«Non è parlando degli altri, ma guardando in se stessi che si può incontrare la Verità. Ogni cammino che non conduca alla solitudine o non inizi da essa è deviazione, errore, perdita di tempo»

(Emil Cioran)

È per questo che i grandi errori, così come le grandi soddisfazioni, vanno taciute.

Nessuno dei miei alunni vedrà mai un suo sbaglio corretto con un segnaccio rosso, così come

non mi sentirà dire apertamente quanto sia eccellente.

Avrà una stellina verde accanto ad ogni sbaglio, perché possa notarlo ma capirlo da sé, pur sapendo che io ci sono, in silenzio. Ed avrà un’insegnante che ogni giorno gli chiederà una fatica in più per conquistarla, perché sempre nel silenzio lei si fida di lui e ci sta contando. Da lui anche lei sta imparando e si sta ristrutturando.

Solo quando capirò che il suo saper fare sarà diventato ciò che è giusto, quando sarà diventato saper essere, parlerò: «Possedevi eccellenza, ora eccellente sei. Sei una grande persona, dall’inizio alla fine, con tutte le tue stelline».

E lui risponderà: «Lo sapeva dall’inizio e non me lo ha detto. Mi ha lasciato fare ed ha avuto il coraggio di rischiare che io la deludessi terribilmente; chissà quante volte l’ho delusa e non me lo ha detto! Io, però, ho scelto di fare, perché avevo capito che il suo premio era la sua presenza silenziosa e costante. Oggi, con queste parole, non mi ha premiato, ma mi ha confermato di avermi reso uomo. Grazie».

E ci ho pensato di dover cambiare mestiere, l’ho anche scritto in forma social che avrei raccolto funghi, ma io non cambierò mestiere, né disconoscerò mai i miei di maestri, quelli che me lo hanno insegnato e continuano a farlo ogni giorno: la fatica che mi costa da sempre ogni anima, in una classe o nella vita, ogni sconfitta, riserva poi il segreto. Batti cinque!

Non ci sono racconti più seri di quelli che narrano scene di vita vissuta. È questa la mia missione, anche se non posso salvare il mondo intero dal momento che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Io ho una missione e anche quando è una croce, dalla croce non si scende.

Tutto il cuore che ci metto, tutto il cuore che mi distruggo, tutto il cuore che mi riempio: da qui ad Oltre. Da Oltre, ad OltreVerso.

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FontePhotocredits: pixabay liberamente reinterpretato da Acca
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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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