Una chiacchierata con il Colonnello del Ruolo d’Onore, Carlo Calcagni, che nel 1996 è stato pilota elicotterista in Bosnia-Erzegovina, dove ha salvato molte vite umane. Oggi  fa il ciclista e “da 14 anni combatto il male, ma sono felice lo stesso, vado avanti con la mia bicicletta. Concentro cuore, testa e gambe… e comincio a pedalare. Il dolore si attenua e io vado più forte. Attraverso l’aria che pizzica le gambe, che si induriscono ed il cuore che batte forte. Sono un soldato, un uomo ed un sognatore”

Passione e divisa, istinto e regole: “Nessuno pensi si possa andare in quei teatri di guerra a prestare soccorso a corpi dilaniati. Senza una fervida fede, non affronti tanto dolore”. Colonnello, qual è stato il suo punto di equilibrio tra l’uomo innamorato dell’umanità “altra” e quello in divisa?

Non c’è un ‘punto di equilibrio’, perché l’uomo in divisa e l’uomo innamorato dell’umanità “altra”, hanno lo stesso cuore, lo stesso cervello, provano gli stessi sentimenti, hanno la stessa forza e lo stesso coraggio.

C’è soltanto un punto di incontro… e questo punto di incontro si trova nell’amore per l’essere umano, per la Giustizia e la Pace.

Soccorrere “quei corpi dilaniati” non è un mestiere, ma una missione che fai perché la senti dentro.

Le braccia, le mani, gli occhi devono essere allineati al cuore e sentire ciò che l’anima grida dentro per trovare il coraggio di afferrarli ed abbracciarli.

La Fede aiuta a convivere con l’ingiustizia ed il dolore, aiuta a convivere con momenti di dolore che non ti appartengono, ma diventano tuoi, aiuta a convivere con gli sguardi di chi parla con gli occhi… perché non ha più voce. La Fede ti aiuta a non odiare, a non chiuderti, a non morire dietro la morte che hai visto e che ti ha sfiorato tante volte… “con la morte a paro… a paro… si va a letto e ci si fa l’amor”… questo ti aiuta ad andare oltre le barriere della ribellione ad un sistema che non puoi cambiare, ma puoi combattere compiendo il tuo compito o il tuo dovere che, spesso consiste nel raccogliere pezzi di vita innocente.

Non è “equilibrio”, è un modo di vivere… e si costruisce giorno dopo giorno.

Ha salvato tante vite umane affrontando, senza tentennamenti, tutti i terribili effetti di una guerra. Tutto quel dolore, Le ha fornito armi efficaci per combattere il nuovo nemico, subdolo e invisibile, comparso nel suo corpo?

Gli effetti di una guerra si chiamano uomini, indipendentemente dalla loro nazionalità sono, comunque, fratelli. Non possono esserci tentennamenti quando ci sono in gioco vite umane, quando si crede in ciò che si sta facendo e, ciò che si fa, nasce da come si è dentro.

Il dolore non mi ha fornito gli strumenti per affrontarlo, è tutto ciò che ho dentro, tutto ciò che ho vissuto, ciò che io sono ad avermi permesso di affrontare e sopportare ciò che ho vissuto e visto durante le mie missioni. Ed è proprio grazie a ciò che io sono che ho potuto affrontare la vita militare. È la differenza tra “fare” il soldato ed “essere” un soldato.

Non è possibile paragonare il nemico che incontri in guerra con un nemico invisibile o una qualsiasi malattia, perché il nemico, che sia un altro soldato… oppure un’arma… o un bombardamento, è fuori di te e lo vedi. Puoi guardarlo negli occhi… puoi collocarlo in un luogo… e soprattutto, puoi affrontarlo!

Una malattia non è possibile vederla e guardarla, è dentro di te e, questo, cambia tutto.

Cambia perché per guardarla devi guardarti negli occhi e per sapere dove si trova, devi guardare il tuo corpo senza poter identificare il posto preciso in cui si trova la malattia e, a volte, un posto preciso non c’è… sai soltanto che è dentro di te.

Non ha odore, colore, sapore, non ha un viso né un posto, ma è tua e per combatterla devi combattere te stesso senza distruggerti.

Non ci sono molte scelte quando ascolti un medico dirti il nome del tuo nemico: o combatti oppure ti arrendi.

Purtroppo sia in guerra che nel decorso di una malattia non ci sono vinti o vincitori, ci sono esseri umani che combattono per salvare vite umane e poco importa se sia la propria vita o quella di un altro.

Quando si parte per salvare una vita la tua passa in secondo piano, quando ho iniziato a combattere per la mia vita ho fatto la stessa cosa: sono partito per salvarmi.

Ha mai sentito il freddo della solitudine, durante la sua personale guerra, o al contrario è stato avvolto dal calore di quello stesso Stato, latitante in molti casi – dricordo la storia del poliziotto della terra dei fuochi Roberto Mancini – che ha servito con fedeltà?

Ho servito e sono ancora al servizio dello Stato, non ho mai rinnegato la Divisa che indosso. Lo Stato non è un’entità astratta, è fatto di persone che fanno delle scelte che possono o non possono essere le più giuste. Ed ogni singolo uomo agisce come pensa sia giusto. Freddo e calore sono sempre entrambi presenti, causati da persone che tentano di distorcere o negare la verità oppure da persone che combattono per quella stessa verità.

