L’altissimo messaggio di Hans Jonas è oggi messo a dura prova dagli eventi di Gaza

Nel 1987 Hans Jonas pubblicò un saggio con questo titolo per offrire la sua risposta al dilemma che la Shoah pose al popolo ebraico: come poté Dio permettere la privazione dell’umanità, l’umiliazione, l’estrema indigenza e infine lo sterminio del popolo ebraico?

Jonas, ripercorrendo la tradizione mistica ebraica, recuperò il concetto di “contrazione, autolimitazione, ripiegamento” di Dio (Tzimtzùm), per cui “Dio non ha più nulla da dare: ora tocca all’uomo dare”.

Dopo Auschwitz Dio non può e non deve essere più concepito come onnipotente e invincibile: è un Dio che soffre, che diviene con il mondo e con l’uomo. Ad Auschwitz il Dio infinitamente buono, dice Jonas, ha rivelato la sua impotenza nei confronti del male: una verità amara per l’umanità, perché assegna all’uomo e solo all’uomo, in ogni tempo e in ogni luogo, la responsabilità.

L’uomo, dunque, per salvarsi “non può che fare se stesso a immagine e somiglianza della bontà infinita di Dio”.

L’altissimo messaggio di Hans Jonas è oggi messo a dura prova dagli eventi di Gaza. Ci chiediamo se e quanto Netanyahu, insieme ai suoi ideologi e teologi di riferimento, sia cosciente delle conseguenze delle sue scelte contro l’ignobile ricatto di Hamas. Netanyahu voleva risolvere il problema degli ostaggi e oggi i primi a dissentire dalle sue scelte sono proprio i parenti degli ostaggi. Invece, nel frattempo, è finito davanti alla Corte dell’Aja per le infinite sue violazioni dei diritti umani.

Edward Carr, nelle “Sei lezioni sulla storia” affermava: “Soltanto il futuro può fornire l’interpretazione del passato”. È del tutto evidente che solo un futuro di pace, solo l’assunzione di responsabilità invocata da Jonas potrà redimere un passato orribile, dove, accanto alle vittime del nazismo, ci sono oggi i Palestinesi di Gaza.


FontePhotocredits: https://flic.kr/p/oCqNZU
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Sono nato a Barletta nel 1956; ho insegnato Lettere per 23 anni e sono stato dirigente scolastico dal 2007 al 2023. Mi sono dedicato allo studio di vari aspetti della storia locale e sono membro della Società di storia patria per la Puglia; ho censito, trascritto e tradotto le epigrafi di Barletta. Per i tipi della Rotas ho pubblicato il romanzo-saggio “Ricognizioni al giro di boa”. Da molti anni mi interesso di religioni (specialmente il Buddhismo Mahayana) e di dialogo interreligioso. Ho avuto la fortuna di avere tre figli e ora di essere anche nonno! Da settembre 2023 sono in pensione: si dice tecnicamente "in quiescenza" ma è un po' difficile fermarsi. Gioco a tennis, mi piace molto viaggiare e credo molto nel lifelong learning. Sono stato cooptato in Odysseo da Paolo Farina :) e gli sono grato per avermi offerto uno spazio per parlare di scuola (e non solo) fuori dall’ambito formale/ istituzionale.

5 COMMENTI

  1. “Ieri le vittime del Nazismo, oggi i Palestinesi di Gaza” perché a questo mondo “ad innocente opra non v’è: non resta che far torto, o patirlo”, per dirla con Manzoni, che nella sua tragedia “Adelchi” manifesta tutta la sua idea pessimistica della Storia.
    Dov’è il dio di Manzoni? A consolare gli umili, ad abbassare i potenti, a rendere giustizia agli oppressi; ma non risparmia all’Uomo la sofferenza.
    “Ad Auschwitz il Dio infinitamente buono ha rivelato la sua impotenza nei confronti del male” perché l’Uomo si è dato una divinità con le caratteristiche che lui avrebbe voluto possedere: onnipotenza, onniscienza, onnipresenza, infinita bontà. Ecco perché quando egli fa del male all’altro uomo il suo Dio sembra abbandonarlo o – come si suol dire – si gira dall’altra parte.

    • Integro per maggior chiarezza: “perché l’Uomo si è dato una divinità con le caratteristiche che lui avrebbe voluto possedere ma che invece non ha: onnipotenza, …”

  2. Siamo popolo di dura cervice e dal cuore di pietra, come possiamo pensare che Dio possa impedire quanto sta accadendo a Gaza? La Storia si ripete, purtroppo il passato non ci ha insegnato niente. Nel giorno della memoria non ricordiamo solo le vittime della shoah, ma tutte le vittime delle guerre attuali. L’uomo non conosce più il bellissimo e importantissimo significato della parola PACE.

    • L’Uomo ha sempre fatto la guerra e ancora la farà, pur continuando a parlare di PACE e pur conoscendone il significato; il resto è retorica.

  3. L’Europa non ha conosciuto guerre per alcuni decenni; nel XV secolo la pace di Lodi garantì quasi mezzo secolo di non belligeranza e potè svilupparsi l’Umanesimo e il Rinascimento. Questa non è retorica. Questa è storia. Che la guerra/polemos sia il principio costitutivo della realtà lo diceva Erodoto più di due millenni fa e la questione è proprio questa: quanto è forte il pacifismo? quanto è forte il contrasto alla guerra, che è un’opzione costante della storia? Oggi il pacifismo è nettamente più debole di decenni fa, ad esempio ai tempi della guerra in Vietnam. Perchè? Ne vogliamo parlare? Ne dobbiamo parlare, almeno finché avremo la libertà di parlare?

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