
Libertà: un piatto dal gusto…spaziale!
Se avete visto un barattolo di Nutella fluttuare nell’aria, allora, molto probabilmente, siete davanti alle immagini della missione spaziale Artemis II, per quello che la Nasa ha definito “comfort food”, ovvero il cibo che gli astronauti hanno portato con sé per sentirsi a casa, rassicurati, appunto, da pietanze psicologicamente familiari.
Trattasi o meno di product placement, vale a dire l’inserimento di marchi in circostanze particolari per fini commerciali, ciò che, per intenderci, accade con i ray-ban di Tom Cruise in Mission Impossible, o il Martini per James Bond e la FedEx di Cast Away, quello che colpisce è la capacità di fagocitare tutta la roba che ci viene propinata, lasciandoci spettatori passivi davanti alle regole di mercato.
Ingeriamo decisioni altrui, ingoiando rospi che ci allontanano dalle nostre reali necessità, come se appartenessimo a quella scelta politica o a determinate logiche valoriali che preferiscono il lucro allo spirito critico.
Ci illudiamo, quindi, che serva la guerra per fermare altre guerre, o che i confini territoriali tornino utili quando ci affanniamo a preferire la nostra specie, salvo, poi, valicarli nel momento in cui le ambizioni invasive delegittimano lo stato di diritto e le identità popolari.
Libertà: un piatto dal gusto…spaziale!
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