Credo che la Giustizia abbia vesti diverse da quelle che ci aspettiamo, spesso arriva da dove non pensavamo potesse arrivare… e ci sorprende… sempre.

Sono un uomo di fede e credo che Dio usi tutti i mezzi possibili per ripristinare quella Giustizia che, purtroppo, qui sulla Terra non sempre riesce a prevalere.

Il calore mi viene dall’Amore dei miei figli, dei miei familiari, degli amici… delle persone che, per un gioco del Destino incrociano il mio cammino… o io il loro.

Tutta la Giustizia negata, i riconoscimenti non dati, le ingiustizie subite, sia io che i miei colleghi, quelli che sono ancora con noi e quelli che non ci sono più, vengono controbilanciate da quel calore che alimenta tutti i sentimenti ed i Princìpi in cui ho sempre creduto… ed in cui credo ancora.

Io ho servito con onestà e fedeltà lo Stato e non ho mai rinnegato ciò che ho fatto, nonostante quello che vivo quotidianamente…

Sono avvolto dal calore delle persone che mi amano, il freddo non lo sento. Questo non vuol dire che non continuerò la mia battaglia umana per vedere riconosciuti dei diritti negati dalla negligenza di chi avrebbe dovuto tutelare i propri soldati, vuol dire semplicemente che ciò che umanamente ci è stato negato… ci viene restituito in altra modalità.

La malattia e un corpo in ostaggio: una nuova prigione, che avrebbe potuto incatenare l’uomo in divisa dal sorriso contagiante. Come è iniziata e soprattutto come si sta evolvendo la sua battaglia più importante: la lotta per vivere?

Sono un Soldato e so combattere. Probabilmente, proprio perché so combattere sono un soldato ed è per questo che sto combattendo questa battaglia senza esserne vittima passiva, ma attiva.

il mio corpo non sarà in ostaggio e non sarà una prigione finché io penserò e mi sentirò un uomo libero.

La libertà è dentro di me e lo dimostro ogni giorno, prima di tutto a me stesso. Ho imparato ad obbedire, ho dentro un innato senso del dovere che con il percorso umano e lavorativo ho alimentato.

Ho sempre fatto il mio dovere e non mi sono chiesto “perché?”, l’ho fatto e basta! Se anche mi fossi posto delle domande l’importante sarebbe stato, comunque compiere il mio dovere. Dove per dovere, non intendo obbedire senza pensare. Compiere il proprio dovere significa abbracciare l’ordine, la chiamata, il destino, le circostanze… e farli propri, sapendo che è la cosa più giusta.

Eseguire non vuol dire “non pensare”.

A volte, non è importante l’esito della battaglia, ma l’aver combattuto “la buona battaglia”.

È importante, per me, sapere di aver fatto tutto, ma proprio tutto ciò che era in mio potere per combattere questa battaglia.

Solo così io non sarò mai in ostaggio della mia malattia, né prigioniero in una prigione. La libertà è un’idea, ma se la facciamo vivere in noi diventa realtà, nonostante tutto… e nonostante tutti!

Le regalo una scatola di colori, quale rappresenta maggiormente il Carlo di oggi?

Mi viene naturale rispondere che sono due i colori che mi rappresentano: l’arancione e l’azzurro.

L’azzurro che per me rappresenta il cielo ed il mare: il mare è simbolo di libertà… di forza… di perseveranza… e… di amicizia.

Quando sono in riva al mare, guardo l’orizzonte… senza “sbarramenti”… cosa che non accade in montagna.

Il mare è libertà ed è proprio il suo non avere confini visivi che mi regala quel meraviglioso senso di libertà.

Il mare esprime la sua forza… sia quando è calmo… sia quando è agitato… lo fa con eleganza e discrezione, imponendosi senza ostentare, perché non ne ha bisogno.

Così come non ne ho bisogno io… non devo dimostrare nulla che non sia il mio essere… quello che sono…  e quello che ho dentro.

Come il sale dell’acqua del mare, che cura le ferite mentre brucia.

Il mare è perseveranza: le onde arrivano a morire… lentamente sulla spiaggia… oppure infrangendosi sugli scogli… ma sempre e comunque in quel luogo trovano la forza di rinascere, per tornare di nuovo lì… a morire… per rinascere… senza interrompere mai il loro corso, il loro percorso, il loro destino…

Ma il mare per me è anche un amico, che ti ascolta senza mai far scendere il silenzio, cullando i nostri pensieri con la sua melodia.

Azzurro come il cielo, dove tornerei, in ogni momento, a volare.

Mare e cielo… che si uniscono all’orizzonte… ma senza confondersi.

Arancione, perché si forma dall’unione di due colori primari, il giallo ed il rosso.

Il Rosso rappresenta la passione che ho per la vita e per ciò che la vita mi chiede di fare.

Rosso, come il sangue dei fratelli che sono andato a prendere o salvare  e che spesso ha macchiato le mie mani… e impregnato la mia anima.

Il giallo… splendente come il sole!

L’Arancione… dipinge l’alba ed il tramonto…

E come ogni giorno nasce con l’alba e muore con il tramonto, così faccio io che nasco e muoio, ma per nascere ancora, nonostante tutto… e nonostante tutti…

Fino in fondo, fino all’ultimo respiro… MAI ARRENDERSI

 Il sito personale del colonnello Carlo Calcagni

“I AM, io sono il colonnello”, film sulla vita del colonnello Carlo Calcagni


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Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…