Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi…”

Continua, a suon di “sold out” e applausi a scena aperta, il successo della seconda edizione del “Festival della disperazione”

L’ira funesta descritta da Omero nell’Iliade diventa ira vitale nel corso del tempo. Ma, in fondo, per Achille è il tempo a fare il proprio corso. Lui, il più veloce degli eroi greci, figlio di Peleo e Tetide, accecato dalla sete di vendetta verso Ettore, somatizza la vulnerabilità del proprio tallone su tutto il corpo, provando la più profonda disperazione per la morte dell’amico fraterno Patroclo.

Disperazione come sprone, stimolo di riconquista, pungolo di grandezza contrapposta alla delirante ignavia di Filottete, antieroe di difficile persuasione, sordo agli inviti di Odisseo e Neottolemo, figlio di Achille, una speranza seppellita al fianco di tanti cadaveri di una guerra, secondo la mitologia, “severa ma giusta”.

Commosso dalle lettere ricevute dagli organizzatori del Festival, sono sceso qui al Sud con una passione pazzesca – si presenta Nucci –. La passione, anzi, la compassione muove tutto, compassione intesa non come pietà, ma come cum-patire, patire insieme un sentimento. La disperazione di Achille è vitale, è energia, quando l’eroe si rifugia tra le braccia della madre, l’oceanina Teti, questa non lo invita a soffocare gli adirati comportamenti, ma a sfogarsi ancora di più.”

La sorpresa che lo scrittore romano Matteo Nucci tira fuori dal Cavallo di Troia della letteratura ha poco di ingannevole e mendace. La sua penna è giunta ieri, sabato 5 maggio, al Festival della Disperazione di Andria, dopo essere stato tra i finalisti del “Premio Strega” del 2010 con il romanzo “Sono comuni le cose degli amici”, altra citazione greca presente in molti dialoghi di Platone. Il riconoscimento si ripeterà sette anni più tardi con “È giusto obbedire alla notte“, una storia ambientata sulle sponde del Tevere e che si richiama, appunto, ad un verso dell’Iliade.

La letteratura non può limitarsi ad essere veritiera, deve avere in sé l’aurea della menzogna, deve essere interessante ed attraente, l’aedo antico cantava di gesti eroici. Si tratta del Mito della Caverna di Platone (sedicente tale per le grosse spalle in grado di sopportare la Verità), del vaso di Pandora, la prima donna portatrice di malanni in un recipiente sul cui fondo poggia, per ultima, la speranza. La speranza annichiliva quegli uomini stacanovisti in attesa di doni dal cielo, mentre quelle sciagure li riportavano alla luce, alle passioni, allo struggimento d’Amore”.

A parere del Nucci, la disperazione della letteratura non deve trovare giustificazione nella pubblicizzazione di se stessa, anche per questo, nel 2013, presenta per Einaudi “Le lacrime degli eroi“, un saggio incentrato sulla funzione catartica del pianto disperato inteso come preghiera in epoca arcaica, una disamina temporale di ciò che di classico è rimasto a noi, oggi, da poeti moralmente indipendenti come Kostantinos Kavafis e Giorgos Seferis, a registi non commerciali del calibro di Michael Cacoyannis.

Ho sentito spesso in giro – prosegue Nucci – espressioni del tipo “chissà finiamo come la Grecia…” ma magari finissimo come la Grecia! Un popolo orgoglioso delle proprie tradizioni…”

Un reportage culturale, quello di Matteo Nucci, apparso regolarmente, dal 2005, sulle pagine de “Il Venerdì di Repubblica“. Famosi i suoi “Nuovi Argomenti“ con un’attenzione particolare alle vicende politiche del Mediterraneo e la caustica accusa alle fake news venute fuori durante il referendum del luglio 2015 contro la troika, un messaggio, tutt’altro che subliminale, rivolto a Jean Claude Juncker (Commissione Europea), Mario Draghi (Banca Centrale Europea) e Christine Lagarde (Fondo Monetario Internazionale), che, con la loro indifferenza, provocano l’ira funesta di popoli e Paesi disperati.

Continua, a suon di “sold out” e applausi a scena aperta, il successo della seconda edizione del “Festival della disperazione”. Oggi, la terza ed ultima giornata.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.