Vincenza e Patty…

Una più bella dell’altra, nel loro intenso candore. Donne angelicate, in abito da sposa. La carrozzina non le diminuisce. E sembra quasi staccarle da terra, elevarle, il più recente shooting fotografico loro dedicato. Il corpo si fa leggero. Leggi l’emozione del volo. Nato dall’abbraccio di Sabrina Altamura, regista di questa magia.

Ma che succede nella vita di Vincenza e Patty? Si coniugano tra loro, alla presenza di una testimone d’eccezione? Neanche per sogno! Sono ottime amiche e compagne di viaggio, e tali rimarranno grazie alla comune passione per la moda. Lo scoop è questo: nonostante il covid, festeggiano con gioia il loro cammino esistenziale. L’amicizia, si sa, è di sostegno tanto nei percorsi accidentati della vita, quanto sulle passerelle impervie e instabili della ferialità: rende capaci di scalare le montagne. Vincenza e Patty ci credono, ci provano. Insieme.

Con quale sogno di affermazione flirtano? Quale desiderio accarezzano? Quali mete osano?

Sono modelle in carrozzina: testimonial di bellezza inclusiva. Anche nel tempo del distanziamento forzato, quando il green pass sembra l’unico grimaldello che apre alla socialità come allo svago, all’apprendimento come alla manifestazione dei sentimenti, l’amicizia supera qualsiasi passepartout in efficacia. È prossimità affettiva e di scopo.

Ecco che Vincenza e Patty diventano segno e sogno di una civiltà che ha voglia di affermarsi non solo ancheggiando sulle gambe a trampoli. Sono donne del Mezzogiorno, nuovo anche nel femminismo che giustamente desidera la vita in pienezza, e sfida il tabù sessista e lo stigma riveniente dalla diversità. E le fa leggiadre ed eleganti, fasciandole con le trame preziose della relazione amicale che offre loro stabilità e benessere.

Vincenza Dinoia, 28 anni, da dieci soffre di una malattia rara: l’atassia di Friedreich. Le riduce progressivamente il movimento e finanche l’uso della parola. Il male l’ha messa a sedere e le sta impastando la lingua. È accaduto in adolescenza, quando Vincenza, smagliante, nasce alla vita sociale: di allora sono le prime titubanze nello stare in piedi, poi il rallentamento nel dire… Adotta altri linguaggi per manifestare la gioia di vivere. La moda l’avvince e le dona fascino. Da bella che era, è diventata bellissima: brilla di resilienza come l’amica migliore.

Patty Vittore, 44 anni, vittima di un incidente stradale che le ha spezzato le gambe e molti altri sogni, vent’anni fa. Non quello di arrivare a canestro, però, o di fare centro con l’arco, e neppure quello di contestare il livello politico-amministrativo più ipocrita che serpeggi: che le barriere architettoniche ce le ha in testa e non le rimuove per la strada, tanto da costringere ancora oggi Patty a un lockdown di fatto quand’anche il lockdown sia alle spalle. Casa-balcone e basta. O quasi: “Perché le leggi ci sono, anche quelle in favore dei disabili, ma non vengono rispettate, e non c’è chi si attivi per affermarle”. L’effetto è la continua corsa a rivendicare il diritto alla normalità: girare per strada e nei negozi senza incontrare barriere e senza tutor, è il sogno.

Persone diversamente abili e donne in carrozzina: somma di due fragilità, per la mentalità corrente. Speculare e all’opposto, il loro punto di vista. Amiche che hanno assimilato la lezione di don Tonino Bello, secondo cui gli uomini, quindi anche le donne, “sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati”. Un gesto che muta qualsiasi povertà in ricchezza.

Stupefacenti i loro moti di dentro. Meravigliato rimani se leggi anche solo qualche frammento del loro diario dell’anima. Sfavilla di resilienza!

Da quello di Vincenza, affascinata da Andrew Faber: “Ho un debole per quelle persone / che spente le luci, rimangono accese. / Che chiuso un amore, rimangono vive. / Che sciolto il trucco, rimangono vere. / Ho un debole per quelle persone / che quando camminano / e incrociano il tuo sguardo / per un istante, sorridono. / Le adoro”.

Da quello di Patty, che esprime orgoglio, fiducia, tempra ad ogni sillaba: “Vivere non è mai quietismo, e io sono viva. / Se avrò voglia di urlare, lo farò. / Se avrò bisogno di tacere, tacerò. / Ma il mio silenzio non sarà mai resa. / So lottare”.

Quando si dice i volti della bellezza! Non sono mai esteriori soltanto. La resilienza di Vincenza e Patty appartiene all’atelier delle loro virtù migliori. La indossano spesso, la vivono nell’indomita battaglia quotidiana contro il pregiudizio. Le attività amplificano il messaggio di entrambe, e lo riconsegnano al mondo con fascinose accelerazioni comunicative. Per dire che la diversità e la dignità umana costituiscono un brand che crescerà.

Come l’eleganza che manifestano, che “significa bellezza, cura del proprio corpo, amore per la vita… da incrementare”, secondo la proposta di don Tonino Bello. Idem per Vincenza e Patty.

Mi piacciono queste ragazze: ciascuna dotata di carattere, forza e dolcezza, stile, fisicità, spirito. Uniche e speciali insieme. Quante bellezze testimoniano nella stessa persona! Dentro e sulla pelle. Dove l’una porta dei cuoricini tatuati e una rosa dei venti altrettanto indelebile. Che soffi leggera, mite, la brezza della loro affinità. E sia tempesta su chi prova a insidiarne la solidità.


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Renato Brucoli (Terlizzi, 1954) è editore e giornalista pubblicista.Attivo in ambito ecclesiale, ha collaborato con don Tonino Bello dirigendo il settimanale d’informazione religiosa della diocesi di Molfetta e il Settore emerge della Caritas, in coincidenza con il primo e secondo esodo dall’Albania in Italia (marzo-agosto 1991) e per alcune microrealizzazioni di ambito sanitario nel “Paese delle Aquile”.Nella sfera civile ha espresso particolare attenzione al mancato sviluppo delle periferie urbane e fondato un’associazione politica di cittadinanza attiva. Ha anche operato nella Murgia barese per la demilitarizzazione del territorio. Autore e curatore di saggi biografici su don Tonino Bello e altre personalità del Novecento pugliese, dirige la collana Alfabeti per le Edizioni Messaggero Padova. Direttore responsabile della rivista Tracce, collabora mensilmente con il periodico La Nuova Città. È addetto stampa per l’associazione Accoglienza Senza Confini Terlizzi che favorisce l’ospitalità di minori bielorussi in Italia nel dopo Chernobyl.L’Università Cattolica del Sacro Cuore, per la quale ha pubblicato una collana di Quaderni a carattere pedagogico sul rapporto adulto-adolescente, gli ha conferito la Medaglia d’oro al merito culturale. L’Ordine dei Giornalisti di Puglia gli ha attribuito il Premio “Michele Campione”: nel 2013 per l’inchiesta sul danno ambientale procurato da un’industria di laterizi; nel 2015 per la narrazione della vicenda umana e sportiva di Luca Mazzone, campione del mondo di paraciclismo.