«Non bisogna giudicare il buon Dio da questo mondo perché uno schizzo che gli è venuto male”

(Vincent Van Gogh)

Quando lEntità Sovrana disegna lo fa con una matita magica: il tratto è invisibile, tanto che Antoine de Saint Exupery aveva pensato di darci le istruzioni dicendoci che lessenziale è invisibile agli occhi e non si vede bene che col cuore.

Lui, a ben vedere, ci ha dato un consiglio e qualcuno di noi lo ha colto, cadendo così in una trappola, un coltello a doppio taglio la cui lama, quella che a volte chi ci abbraccia ci punta verso la schiena, è senzaltro la parte meglio affilata.

Vi penso quasi trasalire, de Saint Exupery ci ha teso una trappola? Myriam, cambia spacciatore!

E io, invece, che sono abitudinaria, mantengo le stesse droghe e cerco di spiegarmi: quando lEntità Sovrana disegna, lo fa non solo con matita invisibile, ma con mano Maestra. La Sua ispirazione nasconde sempre un motivo, e quel motivo si rivela sempre giusto. Eduardo De Filippo lo aveva tradotto a modo suo, con la manina in alto a pendolo, infatti, diceva: E chi ti dice che sia una sventura?”.

Bene, non ce lo dice nessuno, in effetti, che i disegni in apparenza peggiori siano disgrazie: esiste sempre la possibilità che ci stiamo salvando da un dirupo inimmaginabile in quel momento, che prima o poi si svelerà, ma… e c’è un ma… quando il Maestro iniziò il Suo progetto commise unimprudenza e tracciò le linee della Sua opera darte più grande: il bipede. Ah no, scusate, devo essere più rispettosa: uomo, lo ha chiamato uomo.

A Sua immagine e Somiglianza lo disegnò, ma forse per evitare di pararci la peggior figura, o forse per eccesso di fiducia (i saggi diranno misericordia), gli dipinse anche un accessorio non da poco. In mezzo a tutti gli optional, lo dotò del libero arbitrio, affidandogli così la più tremenda delle armi.

Certo, gli aveva dato anche cuore e raziocinio, ma si sa, chi è libero, lo è anche quando deve scegliere quali mezzi usare fra quelli a disposizione o, quantomeno, scegliere lordine di priorità.

È per questo che de Saint Exupery avrebbe fatto meglio a star zitto: quando un bipede usa cuore e raziocinio in anticipo, riesce a intravedere in anticipo i tratti invisibili del disegno a lui riservato e, per buona norma e regola, ci conta. Ci conta perché ha fede anche in quello che non vede, anzi, di più perché non lo vede.

Ed ecco che arriva luomo, quello del libero arbitrio: se ne infischia, non è un suo problema, prende il disegno abbozzato per il suo prossimo e cosa fa? Mette fuori dalla tasca gli armamenti e, sapientemente (perché il raziocinio ad usum delphini ce lha), prende il pezzo che più può farlo assomigliare al Maestro. La superbia la fa da padrona…

Il Maestro disegna, il bipede prende la gomma e cancella. Ecco, il prossimo è morto, colpito e affondato, sepolto. E nessuno paga, perché la gomma, alla fine, nasconde. Non lascia traccia. Uccide senza sangue. Salva tutti, salvo le vittime.

Ecco, quelle vittime, senza le dritte di de Saint Exupery, almeno sarebbero morte una volta sola: il disegno non lo avrebbero visto e pur dovendo patire lo sferrato colpo della lancia nel costato, non avrebbero assaggiato anche corona di spine e chiodi.

Uno sconto di pena, Antoine.

Non possiamo salvarci dalluomo, ma potevamo salvarci dal vedere, senza per forza doverci sentire questuanti oggi: coloro che striscerebbero per non vedere ciò che sta dietro a quello che vedono, non sentire ciò che sta dietro a quello che sentono, che striscerebbero per il superbo dono della stupidità.


FontePhoto by KOBU Agency on Unsplash
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Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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