“Genitori in crisi? C’è la soluzione!” (100 Edizioni) è il nuovo libro di Leonardo Trione, un approfondimento strategico fondato su modelli psicologici e relazionali, capace di aiutare i genitori a comprendere non solo “cosa fare”, ma soprattutto “come funziona” il problema che stanno vivendo. L’opera è dedicata a quei genitori che, anche quando si sentono stanchi, frustrati o disorientati, non smettono di interrogarsi e di cercare un modo migliore per stare nella relazione con i propri figli.

È lo stesso Leonardo a spiegarcelo.

Ciao, Leonardo. Perché hai scelto di scrivere “Genitori in crisi? C’è la soluzione!”?

Ho scelto di scrivere questo libro perché nella mia esperienza professionale mi trovo quotidianamente davanti a genitori che vivono un profondo senso di inadeguatezza.

Amano i propri figli, si impegnano, cercano soluzioni, ma si ritrovano intrappolati negli stessi conflitti, che col tempo diventano sempre più intensi e frustranti.

Quello che ho osservato è che spesso il problema non è ciò che i genitori fanno, ma il fatto che continuano a fare con coerenza e buona fede, tentativi di soluzione che però non funzionano.

Ho quindi sentito l’esigenza di scrivere un libro che offrisse una lettura più strategica, fondata su modelli psicologici e relazionali, capace di aiutare i genitori a comprendere non solo “cosa fare”, ma soprattutto “come funziona” il problema che stanno vivendo.

A livello pragmatico, come si dovrebbe comportare un genitore quando ogni cosa diventa un conflitto e un figlio sembra non ascoltare?

Quando ogni cosa diventa un conflitto, significa che si è strutturato un modello relazionale rigido, dove ognuno reagisce sempre nello stesso modo: il genitore insiste, il figlio si oppone o si chiude, e il ciclo si ripete.

Il primo passo non è fare di più, ma fare qualcosa di diverso. Continuare ad alzare il tono, ripetere le stesse richieste o aumentare le punizioni rischia solo di rinforzare la resistenza del figlio.

A livello pragmatico, è necessario intervenire sui cosiddetti “tentativi di soluzione disfunzionali”: modificare il modo di comunicare, scegliere tempi e modalità più efficaci, evitare di entrare automaticamente nel conflitto.

In molti casi, quando il genitore cambia strategia anche in modo controintuitivo, il figlio smette di reagire nello stesso modo.

È lì che si crea lo spazio per un nuovo equilibrio relazionale.

Esistono segnali per imparare a comprendere quanto gli errori non rappresentino ostacoli ma opportunità di crescita genitoriale?

Sì, e uno dei segnali più chiari è proprio la ripetizione degli stessi problemi nel tempo.

Quando una difficoltà si ripresenta, magari con intensità crescente, non è semplicemente un fallimento: è un’indicazione molto precisa sul fatto che il modello utilizzato non è efficace.

Un altro segnale è la sensazione di escalation: quando si prova a fare di più cioè “più controllo, più spiegazioni, più interventi”, ma la situazione peggiora invece di migliorare.

In questa prospettiva, l’errore perde la sua connotazione negativa e diventa uno strumento di lettura. Non qualcosa da evitare a tutti i costi, ma qualcosa da comprendere.

È proprio attraverso questa consapevolezza che il genitore può uscire dalla logica della colpa e iniziare un processo di cambiamento reale e funzionale.

A chi dedichi il tuo ultimo lavoro editoriale?

Lo dedico a tutti quei genitori che, anche quando si sentono stanchi, frustrati o disorientati, non smettono di interrogarsi e di cercare un modo migliore per stare nella relazione con i propri figli.

È una dedica a chi ha il coraggio di mettersi in discussione, perché è proprio lì che nasce il cambiamento. Non nella perfezione, ma nella disponibilità a rivedere i propri schemi.

Il testo infine offre un metodo concreto per i genitori con strumenti utili, accessibili e immediatamente applicabili nella vita quotidiana.

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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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