Il tessuto dell’Esortazione “Cristus vivit

Leggendo l’esortazione post-sinodale “Cristus vivit” che papa Francesco ha consegnato qualche giorno fa al mondo giovanile e al mondo intero, si rimane inteneriti dalle ultime battute posta a suggello dello scritto e attinte d’altronde dal grande tesoro delle Sacre Scritture: «Giovanni che corre avanti, arriva prima al sepolcro vuoto di Cristo, ma attende Pietro per entrare. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci».

Giovanni, il più giovane dei discepoli di Cristo, corre più veloce al grande mistero di un sepolcro che non puzza più di morte, ma profuma di vita. Forse è l’amore di predilezione che Giovanni ha ricevuto su di sé a renderlo più veloce, perché all’amore si risponde con l’amore che non indugia.

Tutto parte da quest’evento sconvolgente e inspiegabile della Risurrezione, centro della fede cristiana.

Pietro, l’anziano del gruppo dei discepoli e il “rinnegatore salvato”, stenta a stare dietro alla corsa agile di Giovanni ma non lo lascia solo e, seppur con l’affanno, lo raggiunge.

Giovanni, il giovane, seppur arrivato per primo, non vuole essere il primo e quindi si sposta, fa passare l’anziano Pietro, riconosce la sua autorità di Pietro, quell’autorità conferita dal Cristo, “l’eternamente giovane”.

In questa pericope evangelica, tanto breve quanto intensa, il papa Francesco vede la corsa veloce di noi giovani di oggi che abbiamo la foga di voler andare sempre più in là, a costo anche – diversamente dal giovane Giovanni – di bruciare le tappe, non guardare i cartelli, fidandoci solo degli istinti e non degli attimi.

Il papa, però, riconosce ai giovani anche la capacità di slanciarsi in avanti su aspetti che sono un pò più complessi per coloro che provengono da un’altra generazione, le loro intuizioni per perdersi neanche un po’ del tempo che li è dato vivere e anche la loro fede, forse debole, vacillante, piena di dubbi, ma comunque fede.

Come Giovanni, anche noi giovani dobbiamo saper aspettare chi è più grande di noi, chi ha più esperienza e saggezza delle cose della vita.

Il papa Francesco struttura la sua Esortazione in nove capitoli.

Nei primi due capitoli (“Cosa dice la Parla di Dio sui giovani” e “Gesù Cristo sempre giovane”) il Papa getta le basi teologiche e bibliche alla riflessione attorno al rapporto tra Chiesa e nuove generazioni, ricordando in particolare numerose figure di giovani le cui vicende sono narrate nell’Antico Testamento, descrivendo la gioventù di Cristo, colui che dà inizio all’esperienza di fede e che deve rimanere al centro di ogni percorso di crescita umana. Una parte del capitolo è dedicata alla figura di Maria e al suo essere diventata “influencer” grazie al suo sì convinto senza “vedremo come va”. Poi una carrellata di giovani santi che lungo i secoli “sono stati preziosi riflessi di Cristo giovane che risplendono per stimolarci e farci uscire dalla sonnolenza”. Sul loro esempio il Papa chiede alla Chiesa di “lasciarsi rinnovare”, affrontando anche i temi più spinosi e controversi come gli scandali sessuali ed economici, diventando così più credibile e più incisiva anche nel dare seguito ad esempio alle “legittime rivendicazioni delle donne che chiedono maggiore giustizia e uguaglianza”.

Il terzo capitolo “Voi siete l’adesso di Dio” traccia un ritratto delle nuove generazioni di oggi, con un’attenzione particolare a quelli che vivono situazioni di disagio, sofferenza, incertezza, instabilità, paura, persecuzione, esposizione al “ricatto” di chi offre aiuti economici in cambio di lasciarsi “colonizzare” da ideologie pericolose e da una “cultura dello scarto”. Nonostante ciò, ricorda il Papa, non vanno dimenticate le tantissime energie positive che i giovani hanno da offrire, lasciando di fatto la porta aperta a una relazione autentica e profonda con Dio.

