«E drizzeremo li occhi al primo amore, 
sì che, guardando verso lui, penètri 
quant’è possibil per lo suo fulgore»

(Paradiso XXXII, vv.142-144)

Quando l’ascesa è quasi compiuta, ad un passo dal vedere Dio, tocca registrare una caduta di stile di Dante che, una volta di troppo, si dimostra figlio del suo tempo. E questo, a dispetto di tutte le volte in cui ha dimostrato di essere ben più avanti dei suoi contemporanei, non fosse altro che per la scelta dell’uso del volgare, la nostra lingua, la lingua che ci ha donato.

Il mio inizio ex abrupto sarà più chiaro a chi già conosce l’argomento del trentaduesimo canto del Paradiso: i primi 48 versi sono dedicati alla illustrazione che san Bernardo fa della disposizione dei beati nella candida rosa; dal verso 85 in poi, si celebra la gloria di Maria ad opera dell’arcangelo Gabriele, quindi si passa a descrivere le anime eccelse nella rosa dei beati, infine si insiste sulla necessità della intercessione di Maria per vedere Dio: con il che siamo già introdotti nella celebre preghiera alla Vergine che san Bernardo eleverà nell’incipit dell’ultimo canto della divina umana Commedia.

Nel mio rapidissimo sunto ho di proposito saltato la sezione che occupa i vv.49-84, quella in cui Dante si diffonde sulla predestinazione dei fanciulli e paga un dazio davvero pesante alle dotte quanto astruse discettazioni teologiche del suo tempo.

Da teologo qual sono (o sono stato), non ti tedierò con le elucubrazioni su merito e grazia, predestinazione ed elezione. Ti dico solo che Dante, di fronte alle evidenti aporie del suo ragionamento, si rifugia nella consueta soluzione di comodo: l’imperscrutabilità del giudizio divino.

Bene, proprio qui io mi appunto: se quel “giudizio” è “imperscrutabile”, come si fa a pontificare su questo e quello assegnando seggi più su o più giù, a seconda di tassonomie che mai sono state oggetto di magistero ecclesiale e che, soprattutto, nulla hanno a che fare col Dio di misericordia che persino l’Antico Testamento già annuncia? E che dire, poi, della Misericordia che acceca e risplende nella follia della Croce, quella che un povero Cristo abbraccia per amore, solo per amore?

Mi fermo qui. E chiedo scusa per me, per Dante, per la presunzione di quei teologi che hanno studiato tanto, ma rischiano di dimenticare la prima delle verità: Dio, se esiste, è padre e madre, la sua giustizia fa rima con misericordia, e chi si arroga il compito di parlare in suo conto non dovrebbe mai muovere un passo oltre il terreno dell’umiltà, quello così caro alla Vergine che libera il Magnificat. Insomma, meglio dire: “Non lo so, non l’ho capito, mi sto interrogando con te”, che affastellare sciocchezze.

De hoc satis. Su questo, basta.

Per il resto, mi coccolo con i versi su cui ti invito a soffermarti per un momento:

«E drizzeremo li occhi al primo amore,
sì che, guardando verso lui, penètri
quant’è possibil per lo suo fulgore»

(Paradiso XXXII, vv.142-144)

Fisseremo gli occhi nel primo amore, di modo che, rivolgendo lo sguardo in Lui, tu possa penetrare il più possibile nel suo fulgore: così san Bernardo a Dante.

Così sia, se Dio vuole e può, per ciascuno di noi. Specie per chi, in questo mondo, è rimasto indietro.

Siracide: «La misericordia dura sempre».

Gesù di Nazareth: «Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia».

Isacco di Ninive: «Misericordioso è colui che, quando fa misericordia, non distingue nel suo pensiero una classe di uomini dall’altra».


FontePhotocredits: pixabay liberamente ridisegnato da Eich
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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

2 COMMENTI

  1. È bellissimo poter leggere, nella pagina Facebook dei Dirigenti scolastici, qualcosa che ci riconduce al senso della vita, all’infinito, alla Bellezza. Grazie davvero

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