PER UN DOMANI DIVERSA-PROFONDAMENTE SPIRITUALE

La solitudine ci ha avvolto tanto in questi giorni. Ci ha fatto paura.
In alcune ore pomeridiane il silenzio è stato assordante, ha incupito i nostri animi, saremmo voluti scappare da esso.
Ma a pensarci bene esso è stato un grande maestro di vita per noi.

Dovremo imparare a vivere, dopo il Corona, il mondo invisibile “in chiaro”, come realtà visibile, e ripartire dalle Parole sussurrate da Dio nel sacrario silenzioso delle nostre coscienze: “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2,16).

Il più grande errore del nostro vecchio mondo è stato proprio quello di aver separato il visibile dall’invisibile, il tempo dall’eternità, il “crònos” dal “kàiros”.
La vita è invece il loro misterioso intreccio come per la siepe e l’infinito di Leopardi, o le due orme sulla sabbia dell’anonimo brasiliano; come per la caverna di Platone o il dritto e il rovescio dell’arazzo …

Il diavolo “diaballo”, separa, lo Spirito di Dio unisce e riunisce. Tutto ciò che viviamo in terra è simbolo, è segno di qualcosa di ulteriore e richiama a un “oltre”.
La parola “simbolo” che deriva dal verbo greco symbàllo, σύν «insieme» e βάλλω «gettare», esprime perfettamente lo scopo della vita. Essa è “mettere insieme” due parti distinte.

Johnny Dotty scrive: «Noi siamo abituati a vivere come in un tempo binario. Il mondo digitale è bello ma ha un grande limite: 0 e 1. Aborre il silenzio, la creatività, lo spazio intermedio …La parola nasce dal silenzio e torna al silenzio. È il silenzio che da forma alla vita. Noi abbiamo giocato a riempire tutto. Il consumismo compulsivo ci ha spinto a fuggire dal vuoto e dal silenzio e cerchiamo sempre di riempirlo costantemente. Esso invece va attraversato. Il Papa in Piazza San Pietro il 27 Marzo ha attraversato il silenzio. Se non faremo questo torneremo a correre come dei criceti dentro a una gabbia come fatto sinora».

Il vuoto, il silenzio mi ricordano le parole dei tuareg del deserto, che reputo maestri dell’anima: «È cieco chi guarda solo con gli occhi. Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci e il deserto affinché possa ritrovare la sua anima. Fermati un attimo, arriverai prima».

La pandemia del Coronavirus ci ha bruscamente risvegliati dal pericolo maggiore che hanno sempre corso gli individui e l’umanità, quello dell’illusione di onnipotenza: la io-dolatria, io-crazia del nostro tempo.
Sappiamo che non basta però essere isolati per essere in contatto con se stessi.
Ci sarebbe bisogno di passare dall’io a Dio.

«Mentre affrescava la Cattedrale di San Paolo a Londra, il pittore James Thornhill, a un certo punto, fu preso da tanto entusiasmo per un suo affresco che, retrocedendo per vederlo meglio, non si accorse che stava per precipitare nel vuoto dall’impalcatura. Un assistente, inorridito, capì che un grido di richiamo avrebbe solo accelerato il disastro. E allora senza pensarci due volte, intinse un pennello nel colore e lo scaraventò in mezzo all’affresco. Il maestro, esterrefatto, diede un balzo in avanti. La sua opera era compromessa, ma lui era salvo” (Raniero Cantalamessa).

È tempo di dare un bel balzo in avanti alla nostra vita.
Facciamo tesoro di questi giorni, delle sue lacrime, dei suoi dolori, delle sue paure…
Per un domani diversa-profondamente spirituale.

Buona Vita con la fiducia del cuore.

vostro don Salvatore De Pascale