«Non sapendo quando l’alba possa venire

lascio aperta ogni porta,

che abbia ali come un uccello

oppure onde, come spiaggia»

(Emily Dickinson)

Non conoscere l’ora precisa in cui avrà inizio l’alba, eppure vigilare, scrutando l’orizzonte, per forzare l’aurora ditadirosa, nella certezza che il giorno verrà, con ali d’uccello oppure come onde sulla sabbia: deve essere più o meno questo lo stato d’animo di una sentinella, ore e ore ferma, occhi fissi nel buio, al suo posto di guardia, spesso al freddo e al gelo, nella indefettibile certezza che la notte non possa durare per sempre.

Caro lettore, adorata lettrice,

non può forse essere anche nostra, questa condizione? Siamo entrati in una galleria la cui lunghezza non è dato conoscere, cerchiamo di aguzzare lo sguardo per intravedere la via di fuga, ma un tornante dietro l’altro ci impedisce di vedere la luce in fondo al tunnel. E tuttavia…

E tuttavia sappiamo che non c’è galleria che non abbia un inizio e una fine, una porta aperta sulla luce. Si tratta di perseverare, di continuare lungo la propria direttrice, di non cedere alla tentazione di una inversione ad U, manovra che in una galleria non solo è proibita: è un pericolo mortale.

Si tratta in definitiva di perdurare. Di durare attraverso il tempo e più del tempo che ci è dato di turno. Si tratta di rimanere: al proprio posto, nelle proprie convinzioni, in ciò che ci dà linfa, in ciò che ci ha permesso di portare frutto sino ad oggi, e ancora ci permetterà di farlo, se ci manterremo ligi all’opera che ci è affidata. Come servi inutili, che fanno quanto devono.

Si tratta di assaporare l’attesa, di apprezzare il tempo della vigilanza, di non scendere da cavallo a metà del guado, di non prendere decisioni avventate, di non parlare finché non si è ascoltata quella parola che sarà pronunciata solo per noi, e per chi l’attende attraverso di noi.

Johann Kaspar Lavater ha scritto: «Se vuoi essere saggio, impara ad interrogare con ragionevolezza, ad ascoltare con attenzione, a rispondere con calma e a tacere quando non hai nulla da dire».

Tacere quando non si ha nulla da dire. Chiedere al momento giusto e alla persona giusta. Interrogare la vita che ama rispondere con l’inoppugnabilità dei fatti. Con la resilienza dei fatti. Per un sol grammo di cielo. Il valore del nostro essere.

Ancora Emily Dickinson:

«Bevvi un sorso di vita.

Vi dirò quanto lo pagai:

precisamente un’esistenza.

Il prezzo di mercato, dicevano.

 

Mi pesarono, granello per granello.

Bilanciarono fibra con fibra,

poi mi porsero il valore del mio essere:

un solo grammo di cielo».

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Del medesimo autore: Ti racconto, se vuoi


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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

2 COMMENTI

  1. Carissimo Direttore,
    Le sue parole.. una iniezione di fiducia e di speranza… Grazie! Grazie anche per aver inserito estratti da Emily Dickinson, autrice che ho letto e conosco dai tempi dell’università ma di cui, ahimé, la memoria ne aveva perduto il ricordo….

    • Sono io che ringrazio! Tra l’altro, un lettore attento mi ha fatto scoprire poco fa che ieri l’altro era l’anniversario della morte di Emily, “circostanza” che ignoravo del tutto…

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