
E fiamma…
Un angelo con il volto di Giorgia Meloni nella basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, un affresco dipinto e poi subito cancellato. Colpa del restauratore, secondo alcuni, attribuibile alla restaurazione neo-fascista e sovranista, secondo altri.
Faccia d’Angelo, la Giorgia nazionale, nomignolo di quel Felice Maniero che di criminale aveva tutto, perché sacralità e delitto è capitato che andassero a braccetto, teso, alto, apologia di un male che non si è mai estinto, una faccetta nera che giustificasse la mission etiope, prodromo di conflitti che mirano al greggio, a combattere l’innocente migrazione di chi non intende fuggire ma difendere la propria identità, come quello dell’Askatasuna, il centro sociale torinese sgomberato dal ministro Piantedosi, fervido sostenitore della liceità delle Forze dell’Ordine, brigantaggio istituzionale che mescola vittime e carnefici.
Faccia d’Angelo, faccia da Giorgia, una fiamma che appare e scompare dal logo di Fratelli d’Italia, partito prima ancora che inno nazionale, da cantare per celebrare l’unica vera fiamma: quella olimpica!


























