«Come è nobile chi, col cuore triste, vuol cantare ugualmente un canto felice, tra cuori felici»

(Kahlil Gibran)

 Caro lettore, adorata lettrice,

diciamo che il caffè è odierno è la diretta prosecuzione di quello di domenica scorsa. Ricorderai, ci siamo mossi dalle parole di Danilo Dolci, colui che, assieme ad Aldo Capitini e Lanza del Vasto, è ricordato come il Gandhi italiano.

Ci esortava Danilo: «Ciascuno cresce solo se sognato». Ebbene, un attimo dopo aver pubblicato lo scorso caffè, una cara lettrice mi mandava la foto che oggi ci fa da copertina. Vi campeggiano le parole su cui invito la tua attenzione: La città cresce solo se sognata.

E ho pensato: è proprio vero! Non crescono mai gli uomini da soli né le donne. Cresce la città. Cresce, nella misura in cui gli uomini e le donne crescono e la sognano.

Enzo Biagi, con il suo ben noto senso dello humour, stigmatizza: «L’uomo, qualche volta, è come le scimmie: ha il gusto dell’imitazione». Ebbene, penso che la sua puntura non debba necessariamente essere letta come una stilettata. Potrebbe piuttosto suonare come un invito, un avvertimento. Quasi a dire: se vuoi che gli uomini facciano il bene, fai il bene anche tu; se vuoi che siano migliori, sii tu migliore; se vuoi che la città cambi, cambiala tu per primo. Perché gli uomini talvolta sono come le scimmie: hanno il coraggio, l’intelligenza e l’umiltà di imitare le pratiche buone. Ed è così che cresce la città.

Certo, non è semplice. E ti può capitare di vivere una, due, tre generazioni nello stesso posto senza poterne apprezzare un palese cambiamento. Si sa, gli atteggiamenti, le mentalità, i comportamenti sono duri a morire e spesso si rendono visibili solo nel lunghissimo periodo. Ma succede un po’ come con un chicco: lo si semina in autunno e poi scompare. Arriva la pioggia, il gelo, la neve, la morte apparente. Finché non arriva il tempo del fiore e del frutto.

Lo dice a modo suo anche Camilleri: «Il sapere chi ce l’ha, lo deve seminare come si semina il grano. Buttarlo sulla terra, sugli uomini… spenderlo. Il sapere non deve essere un élite. Il sapere deve essere l’uso quotidiano nostro. Il giorno in cui questo avverrà saremo veramente uomini sulla terra».

Credo che quel che il padre di Montalbano dice del sapere noi lo si possa intendere anche del bello, del giusto, del vero, del buono. Seminiamo scelte belle, pronunciamo parole vere, spargiamo azioni buone e giuste: qualcosa ne nascerà. E sarà un sole.

Caro lettore, adorata lettrice,

mentre sorseggi il tuo caffè, voglio ripetertelo ancora, questa volta con le parole di Mario Rigoni Stern: «Leggete, studiate, e lavorate sempre con etica e con passione; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli per giusta causa, difendete la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto».

O magari rimpiangeremo la città che non abbiamo sognato.

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FontePhotocredits: Daniela Di Bari con libera reintepretazione di Myriam Acca Massarelli
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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