piccolo passo orientato in tal senso si traduce in processi formativi per l’intera collettività in quanto portano in modo strutturale all’innovazione con l’investire la comunità intera al di là dello stesso pianeta della salute.

Sta a noi cogliere le diverse potenzialità della ricerca nelle diverse sue articolazioni e farla diventare la ‘miglior merce’ nel nostro territorio che può essere fruibile diversamente se si punta come collettività su di essa; non ci si può limitare, come si fa spesso da noi, a ricordare  solo episodi storici, pur importanti, o figure appartenenti all’ambito letterario  del proprio passato. Ed un primo passo, come hanno fatto e continuano a fare molti paesi del Centro-Nord, è quello orientato anche a valorizzare il proprio passato scientifico col celebrare  con convegni e ristampa di opere   scienziati del Sud, vissuti nei secoli precedenti, e  altre figure come Antonio Genovesi a Napoli o il vescovo di Taranto Giuseppe Capecelatro, ad esempio, che già  nel ‘700  avevano capito la dimensione civile dell’istruzione ed il suo essere un volano ad ogni livello; questo invito agli storici locali a guardare anche con rinnovata coscienza a tali figure e che può sembrare una piccola cosa, è un modo per legare in maniera strutturale il  presente al proprio passato con un orizzonte verso il futuro. Ed è un percorso educativo soprattutto per  i più giovani per abituarli a prendere più in seria considerazione i centri di ricerca esistenti nel nostro territorio e ad impegnarsi nel sostenerli e magari a farvi parte se un giorno avranno a cuore il mondo della ricerca, come sta avvenendo all’ISBEM di Mesagne (Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo) che sia pure tra mille difficoltà sta dando un nuovo volto a questa piccola cittadina del Sud Italia.


FontePhotocredits: https://www.brindisitime.it/wp-content/uploads/2017/08/Convento-dei-Cappuccini-1503-a-Mesagne_sede-operativa-dellISBEM.jpg
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Mario Castellana, già docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo nonché direttore della Collana Internazionale "Pensée des sciences", Pensa Multimedia, Lecce; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.

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