Il dialetto non è quello fiorentino, il dolce stil novo lascia il passo ad esilaranti gag e torbide battute. Mercoledì  8 settembre, dalle ore 21.15, il Palazzo Ducale di Andria ospiterà, in occasione della 25esima Edizione del Festival Castel dei Mondi,  “Chessa Divina e’ nouta Commedia”, riadattamento parodistico in vernacolo del capolavoro dantesco. Per celebrare i 700 anni del grande Alighieri, infatti, Vincenzo Tondolo, sua moglie Benedetta Tursi e tutta la Compagnia Hurricane intratterranno il pubblico con una divertentissima versione della “selva oscura”, quella, per intenderci, nella quale il corto circuito dei climatizzatori ha fatto saltare la corrente elettrica.

Ciao, Vincenzo. Il miglior modo di celebrare i 700 anni di Dante è dissacrandolo?

Il modo migliore per celebrare Dante è quello di renderlo moderno e attuale, sicuramente m’avrebbe dato uno scappellotto a fine spettacolo, ma l’avrei perdonato. Anche lui, a suo tempo, ha immaginato personaggi con peccati, vizi e virtu’ e li ha collocati a seconda di quello che avevano fatto in vita, li ha piazzati nell’inferno, purgatorio e paradiso, magari si sarà divertito a mettere i più antipatici nelle parti più calde dell’inferno A Dante non posso fare altro che inchinarmi, anzi mi inginocchio per quello che ha creato, però dopo, con una pacca sulla spalla, gli direi “ora scateniamo l’inferno e facciamoli divertire”. Con la sua immaginazione ha incontrato molti personaggi, creando dei dialoghi, spiegando il motivo per il quale si trovavano in un certo luogo, così abbiamo fatto noi, ma con un Dante del XXI secolo. Abbiamo immaginato Dante che si ritrova a riscrivere il suo capolavoro, ma alla portata di tutti, più semplice e comprensibile, forse l’ho fatto anche per renderlo più comprensibile a me stesso. Poi diciamolo dopo 700 anni portati benissimo, metterci del comico non fa male, anzi possiamo dire che a qualcuno è diventato anche simpatico, tipo a me!

Che effetto fa portare sul palcoscenico di Palazzo Ducale una commedia in vernacolo?

Non so se sia la prima volta che il vernacolo partecipi al Festival, però per me portare questo spettacolo, questa versione della Divina Commedia è un onore, una sfida e una soddisfazione.

Onore.  Un Festival importante per il territorio pugliese, nazionale e non solo, un evento che ho sempre visto come irraggiungibile. Mai avrei pensato di poter salire sul palco di “codesto evento” come direbbe il poeta, però qualcuno ha voluto darmi fiducia

Una sfida. Come tutte le volte che si va in scena, abbiamo la voglia ed il desiderio di strappare un sorriso a tutti coloro che vengono a vederci, anche perchè “a noi ce piace cosi”. Anche questa volta con tutto il gruppo faremo la stessa cosa, obiettivo: far divertire gli spettatori del Festival, con noi si possono sbottonare anche la giacca e stare comodi.

Soddisfazione. È stata la mia prima commedia, il primo amore, la mia prima sfida. Naturalmente c’erano tutti i dubbi e le paure di chi organizza uno spettacolo: creazione del gruppo, organizzare balli e canzoni, giudizio del pubblico, investimenti. Però ad oggi posso dire che sia lo spettacolo che ha avuto più repliche e spettatori, circa 3000.

Cosa rappresenta la Compagnia Hurricane e come coniuga i grandi classici della letteratura con le bifolche e telluriche dinamiche di noi terroni?

La compagnia porterà in scena “Chessa Divina e’ nouta Commedia”. Diciamo che il titolo parla da solo, letteralmente “Questa Divina è un’altra Commedia”, perchè si parte da un concetto di base: chi conosce può fare le differenze e ci può ridere sopra, chi non la conosce impara le basi, se vuole approfondire c’è la scuola.  La struttura dello spettacolo rispetta quella del testo, l’Inferno con i peccati, il Purgatorio con i suoi vizi e il Paradiso con le virtu’ o quasi, naturalmente per differenziarci, abbiamo cambiato qualche dettaglio. Dante non è questa persona colta che conosciamo, i personaggi che incontra hanno avuto una storia diversa da quella nota e per finire con l’incontro con Beatrice che …  Naturalmente chi verrà a vederci scoprirà il finale.

Per quanto riguarda i classici, credo che la mia sia un’ossessione, forse è un debito che mi sto portando dietro dai tempi della scuola, ed ora sto “pagando” le conseguenze, qualche professore ora se la ride.

Fare parodie dei classici può sembrare da persone poco preparate. Purtroppo per poter portare in scena alcune storie, ho dovuto leggere dei libri per capire i vari personaggi, le loro personalità e le loro storie. Portare in scena un classico e renderlo divertente e comprensibile a tutti non è facile, ma ce la mettiamo tutta.

Quanta soddisfazione c’è dietro questa prestigiosa partecipazione al Castel dei Mondi?

Come ho già accennato precedentemente, sono onorato di questa partecipazione, anzi penso che posso parlare a nome del gruppo, siamo onorati di questa fiducia che gli organizzatori Riccardo Carbutti e Francesco Fisfola ci hanno voluto dare, ed è un ottimo biglietto da visita per noi e una grande occasione per farci conoscere sulla piazza di Andria . Quest’onore lo voglio condividere con il gruppo, che ha accettato senza sapere nulla dell’evento, con entusiasmo e voglia di tornare sul palco, accettando questa sfida con la voglia far divertire il pubblico. E naturalmente un grazie alla famiglia che condivide questa passione, ma soprattutto a mia moglie Betty che ha un pazienza dietro e sopra il palco, forse per questo l’ho messa nel Paradiso e per concludere come diciamo noi del gruppo, “per noi il teatro è solo una passione”.