“Chiesa e Sinodo sono sinonimi”

(S. Giovanni Crisostomo)

S’intitola “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione” il Documento preparatorio al Sinodo, che coinvolgerà tutta la Chiesa che è in Italia e che sarà aperto solennemente il 9-10 ottobre a Roma e il 17 nelle Chiese particolari, per poi concludersi con l’assise dei vescovi del mondo in Vaticano nel 2023.

Nella giornata di ieri, infatti, la Segreteria generale del Sinodo ha pubblicato tale Documento e un Vademecum per poter indicare le direttrici sulle quali si orienterà il cammino della “Chiesa sinodale” – come ama definire il sinodo la teologa italiana Serena Noceti -.

Tali documenti ovviamente non vogliono essere in nessun modo “un libro di regole, bensì una guida per sostenere gli sforzi di ogni Chiesa locale”.

Alla lettura del Documento è possibile ravvisare cinque elementi fondamentali: lo sfondo, il contesto, lo stile e il metodo, i nuclei tematici e i protagonisti del cammino sinodale.

Innanzitutto lo sfondo: questo primo elemento ci dice che tale sinodo si pone nel solco del Concilio Ecumenico Vaticano II, il quale spingeva la Chiesa tutta ad una riflessione sulla sua missione nel mondo e sul suo  “aggiornamento”.

Ancora una volta il Concilio diviene l’orizzonte a cui guardare affinché la Chiesa si ricordi da dove viene e dove va.

Infatti – si legge nel Documento preparatorio – l’interrogativo di fondo che guiderà il cammino sinodale sarà proprio: “come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale) quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?”.

Secondo elemento: il contesto. Questo sinodo, difatti, avviene in un momento particolare per la società e la Chiesa, quello della pandemia ancora in atto, la quale «ha effettivamente suscitato – come scrive papa Francesco – per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti: ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme» (FT, n. 32).

Accanto a questa grande piaga che ha colpito l’intera umanità, la Chiesa è chiamata a pensare e a ripensarsi anche in un tempo in cui – sempre per citare il papa – “è in atto non un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca”.

Terzo elemento è lo stile e il metodo che tale assise deve avere e che è già nella parola “sinodo”: cioè un cammino che avviene insieme.

Ma per camminare insieme è necessario – aggiungono gli autori del Documento – che la Chiesa si lasci guidare dallo Spirito “a una mentalità veramente sinodale”, una forma mentis che sia rivolta a vivere la comunione, a realizzare la partecipazione e ad aprirsi alla missione.

Sin dai primi secoli, la Chiesa ha preso coscienza che le decisioni prese insieme sono quelle più durature e che anche quando la Chiesa ha maggiormente sottolineato la sua funzione gerarchica, non è mai comunque venuto meno questo modo di procedere; soprattutto quando si è trattato di definire delle verità dogmatiche, i papi hanno voluto consultare i Vescovi per conoscere la fede di tutta la Chiesa, facendo ricorso all’autorità del sensus fidei di tutto il Popolo di Dio, che è «infallibile “in credendo”» (EG, n. 119).

Ovviamente sinodalità non vuol dire – mette in guardia il Documento preparatorio – “l’assunzione all’interno della Chiesa dei dinamismi della democrazia imperniati sul principio di maggioranza”, perché è nel legame fecondo tra il sensus fidei del Popolo di Dio e la funzione di magistero dei Pastori che si realizza il consenso unanime di tutta la Chiesa nella medesima fede, quella che Dei Verbum chiama “la singolare concordanza di spirito tra fedeli e pastori” (DV 10).

Quarto elemento sono i nuclei tematici, sui quali Popolo di Dio (vicini e lontani) e Pastori sono chiamati a discutere. Eccone alcuni: il post-pandemia, la mancanza di fede, la corruzione della Chiesa al suo interno, la sofferenza e la piaga degli abusi, le persecuzioni dei cristiani, il clericalismo diffuso, la rifondazione della vita cristiana ed ecclesiale, il contributo dei giovani, il ruolo delle donne, la secolarizzazione, l’integralismo religioso, l’unità nella diversità.

Quinto elemento: i protagonisti del cammino sinodale. Per comprendere questo punto, basta guardare il logo del Sinodo, realizzato dall’autrice Isabelle de Senilhes, e che presenta tutto il popolo di Dio, un popolo non statico, ma in movimento e soprattutto nel movimento di camminare insieme.

Le 15 sagome riassumono tutta l’umanità nella sua diversità di situazioni di vita, di generazioni e origini. Come è possibile vedere, non c’è gerarchia tra queste persone. Sono tutte sullo stesso piano: giovani, vecchi, uomini, donne, adolescenti, bambini, laici, religiosi, genitori, coppie, single, disabili; in più il vescovo e la suora non sono davanti a loro, ma tra di loro. I bambini e poi gli adolescenti aprono loro il cammino, in riferimento a queste parole di Gesù nel Vangelo: ” Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25).

Tutti, inoltre, sono protagonisti sotto l’ombra di un Albero della Vita, un grande albero maestoso che raggiunge il cielo. Segno di profonda vitalità e speranza, esprime la croce di Cristo. Porta l’Eucaristia, che brilla come il sole. I rami orizzontali aperti come mani o ali suggeriscono, allo stesso tempo, lo Spirito Santo.

A conclusione di questa sintesi del Documento preparatorio al Sinodo della Chiesa italiana, con papa Francesco auspichiamo che lo scopo di tale cammino sinodale sia veramente non la produzione di fogli o documenti che non leggerà quasi nessuno, ma la volontà di «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani».


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Nicola Montereale è nato a Trani (BA) il 1 Febbraio 1994 e vive ad Andria. Ha conseguito la maturità classica presso Liceo Classico “Carlo Troia” di Andria, e negli anni 2007-2010 è stato alunno presso il Seminario Diocesano. Attualmente studia presso l’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta. Inoltre, è autore di un saggio di ricerca, pubblicato nel 2013 e intitolato “Divinità nella Storia, Dio nella Vita”.

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