«I legami più forti si creano dopo aver condiviso un dolore piuttosto che un successo»

(Dal web)

 

Chi fa da sé, fa per tre…  e troppo spesso è vero.

Nessuno si salva da solo… è vero almeno lo stesso numero di volte.

Forse lo squilibrio sta nell’aspettarsi la salvezza necessariamente negli stessi ambienti in cui abbiamo salvato, o sta nel credere che la salvezza dall’altro debba arrivare in tempi pressoché immediati.

Checché se ne dica, viviamo in un sistema e il termine deriva dal greco systéma, ancora syn-ìstemi, che significa appunto stare assieme. Mi riferisco a quell’unità composta da più parti in relazione fra loro, che tendono a equilibrarsi; un intero che è molto più della somma delle sue parti, una sorta di sfera unica in cui al cambiamento di una parte, inevitabilmente subiscono modifiche più o meno evidenti anche le altre, nessuno escluso.

La rete di relazioni non solo ci condiziona, ma ci fa passare dal cogito ergo sum, al mi relaziono e quindi sono: addio centratura individuale. E all’interno di questa giostra universale non esiste un solo accadimento che possa dirsi casuale: gli eventi si influenzano al punto che spesso diventa addirittura complicato capire quale sia la causa e quale sia l’effetto.

È dal mio primo anno alla facoltà teologica che conosco Gloria, la Gloria timidissima, studentessa impegnata, seria, ma vittima del suo imbarazzo, della sua ansia, del suo panico: ogni esame poteva trasformarsi in un fallimento, ma lei non mollava. Ricordo che io, notoriamente dotata di faccia di culo (passatemi di dire la verità e chiamarla con il suo nome) almeno in quelle situazioni, le dicevo ogni volta di guardare nel suo armadio, prendere la maschera che la faceva sentire meglio e venire con me a raccontare tutto quello che aveva studiato; le passavo sempre tutti i miei appunti, cercavo di sostenerla in ogni modo e lei, timida anche con me, non sapeva come ringraziare, le tremava la voce e mi rispondeva spesso che no, il suo armadio non era come il mio, era sfornito di maschere a forma di deretano.

Sono trascorsi parecchi anni da allora e io sono laureata in Scienze Religiose da un po’, lei non ha ancora finito e non per mancanze… sono i suoi tempi, sono sempre le sue ansie, ne sono certa e potrei metterci la firma.

Ognuno ha le sue fantasie, le sue idee, le sue sensazioni, i suoi modelli di riferimento, le sue convinzioni, i suoi pensieri preesistenti: la relazioni quindi sono necessariamente l’incontro di diverse premesse tese a costruirne di nuove.

Io Gloria, quella che avevo salvato in qualche modo tante volte in virtù dell’affetto e della stima, non la sentivo da almeno tre anni: l’ultima volta, mi aveva telefonato mentre vivevo ancora in Piemonte e voleva chiedermi perché, come mai, io non riuscissi ad avere la mia cattedra in Puglia. Lei ne aveva una da molto prima, le regole che oggi blindano l’insegnamento un tempo erano diverse e a lei avrebbe fatto piacere io tornassi a casa. Lo riteneva giusto e, onestamente, ero d’accordo, ma contro la forza, la ragione non tiene.

Nella storia del mio sistema personale, in cui Gloria era fattivamente del tutto scomparsa, sebbene mai dimenticata, ho fatto in tempo a compare casa e rivenderla, accumulare una quantità di esperienze per cui servirebbe una Treccani intera, far salire in Piemonte il mio Alter ego e saperlo oggi in Veneto, avere la mia cattedra in Puglia e tornare a casa. Ma quella, la cattedra, cambia ogni anno e non ci sono sconti. Così è, se mi pare. Ed evidentemente mi pare.

01/09/22, primo collegio docenti, scuola sconosciuta e l’ennesima nuotata dentro un mare di volti e ruoli al momento informi, sconosciuti: prime impressioni che poi normalmente non tradiscono, ma pur sempre impressioni. Vengo assalita letteralmente dall’ingombrante presenza di una persona mai vista prima, fiato sul collo, agevolatrice di confusione… un fastidio inenarrabile e d’improvviso due occhi dietro ad una mascherina blu diventano presentissimi.

Mi fissavano da lontano, erano palesemente sgranati e mi stavano dicendo: “Allontanati da lì!”. Quei due occhi mi hanno raggiunta, la mascherina si è abbassata, Gloria mi ha salutata con tutta l’enfasi della terra e, come solo lei sa fare, mi ha trascinata via da una situazione che mi stava mangiando il fegato e stava diventando oltremodo imbarazzante.

Non potevo saperlo, quella è la sua scuola, lì lei non ha ansie e si sente al sicuro: la circolarità… è arrivata lei a salvare me e continua a farlo. Dopo anni, dopo interi mesi che potevano servire serenamente da dimenticatoio.

E invece, quando c’è legame, l’oblio non vince. Il filo rosso che lega gli elementi di un sistema non si lascia spezzare facilmente e allora la magia: tutto torna, quasi come diceva mia nonna… fai bene e scorda, fai male e pensaci.

E lo so che ora starete pensando che la teoria della giustizia retributiva è cristianamente fuori luogo, però Dio è misericordioso, buono e giusto. E se a Lui va la gloria, è sempre Lui che mi ha mandato Gloria.

A voi l’ardua sentenza.


FontePhoto by Ani Kolleshi on Unsplash
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Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.