Al quarto capitolo è affidato “Il grande annuncio per tutti i giovani”: un annuncio fatto di tre messaggi fondamentali: “Dio ti ama”, “Cristo ti salva” e “Egli vive!”. Per questo il Papa chiede ai giovani di puntare in alto non aver paura di cercare amore, intensità e passione nella propria vita.

Il quinto capitolo, “Percorsi di gioventù”, è un grande appello a vivere il tempo che porta all’età adulta come un “dono”, senza accontentarsi di stare “al balcone” o “sul divano”, ma sapendo rischiare senza paura di sbagliare. Tutto questo vivendo a pieno l’esperienza dell’amicizia e della fraternità, aprendosi alla comunità e all’impegno nella società. Perché “innamorati di Cristo, i giovani sono chiamati a testimoniare il Vangelo ovunque con la propria vita”.

Al sesto capitolo, “Giovani con radici”, si trova il rapporto tra generazioni e la capacità di ascoltare gli anziani. “Al mondo non è mai servita né servirà mai la rottura tra generazioni – scrive il Papa –. Sono i canti di sirena di un futuro senza radici, senza radicamento”. Da queste radici, nota il Papa, nascono le basi per dare corpo ai sogni. Un appello a camminare insieme che riguarda anche la Chiesa intera.

Il settimo capitolo è dedicato alla pastorale giovanile, chiamata oggi più che mai a essere “sinodale” e a seguire due grandi linee d’azione: “Una è la ricerca, l’invito, la chiamata che attiri nuovi giovani verso l’esperienza del Signore. L’altra è la crescita, lo sviluppo di un percorso di maturazione di chi ha già vissuto quell’esperienza”.

L’ottavo capitolo, “La vocazione” si sofferma sul tema della chiamata, soffermandosi sui diversi ambiti in cui essa si può esprimere: l’amore e la famiglia, il lavoro, la consacrazione.

Infine il nono capitolo tratta del “Discernimento”, mettendo in primo piano “la formazione della coscienza, che permette che il discernimento cresca in termini di profondità e di fedeltà a Dio”.

Tutto questo prende avvio dal giorno di Pasqua, lì dove noi giovani possiamo trovare quello che veramente vogliamo: la felicità, che è la vita che non finisce, la vita che si stende tra l’“ancora” e il “per sempre”.

Scrive Gregorio di Nazianzo: «Cristo vive e non muore più! Cristo è reale, non nella penombra del dubbio e dell’incertezza …Cristo è presente. Il tempo non lo contiene e non lo consuma. La storia si evolve, ma la sua presenza la illumina. Egli è il medico d’ogni umana infermità. Egli si personifica in ogni uomo che soffre; finché sarà il dolore sulla terra, Egli se ne farà propria immagine per suscitare l’energia della compassione e del generoso amore. Gesù perciò è sempre e dappertutto presente …Ciascuno è autorizzato a chiamarlo per nome, non come personaggio estraneo, lontano e inaccessibile, ma come quel “Tu” che misteriosamente è più vicino di quanto ciascuno che lo cerchi può immaginare, come è stato detto: “consolati, tu non mi cercheresti, se già non mi avessi trovato».


1 COMMENTO

  1. L’ottica cristiana, ripresa in quest’ultimo documento da papa Francesco, può aiutarci a riflettere sul percorso dei giovani per diventare buoni adulti. Questo percorso risiede in una duplice via che però deve amalgamarsi come unica: il giovane deve attendere e ascoltare gli adulti, mentre questi contemporaneamente dovranno impegnarsi, nei limiti umani, di vivere coerentemente ai valori che vogliono trasmettere ai giovani.
    In estrema sintesi cito la lettera agli Efesini 6, 1-4:
    “Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto… E voi, padri, non esasperate i vostri i figli, …”
    Mi leggerò il documento papale anche per comprendere chi intenda il papa con “giovani” e come si sia posto nei loro riguardi (non che ce l’abbia col papa, ma sono curioso di capire come tutto il clero si pone in dialogo con i giovani, perché se è dall’alto allora proprio non ci siamo).

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