Comunicatore del volto misericordioso di Dio: la Diocesi di Cagliari ha scelto di definirlo così, don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, appassionato di umanità, proteso all’accoglienza e desideroso di amare “con viscere di misericordia”.

Il Giubileo straordinario della Misericordia, indetto da Papa Francesco, è una occasione imperdibile per mostrare l’esempio di testimoni che con la propria azione di predicazione e di prassi hanno saputo incarnare il cuore del vangelo attraverso l’icona del buon samaritano.

Due uffici di pastorale, quello delle Comunicazioni Sociali e della Pastorale Sociale e il Lavoro, riconoscendo il carattere comunicativo, di sensibilità e di prossimità del servo di Dio, hanno chiamato a raccolta le diverse espressioni ecclesiali della chiesa capoluogo della Sardegna per un incontro-testimonianza orientato a mostrare l’attualità della figura umana, sacerdotale ed episcopale di don Tonino. E, non a caso, hanno scelto un ospite autorevole, Renato Brucoli, editore e giornalista terlizzese, amico e collaboratore negli anni dell’episcopato di mons. Bello, primo laico chiamato a dirigere il settimanale cattolico della diocesi.

E Renato Brucoli non sì è fatto rimpiangere, si è buttato a capofitto anzitutto tra gli sguardi e i volti, accogliendo con un sorriso famigliare e stringendo le mani a tutti, rinunciando ad un ruolo prettamente ufficiale di relatore e privilegiando la dimensione schietta e diretta del testimone. Non si è risparmiato, ha tenuto incollati alle poltroncine rosse dell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile quasi trecento persone. Una assemblea numerosa, composita, rappresentativa di tutte le realtà associative ed ecclesiali, civili e politiche della città, perfino le diverse anime, alcune di frontiera e altre ritenute sovente in contrasto o dissonanza, esponenti di primo livello del mondo accademico, giornalistico, amministrativo. È capitato così di trovare l’assessore regionale accanto al disoccupato, la giovane catechista vicino al presidente dell’ordine dei giornalisti, l’amministratore di un paese vicino insieme a un diacono permanente, sacerdoti accanto a bambini, giovani e famiglie. Un bel momento di chiesa non isolato, non chiuso né geloso, per nulla autoreferenziale, notato con favore dall’arcivescovo mons. Arrigo Miglio, a Cagliari dopo essere succeduto a Ivrea a mons. Bettazzi che di don Tonino fu amico e predecessore come presidente di Pax Christi.

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Brucoli è un vulcano in piena, incalzante e travolgente nei racconti delle diverse sfaccettature del vescovo poliedrico: si emoziona e fa commuovere, si esalta e fa appassionare. Esordisce con l’episodio della danza delle pattinatrici di hockey di Giovinazzo intorno alla croce collocata al centro del palazzetto dello sport, a indicare che la vita è una danza intorno a Gesù Cristo, sempre più concentrici in una dimensione dinamica di amore e di coinvolgimento. Traccia con chiarezza gli elementi che hanno fatto di don Tonino un anticipatore di Papa Francesco, dalla richiesta di benedizione alla gente comune – novelli sposi, genitori di neonati, anziani, ammalati – al suo comparire all’improvviso tra la gente e inaspettato.

Emerge così il profilo di un uomo appassionato dell’uomo e del creato, si delineano con chiarezza i tratti di colui che con la semplicità e la poesia ha saputo comunicare il volto misericordioso di Dio. Non la solita biografia, ma la riproposizione di vicende contemporanee che alimentano in chi già lo conosceva il desiderio di approfondire la storia di don Tonino, facendo nascere in chi invece ne aveva appena sentito parlare l’incontenibile passione di scavare nella conoscenza profonda dei fatti.

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Si realizza così un desiderio atteso da tempo, si esprime nella concretezza quel sogno della “convivialità delle differenze” che ha sempre animato l’impeto di don Tonino per la costruzione di una comunità arricchita dai valori del dialogo, della condivisione, della solidarietà, della fraternità. Il suo orientamento costante a spendersi, fino alla fine, nonostante tutto, anche e soprattutto quando le condizioni precarie causate dal male che ne minava il fisico avrebbero suggerito maggior prudenza. Invece il monito paolino “Caritas Christi urget nos” e la convinzione augustiniana che “la misura dell’amore è di amare senza misura” impongono un impegno senza sosta, spendendosi – come don Tonino stesso amava dire – in maniera “smodata”.

E così, quasi d’incanto, la Sardegna si congiunge alla terraferma del resto d’Italia, suggellando un gemellaggio spontaneo con la Puglia, sancito da una profonda comunione di animi. Ci si ritrova dunque sardo-pugliesi nell’assumere con forza un modello significativo di credente e di cristiano, incarnandolo nei valori più profondi della propria terra. E’ solo un caso, forse, ma il giorno stesso dell’incontro si celebra “sa Die de sa Sardigna”: la festa nazionale del popolo sardo la cui ribellione ricacciò indietro il potere piemontese, affermando con orgoglio il proprio diritto all’autodeterminazione. Fierezza che qualche giorno dopo si esprimerà con i colori e i profumi della festa di Sant’Efisio, quando tutta l’isola converge a Cagliari per accompagnare il simulacro del martire guerriero fino ai luoghi del sacrificio supremo. Esiste ormai un connubio inscindibile tra Sant’Efisio e don Tonino, tra Renato Brucoli e Cagliari, tra la Sardegna e la Puglia, terre di santi.


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Ignazio Boi
Ignazio Boi (Cagliari, 1961), sposato, tre figli, giornalista pubblicista, esperto di formazione e comunicazione, funzionario della Direzione Politiche Sociali dell’Assessorato della Sanità della Regione Sardegna. Si forma in ambiente cattolico, dalla parrocchia ai movimenti dei Gesuiti.Obiettore di coscienza, nel 1983 diviene Segretario Nazionale della Lega Missionaria Studenti, promuove l’educazione alla pace, alla mondialità e la cooperazione allo sviluppo, cura il mensile “Gentes” e collabora alla rivista delle Comunità di Vita Cristiana. Consigliere e Presidente di Circoscrizione del Centro Storico di Cagliari dal 1985 al 1995, favorisce la nascita in Sardegna dell’Ipsia, ONG delle Acli, del Forum del Terzo Settore e del Forum delle Associazioni Familiari.Dirigente delle Acli e di Gioventù Aclista, fonda il Centro Pace e Sviluppo e con l’ente Enaip Sardegna dal 1986 al 2007 dirige attività e progetti di formazione professionale per “fasce deboli”, coordina programmi formativi internazionali e scambi di allievi tra paesi europei. Dall’Area Formazione della ASL, nel 2009 è chiamato nello staff dell’Assessore del Lavoro, promuove le realtà dei sardi nel mondo, particolarmente in Australia e in Argentina. Nel 2000 è ordinato Diacono permanente, impegnato negli Uffici diocesani di Pastorale Sociale e Lavoro e delle Comunicazioni Sociali, animatore di incontri, catechesi e formazione in diversi ambiti ecclesiali.