Finché in noi questa forza propulsiva si muove, possiamo rigenerarci sempre e progettare da capo

Desiderio: parola forte, parola di stelle, dal latino “sidus”. Le stelle che in questo periodo “cadono” e ci aiutano a esprimere i nostri sogni più segreti, magari solo a ricordarli quando sono un po’ più arrugginiti. Del resto l’etimologia richiama anche “sider”, il “ferro”.

De-siderare, però, significa letteralmente “allontanarsi dalle stelle”. E, pensandoci, la stella cadente ci emoziona, ma ci riporta in basso, sul basso della terra dove siamo. Perché un desiderio è autentico se ci aiuta a stare meglio nella realtà, se ci da la forza di inciderla con speranza e bellezza. Imbambolarsi a guardare il cielo serve a ben poco. Anzi, il desiderio diventa pericoloso quando corrisponde a una fuga solitaria, magari a un capriccio momentaneo. Per questo per desiderare bene, bisogna saper con-siderare, cioè “guardare le stelle insieme”. Gli altri ci salvano sempre, perché ci accompagnano meglio verso i desideri possibili e ci distolgono spesso da quelli che non fanno per noi, ma che diventano fissazioni spersonalizzanti.

Pure gli s-con-siderati, i “senza stelle”, coloro che i desideri non li hanno e, quindi, li spengono negli altri, possono tornarci utili, perché è allora che possiamo ricordare a noi stessi chi siamo e cosa vogliamo. Già: situazioni ingarbugliate, volti torbidi, parole povere, silenzi non dovuti arrugginiscono i desideri. Bisogna averne cura, perché essi, anche quando non si realizzano, fanno comunque bene al cuore, ne sono linfa. Più triste di non vederli realizzati è non averne più. Per questo vale sempre la pena ritrovarli, pure quando la delusione ci lascia completamente al freddo, a-ssiderati, cioè “senza stelle”.

È un processo continuo il desiderio, che rinfranca poco e destabilizza molto. È scritto così proprio nelle stelle: nascono e vivono per continue reazioni nucleari; vanno avanti per instabilità; appena si stabilizzano, una nuova reazione scombina tutto e il ciclo ricomincia. Quando il loro nucleo diventa di ferro e trova stabilità definitiva, una sorta di fissità non più disposta a fare i conti col cambiamento, le stelle si avviano alla morte. Così i desideri, quelli veri, stabilizzano molto poco; piuttosto aprono continue prospettive e offrono innumerevoli scoperte. E così diventano sorgente di stupore. Se tutto si arresta ad un nucleo di piccole certezze, è finita, ci si arrugginisce e si muore lentamente.

Ma che ne è dei desideri mutilati, persi per sempre? Che ne è dei figli mai arrivati, degli amori non corrisposti, dei volti persi per sempre, dei progetti frantumati, delle lauree non conseguite, dei luoghi non visitati, della pace mai sperimentata, di cibo e case mai avuti? A questa domanda difficile rispondono altre stelle, le stelle marine. Questi strani, affascinanti invertebrati non hanno mai avuto un buon rapporto con i pescatori, che in passato avevano l’abitudine di tagliarle in due perché nemiche conclamate, ghiotte di piccoli pesci e ricci. Si è scoperto, poi, che esse si rigenerano completamente a partire da quegli stessi tagli.

Un taglio fa male ed è inutile cercare di fare facile poesia. Quella la lasciamo ai contemplatori di soli cieli, che si sono così persi tra le stelle da impoverirsi di desideri e si sono paradossalmente convinti che ci sia di mezzo una qualche mitologica volontà divina, a parer loro impegnata 24 ore al giorno a toglierci qualcosa, solo per il gusto di darci altro di suo gradimento. I singoli desideri, invece, possono andare perduti a causa di un’infinità di variabili: per alcune circostanze della vita, per colpa degli altri, talvolta per responsabilità nostra, che non li vediamo realizzati non perché Dio si diverta, ma perché non sappiamo de-siderare autenticamente, allontanarci dalle stelle, camminare per le strade. Occorre tenere gli occhi ben radicati a terra per evitare di perdersi in spiritualismi infantili.

Quello che voglio dire è questo: non c’è mutilazione che possa averla vinta sul desiderio come capacità di sognare, attitudine a volere il meglio, inclinazione alla positività e alla bellezza, che è previa a tutti i singoli, possibili desideri. Finché in noi questa forza propulsiva si muove, siamo salvi, possiamo rigenerarci sempre e progettare da capo, magari avventurarci in desideri nuovi, che mai, mai avremmo immaginato di concepire. Buon desiderio a tutti, allora!


FontePhotocredits: Roberto Strafella
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Michela Conte
“Ecco la grande attrattiva del nostro tempo: penetrare nella più alta contemplazione, e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo” (Chiara Lubic): sono una studentessa specializzanda in antropologia teologica presso la Facoltà Teologica Pugliese, con una grande passione per la vita e per le persone! Sono fermamente convinta, infatti, che i limiti di questa esistenza irripetibile rechino in sé una bellezza straordinaria e una reale possibilità di compimento. Per questo, da anni, scrivo: per cercare di dare voce a tale bellezza …e contemporaneamente per rendermi conto che non tutto può essere adeguatamente espresso, che a un certo punto è necessario fermarsi di fronte a questo mare sconfinato e misterioso che è la persona, un mare in cui, nonostante tutto, “è dolce il naufragar”. Per Dio. Per l'uomo stesso. Per me.

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