L’inflazione, quindi, non è appannaggio solo dei dazi trumpiani

Succede di essere a cena con amici e di essere consapevoli di star bene, consapevoli del tempo che scorre mentre i pensieri si rincorrono, consapevoli che avere un cuore non sia così scontato, lo sa chi ci ama e ci resta accanto, lo sa il piccolo Domenico, lo sa chi ha guardato Sanremo consapevole di una musica che non c’è più, lo sa chi spara a caso a Rogoredo, chi nasconde la vergogna istituzionale dei files Epstein, lo sa chi, nella stanza dei bottoni, indirizza il destino del Mondo, consapevole che ogni guerra sia intrisa di lucro e devastazione.

L’inflazione, quindi, non è appannaggio solo dei dazi trumpiani, ma anche di una parola che fa da leva a tutti i pedaggi psicanalitici che dalla consapevolezza si diramano verso tutti i lidi della mente umana, come se quella consapevolezza fosse il traguardo ultimo di qualsiasi climax evolutivo, senza mai accorgersi, in realtà, che si parte con una consapevolezza che diviene più o meno consapevole lungo il percorso, quasi a dire che se siamo consapevoli dell’errore, quell’errore di colpo scompare, non prestando, invece, attenzione al lavoro che quel cambiamento implica, consapevoli che quell’abuso lessicale ci redima, consapevoli di ciò che eravamo e di ciò che siamo adesso, ex post, scrutando, a ritroso, le fasi di una catartica crescita, non facilmente distinguibile in fieri.