Dopo il Brexit, a noi europei rimangono due alternative: o lasciamo che siano gli eventi a governarci o decidiamo di essere noi a governare gli eventi.

Dopo il Brexit, a noi europei rimangono due alternative: o lasciamo che siano gli eventi a governarci o decidiamo di essere noi a governare gli eventi.

Fino ad ora abbiamo visto un’Europa, in forza dei suoi vari capi di governo, che ha subìto gli eventi più che averli governarti.

Se non vogliamo che il populismo abbia il sopravvento, è giunta l’ora che si incominci a governare. Il rischio è che non esisterà più un’Europa – come comunità di Stati Europei – nel caso in cui non si intervenga. Da qui a breve, l’onda d’urto dei referendum di uscita dall’Unione Europea dei singoli stati potrebbe distruggere ciò che in questi decenni si è provato a costruire.

Problemi come le invasioni migratorie, la disoccupazione giovanile, il vuoto esistenziale, la dittatura della finanza, l’inadeguatezza della classe dirigente attuale, infatti, sono tutti lì fermi ad accumularsi senza che nessuno si prenda la briga di risolverli. Il malcontento ha già varcato la linea del contenimento ed ha già lanciato i primi segnali populistici: non c’è da aspettare oltre, il cambiamento è già in atto. Bisogna solo decidere che cosa fare.

La necessità di prendere in mano le redini della politica e del governo europeo si rende ancora più pressante e improcrastinabile a causa del possibile avvento alla Casa Bianca di un certo signor Trump. Un’Europa così debole come quella uscita fuori dal Brexit, chissà verso quale precipizio sarebbe costretta a dirigersi con un uomo così seduto sulla poltrona più potente e influente del mondo.

Il mondo è qui e adesso, e ci parla. Vogliamo rispondere attivamente provando a prendere delle scelte su dove dirigere la nostra azione politica? Oppure vogliamo continuare a subire passivamente ciò che accade? Magari lasciando agli “scommettitori” finanziari, ai broker, di decidere quale sia la scelta migliore per l’Europa, per la politica, per l’economia, per il mondo intero?
La risposta mi sembra evidente, ma non altrettanto scontata.

Purtroppo data l’inadeguatezza dei nostri governanti a gestire fenomeni così complessi a causa della loro costituzione politica, morale e culturale (diamo per scontata la loro buona fede) sembra che non ci resti altro che aspettare un lento e lungo declino verso una fine imminente dell’Europa.

I tempi e i modi saranno sempre gli eventi esterni a deciderli – insieme agli animal spirit dell’economia finanziarizzata globale – se non facciamo qualcosa.

Saranno i grandi investitori a decidere se, come e quando l’Unione Europea crollerà, se restiamo inerti con le sole consultazioni tra i vari capi di governo che hanno portato fino ad adesso sempre ad un nulla di fatto.

Non è più tempo di consultazioni. È arrivato il tempo delle scelte forti e coraggiose. O mai più neanche consultazioni. Il tempo è scaduto.


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Terrone e fiero di esserlo: Nicola nasce a Trani, Puglia, nel 1985. Studia Economia a Bari e a Siena: ha grandi desideri di fare del bene per il mondo in cui vive. Sogna le istituzioni internazionali, ad un lavoro di prestigio dopo l'università e al bene per la sua terra di nascita. Riscopre la fede nel borgo toscano ed incontra i gesuiti alla cappella universitaria di Bari, mentre si interroga sul suo desiderio vocazionale; dopo essersi riavvicinato alla fede, infatti, tutta la sua vita e i suoi desideri erano cambiati: vuole ridonare quell’amore gratuito ricevuto da Dio di cui ha fatto esperienza e pensa al sacerdozio. Dei gesuiti, lo affascinano la libertà interiore, la profonda lettura del Vangelo e il carisma degli esercizi. Nel 2017 entra in Noviziato a Genova e nel 2019 fa i suoi primi voti. Attualmente vive a Roma, dove studia filosofia. Ama la vita che conduce, ama la vita in Compagnia.