«Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa»

(Yves Congar)

Lo scorso 9 ottobre 2021, papa Francesco, in occasione di un momento di riflessione per l’inizio del percorso sinodale italiano, vissuto nell’aula nuova del Sinodo a Roma, ha tenuto un discorso molto importante, che ha avuto la scopo di  tracciare il cammino sinodale e di offrirne la mens.

Tutto il discorso del Papa può essere riassunto con le parole del teologo francese Yves Congar, il quale scriveva: «Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa».

Il papa, dopo aver ribadito che il protagonista del Sinodo è lo Spirito Santo e che l’assise non è da considerarsi un parlamento o un’indagine di opinioni, si è soffermato sulle tre parole che hanno dato il titolo al cammino sinodale: comunione (intesa come coesione e pienezza interiore), partecipazione (cammino comune di tutti i battezzati in uno stile sinodale) e missione (impegno di apertura verso il mondo contemporaneo). Per un maggior approfondimento di questi concetti, si rimanda al precedente approfondimento: Per una Chiesa sinodale.

Subito dopo, nel suo discorso, il papa ha enunciato tre dei possibili rischi che possono presentarsi: il formalismo, cioè fare del sinodo “un evento straordinario ma di facciata, che cura la forma e non la sostanza”; l’intellettualismo, cioè “far diventare il cammino sinodale una specie di gruppo di studio, con interventi colti ma astratti, staccandosi dai problemi della Chiesa e dalla vita concreta delle comunità sparse per il mondo; e, infine, l’immobilismo, che è la tentazione del “si è sempre fatto così”, per cui è meglio non cambiare le carte in tavola.

Su questo terzo pericolo, così ha incalzato il papa: “Il rischio è che alla fine si adottino soluzioni vecchie per problemi nuovi: un rattoppo di stoffa grezza, che alla fine crea uno strappo peggiore (cfr Mt 9,16)”.

Di contro a questi pericoli, il Papa ha avuto modo di enunciare anche almeno tre delle opportunità che l’assise potrà offrire: la prima è l’incamminarsi “strutturalmente” verso una Chiesa sinodale, dove tutti possano sentirsi a casa; la seconda è l’opportunità di divenire una Chiesa in ascolto; la terza è la convinzione di voler essere una Chiesa della vicinanza.

Alla luce di tutto ciò e a suggello del suo discorso, Papa Francesco non ha fatto altro che pregare il protagonista del Sinodo, che è lo Spirito Santo, usando queste forti parole:

“Vieni, Spirito Santo. Tu che susciti lingue nuove e metti sulle labbra parole di vita, preservaci dal diventare una Chiesa da museo, bella ma muta, con tanto passato e poco avvenire”.


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