Non c’è nulla di perso che non si possa ritrovare

Un’esperienza comune che può attanagliare ogni persona è sperimentare il tradimento. La parola tradire, dal latino, significa consegnare. Oltre al termine tradimento, il verbo tradere, porta la stessa radice del termine tradizione. Ogni generazione, infatti, ha il compito di portare avanti gli insegnamenti ricevuti, di comprendere il senso delle tradizioni; è interessante che in quel termine, tradizione, può esserci già la radice del tradimento. In termini di tenerezza, bontà, amore e affetto si consegna non qualcosa, ma il proprio sé, perciò il tradimento è gravissimo, poiché si consegna ciò che è unico ad altri.

Tutto si fonda sulla fiducia, in spirito di comprensione. Sappiamo però che, non di rado, non si custodisce ciò che si vive, semplicemente perché non lo si comprende fino in fondo. Ogni tradimento, dalla fiducia agli affetti, è sempre adulterio (ad alterum ire), cioè prendere un’altra strada, certamente sbagliata. È per questo che ci si sente traditi, perché si è consegnato ad altri qualcosa di sé stessi.

Eppure, nel termine amore, etimologicamente esiste la parola morte (morsmortis). L’amore vero sarebbe assenza di morte, ma spesso è, o può diventare, un’esperienza fatta di grandi sofferenze.

Un grande vescovo, Tonino Bello, diceva che “l’infinito del verbo amare è perdonare”. Si comprende così che la forza più grande dell’amore, dinanzi alla fragilità o all’incomprensione umana, è proprio il perdono che è farmaco e custodia di ogni ferita.

L’esperienza della bruttura che deturpa la bellezza, della menzogna che oscura la verità, della cattiveria che accoltella la bontà, non ha l’ultima parola sull’amore che, anche trafitto a morte, risorge con la forza del perdono.

Ora, perdonare non è assumere un atteggiamento stupido o far finta che nulla sia accaduto, ma ravvivare il fuoco sotto la cenere, abbracciare l’altro entrando in una comprensione umanamente incomprensibile, non fermarsi alle emozioni o alle sensazioni, ma, più di ogni altra cosa, non permettere al male di concludere il romanzo di un bene, il canto di luce con il buio o di un seme crepato, senza farlo rinascere in spiga.

Perdono, letteralmente, significa dono per, è sempre gratuito, non meritato. Il perdono è amore puro, non apparente, ma torchiato dalla sofferenza e dall’incomprensione, in grado di produrre quel vino dall’ebrezza limpida che nessun cattivo aceto può nascondere.

Non c’è nulla di perso che non si possa ritrovare, di morto che non possa risorgere, se con umiltà si ama perdonando e si perdona amando. L’ultima parola è l’amore, l’unica verità che tutto ritrova e nulla distrugge con la forza del perdono.